L’abbazia di Northanger (2007) è un adattamento televisivo britannico diretto da Jon Jones, scritto da Andrew Davies e disponibile su Prime Video. È ispirato al celebre romanzo di Jane Austen del 1803 pubblicato postumo, dopo la morte della scrittrice.
La trama, alquanto semplice, si pone come parodia del romanzo sentimentale e di quello gotico, molto in voga a quei tempi.
Film da vedere quando si ha voglia di leggerezza, che non è “superficialità, ma planare dall’alto sopra le cose, non avere macigni sul cuore” (diceva Calvino).
L’abbazia di Northanger – Trama
Catherine Morland (Felicity Jones – La teoria del tutto, The Brutalist) è una ragazza pura e ingenua di diciassette anni. Vive in campagna con una famiglia numerosa che ama moltissimo e con una forte passione per la lettura di romanzi gotici (inseparabile da I misteri di Udolpho della Radcliffe).
Un giorno, viene invitata da amici di famiglia, i coniugi Allen, a trascorrere un periodo di vacanza nella città di Bath. Qui, la giovane, incontra per la prima volta una società fatta di apparenze, finti sentimentalismi, venalità e gerarchie sociali.
Estranea e impreparata al nuovo mondo appena conosciuto, si ritrova contesa tra due famiglie: i Thorpe, arrivisti e menzogneri, e i Tilney, ricchi e abbienti, con una strana reputazione.
Una piccola menzogna condurrà Catherine presso l’Abbazia di Northanger, proprietà dei Tinley e verso l’amore per Henry (J.J. Feild). Il luogo, tuttavia, si presta bene alle fantasticherie e ai desideri romanzeschi della giovane, che, nonostante alcune difficoltà, malintesi e delusioni, avrà comunque il suo lieto fine.

L’abbazia di Northanger – Recensione
Catherine è un’anti-eroina, elevata leggermente ad eroica avventuriera solo durante le sue fantasiose indagini all’interno dell’abbazia. Sospetta del generale Tilney (Liam Cunningham – Demeter, Il Trono di Spade) convinta che possa essere il papabile assassino della moglie. Non sarà così, ma comunque viene mostrata l’altra causa di una “morte viva”: l’anima gelida e arida di un uomo ancorato alla classe sociale, attaccato al denaro solo per godere di uno status di cui non gode fino in fondo. Infognato nell’ossessione del risparmio e lontano dai semplici piaceri del quotidiano.
Anche gli altri personaggi non sono puramente malvagi o particolarmente complessi. Nella loro semplicità possono essere buoni, in quanto persone, e risultare simpatiche o antipatiche, nelle loro azioni. Isabella Thorpe (Carey Mulligan – Suffragette, Wildlife, Una donna promettente, Maestro, Non lasciarmi, La nave sepolta e Mudbound) è indirizzata solo verso i propri interessi e all’euforia nel poterli appagare. A sua volta, il Capitano Tilney (Mark Dymond) la consuma per una sola notte, per soddisfare la sua libido e mantenere la sua fama di seduttore.

Henry Tilney, l’amore di Catherine, si mostra fin da subito accogliente, ironico e con un’intelligenza splendidamente sottile. È arguto, ma anche impaurito dal freddo padre e inizialmente permaloso (il giusto). È l’unico personaggio, insieme a Catherine, a mettere in atto una rivoluzione, una crescita, la cosiddetta “evoluzione del personaggio”.
In realtà, più che evolversi, compie attivamente un ritorno inevitabile a quella che è la sua vera natura, un gentiluomo che ama oltre le sovrastrutture sociali, oltre la classe, umile, non gretto. Stesso discorso vale per la protagonista. Ritorna in campagna, libera, come all’inizio, ma con qualcosa in più: l’esperienza.
È una storia leggera con personaggi leggeri, non banali. Anzi. È proprio quella scorrevole rappresentazione a renderli così dannatamente attuali, sia nei comportamenti che nel portamento, sia nel prototipo di essere umano di cui si fanno portavoce.
Il confronto con le altre opere di Jane Austen
La Catherine della Austen ricorda molto la Pamela di Richardson, soprattutto nella virtù del carattere, nella modesta condizione economica in cui versa e nel lieto fine romantico. In entrambi i romanzi l’amore tra i protagonisti viene coronato dalle nozze e dall’unione di classi sociali differenti.
Le tematiche in L’abbazia di Northanger sono le stesse presenti anche nelle altre opere di Jane Austen. Matrimoni, balli, serate a teatro, passeggiate nelle brughiere inglesi, eredità, caste. Si assomigliano, con alcune differenze, anche le protagoniste femminili. Emma è più maliziosa, civettuola, ma diventa una donna matura. Elisabeth di Orgoglio e Pregiudizio è sveglia, brillante, libera.

Catherine le ricorda entrambe. Tutte hanno una freschezza d’animo ed estetica. Sono belle, ma come le bellezze normali, acqua e sapone, senza artifizi. Sono belle anche sudate, sporche o bagnate dalla pioggia. Persino i loro partners maschili hanno moltissime similitudini (Henry e Darcy). Che rinuncino o meno alle loro ricchezze per amore, i personaggi principali sono tutti puri e buoni di cuore.
Cambia poco la natura umana dall’800 ad oggi. Ecco perché sono infiniti gli adattamenti cinematografici e televisivi sull’universo austeniano. Peccato che l’autrice abbia avuto una vita molto diversa dalle storie delle sue eroine.

Conclusioni
L’abbazia di Northanger rientra tra i tanti adattamenti di una delle opere più note di Jane Austen. Considerata “minore” rispetto alle altre della scrittrice, è, al contrario, uno spaccato di vita ottocentesca, un elogio alla normalità. Mostra con ironia e tratti di comicità le fantasie di una giovane ragazza di campagna che sogna, semplicemente, come farebbe chiunque alla sua età. Se ancora oggi non passa mai di moda, è perché, alla fine del film (o del romanzo) viene spontaneo dirsi: che male c’è ad essere leggeri una volta ogni tanto?!
