martedì, 19 Ottobre, 2021

Una donna promettente, recensione del film di Emerald Fennell

A quattro anni di distanza dal movimento Me Too, Emerald Fennel vuole tirare le somme all’interno di una discussione ancora aperta e alzare la posta in gioco in un modo che, decisamente, non passa inosservato. Sviluppando una sua sceneggiatura comparsa nella blacklist 2018, Una donna promettente racconta la storia di Cassie, una giovane donna che trascorre le giornate lavorando svogliatamente in un bar della sua città. Sarà la comparsa di Ryan (Bo Burnham), un suo vecchio compagno dell’università di medicina da sempre innamorato di lei, a comunicarle una notizia che diverrà la scintilla del suo desiderio di vendetta.

Una donna promettente

Giustizia per una donna promettente

Dopo aver abbandonato gli studi in circostanze misteriose, Cassie, interpretata da Carey Mulligan, si è trasferita di nuovo dai suoi genitori. Una tipica coppia da sobborgo provinciale (nella quale figura Jennifer Coolidge)  che trasmette un amore d’altri tempi ma soprattutto una grande preoccupazione per la figlia che, all’alba dei sui 30 anni, sembra essere bloccata in un limbo temporale senza fine e con una vita inconcludente. La sua vita si è spogliata di ogni ambizione, riempiendola unicamente con il ricordo di Nina, una sua amica d’infanzia e compagna d’università, e ciò che era stato fatto a “una donna promettente” come lei.

Cassie alterna le sue giornate di ordinaria follia a una missione personale. Una volta a settimana si veste elegante e raggiunge uno dei club della città. Quando i gruppi ammassati alla ricerca del divertimento sono sulla via di casa, Cassie è ancora lì, ubriaca o almeno apparentemente, in attesa di colui che la accompagnerà a casa propria nel nobile intento di “aiutarla”. Solo al momento giusto, Cassie si risveglia dal torpore avvolta dalle braccia del suo soccorritore, messo ora di fronte all’idea di ciò che avrebbe voluto farle.

Una donna promettente

Un thriller tinto di romanticismo

Già regista e sceneggiatrice di Killing Eve sostituendo Phoebe Waller-Bridge e interprete di Camilla dalla terza stagione di The Crown, Emerald Fennell dirige una commedia romantica che improvvisamente si traveste da thriller. Una storia d’amore fa da retroscena a un’imponente missione di riscatto, orchestrata dal desiderio di riscoprire la forza della propria voce e delle proprie azioni in nome di una verità calpestata.

Emerald Fennell fa buon uso della fiducia accordatale dalla LuckyChap Entertainement, casa di produzione di Margot Robbie, per dirigere una Carey Mulligan come non si era mai vista, divisa tra un’immagine candida, acconciature anni Novanta e vestiti da infermiera. Fredda, irriverente, passionale, emotiva, centro del ciclone dei sentimenti che scandiscono il ritmo della vicenda.

Presentato al Sundance Film Festival 2020 e candidato a cinque Oscar, tra cui miglior film, miglior regia, miglior attrice e miglior sceneggiatura, Una donna promettente trasuda il tono di una regista che non vuole sprecare neanche un centimetro di pellicola. La macchina da presa si muove lentamente, cogliendo ogni dettaglio e lasciando il tempo allo spettatore di creare in sé il dubbio e la suspense necessari a spezzare ogni aspettativa. Il tempo si dilata a un punto tale da diventare straziante e l’occhio della macchina raccoglie a sé ogni goccia del dolore di cui è intriso il sistema maschilista che osserva e lo getta oltre lo schermo.

Una donna promettente

L’emozione come vera protagonista

In Una donna promettente il genere maschile abbandona il suo ruolo da protagonista per diventare il leitmotiv della storia. Grazie alla presenza di numerosi attori non protagonisti, tra cui spiccano Max Greenfield di New Girl e Christopher Mintz-Plasse di Cattivi vicini, Cassie può trovare sollievo al suo senso di colpa e compiere la missione che riconosce come suo dovere più profondo: fare giustizia.

Se la storia di cui Una donna promettente vuole farsi carico imprime alla pellicola un forte realismo e una contemporaneità culturale, ciò non termina nella sola narrazione. Emerald Fennell divide per compartimenti stagni ogni viaggio della protagonista per poi riunirli in un finale dall’impatto sorprendente. Nonostante questo, sono le emozioni il pilastro su cui si basa la realtà della pellicola. Allontanandosi da una timeline sentimentale da film classico, che vuole vedere l’eroe intrepido conoscere con il tempo se stesso per poi terminare in un pathos glorioso alla Bravehearth, Una donna promettente rimescola le carte in tavola a ogni battito di ciglia. Come nella quotidianità, ansia, certezza, amore e odio si fondono in un unicum indistinto che genera una tale potenza da rendere ogni stacco un sollievo momentaneo.

Alla sua prima comparsa dietro una cinepresa nel mondo cinematografico, in Una donna promettente Emerald Fennell mette in scena una storia di riscatto che vuole innalzarsi a simbolo di una sopportazione senza tempo, di grido di battaglia in nome di ogni Cassie che ha dovuto scuotere con il suo stesso sangue quegli ostacoli che la separavano dal traguardo.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SINOSSI

Il film analizza a un livello profondo e con estrema intelligenza l'oppressione sistemica e la cultura patriarcale che ostacola in ogni modo la vita di Cassie, sprigionando un'emotività travolgente e a tratti soffocante.
Lorenzo Sangermano
Laureato in scienze filosofiche, ho una passione per Calvino, Paul Thomas Anderson, Meryl Streep e i film horror psicologici. Cerco sempre la complessità, che sia in un teen drama o in una pellicola d’autore.

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