Atlantide: recensione del film di Yuri Ancarani

Atlantide: trama

Atlantide, film di Yuri Ancarani, presentato nella selezione ufficiale di Orizzonti alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia, ha per protagonista Daniele, giovane ragazzo che vive a Sant’Erasmo. È un individuo solitario ed emarginato dai suoi coetanei, la cui passione e ossessione è il barchino con cui sfreccia sull’acqua della laguna di Venezia.

Nel tentativo di primeggiare sugli altri suoi coetanei, si ritroverà a pagare le drammatiche conseguenze delle sue scelte.

Atlantide

Atlantide: recensione e interpretazione

Per comprendere e apprezzare un film come Atlantide, bisogna sempre tenere a mente chi è Yuri Ancarani. Video artist ravennate che ha esposto in Italia, Stati Uniti, Albania e Repubblica Ceca. È soprattutto un autore che mescola cinema documentario e arte contemporanea e che, se volessimo inserirlo in una categoria del cinema italiano, si troverebbe affine a quegli autori come Alice Rohrwacher o Matteo Garrone che lavorano mescolando la finzione al documentario.

In realtà si tratta di un autore impossibile da classificare, artefice di un cinema così personale e insolito che sforzarsi di inserirlo in una categoria sarebbe intellettualmente disonesto.

Atlantide

Atlantide è un film che nasce senza sceneggiatura, le cui riprese si sono svolte nell’arco di quattro anni, catturando scene di vita reale di un gruppo di ragazzi nella laguna di Venezia. Questa scelta, così particolare, è chiaramente una dichiarazione autoriale e porta con sé tutta una serie di conseguenze estetiche precise e personali. I dialoghi in veneziano tra i protagonisti rappresentano spaccati di vita che Ancarani si limita a riprendere, seguendo il modello di Alberto Grifi e Massimo Sarchielli in Anna (1975); allo stesso tempo, Ancarani non nasconde nemmeno quegli elementi che farebbero crollare l’illusione filmica: addirittura in una scena il personaggio di Maila dice chiaramente che quello che stanno facendo è un film.

Nei momenti più lenti, quelli in cui il film si ferma e ci mostra la noia e l’inazione della quotidianità, si rifanno idealmente a tanto cinema di Michelangelo Antonioni, che lo stesso Ancarani ha confermato essere una delle sue principali ispirazioni.

Il film diventa la realtà e viceversa. Quello di Yuri Ancarani non è un film che lavora sull’intreccio narrativo, si limita a mostrare gli spaccati di vita di questi ragazzi che vivono le loro giornate organizzando gare di velocità sui barchini nella laguna veneziana. A interessare al film è soprattutto il personaggio di Daniele (Daniele Barison), solitario e introverso, che vive con l’obbiettivo di vincere contro gli altri ragazzi della laguna.

Atlantide

Alla fine di tutto, quello che emerge è il ritratto di individui che nello sforzo di primeggiare sugli altri, perdono di vista cosa conta veramente e ne pagano le conseguenze. Lo stesso Ancarani ha affermato di aver voluto raccontare una generazione che fatica a individuare i propri valori, dove il tentativo di farsi accettare passa attraverso riti di passaggio e di iniziazione maschile finalizzati a mostrare la propria forza a discapito di chi sé veramente.

Si può leggere anche una riflessione di genere, legata alla percezione socioculturale che si ha della mascolinità, in un periodo in cui si cerca di abbandonare concezioni tipiche del passato. Il personaggio di Daniele può così essere letto come un ragazzo che tenta di conformarsi a un ideale maschile, sacrificando chi è veramente.

Un altro aspetto che racconta il film è il desiderio di apparire, che aleggia per tutta la durata dell’opera e diventa una trappola per il protagonista. Atlantide racconta proprio il mondo dell’apparenza, l’ossessione di voler essere notati, così come le imponenti navi da crociera passano nella laguna davanti agli occhi dei giovani ragazzi – in una delle inquadrature più belle dell’intero film – e rappresentano proprio questo desiderio irraggiungibile di primeggiare.

Atlantide

Atlantide: una profonda ricerca estetica

Come si diceva, Atlantide è un film più vicino al documentario che al film di finzione.

È quindi un film interessato principalmente a mostrare, ad utilizzare le immagini come veicolo di informazioni. Yuri Ancarani lavora proprio sulle immagini – alcune scelte visive ricordano le opere del principale documentarista italiano contemporaneo, Gianfranco Rosi – e sul rapporto che le immagini instaurano con la colonna sonora, curata dal rapper Sick Luke.

Ma in realtà i dialoghi che si possono individuare con altri autori sono molteplici. Alcune scelte di regia e alcuni contrasti cromatici ricordano i film dei fratelli D’Innocenzo (ricordiamo che a breve il loro ultimo film, America Latina, sarà nelle sale).

Ma c’è anche Gaspar Noé, tra le sfumature di una Venezia pirotecnica e allucinogena. L’ultima parte del film, lenta e ipnotica, concentrata solo sull’immagine e sul suono, non è troppo lontana da alcuni momenti di Enter the Void.

Atlantide si presenta così come un film estremamente personale e con un’idea autoriale precisa, ma che riesce a parlare ai modelli diversi e lontani tra loro e che merita quindi di essere recuperato.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
interpretazioni
emozioni

SOMMARIO

Atlantide è un film a metà tra il documentario e la finzione, che tramite una grande cura visiva ed estetica racconta un gruppo di individui alla deriva e in cerca di nuovi valori.
Lorenzo Sascor
Lorenzo Sascor
Laureato in DAMS, amante del cinema in ogni sua forma, dai classici hollywoodiani al neorealismo, dalla Nouvelle vague ai blockbuster contemporanei. In particolare, amo studiare i rapporti tra il cinema e i cambiamenti sociali e tra il cinema e i nuovi media.

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