lunedì, 19 Aprile, 2021
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Suffragette

Londra, 1912: gli autobus a motore rotolano sui ciottoli, poi un mattone vola, la vetrina di un negozio si frantuma e con un grido “Voto alle donne!” inizia Suffragette diretto da Sarah Gavron che spazza via la polvere dalla storia in un coinvolgente dramma guidato dalle donne con un elemento di thriller politico e una rilevanza contemporanea stimolante per uomini e donne allo stesso modo. Passando da una trama scricchiolante a un finale angosciante, il film si propone si raccontare la storia del movimento per il suffragio femminile britannico ed è una visione cinematografica piuttosto rivelatrice della misoginia di un secolo fa.

Suffragette

Ci sono eventi e persone reali nella narrazione. C’è la storica campagna di disobbedienza civile a sostegno del voto per le donne in Gran Bretagna e ci sono un paio di personaggi della vita reale nel film, in particolare la leader delle suffragette Emmeline Pankhurst e l’attivista Emily Davison, che è morta proprio manifestando per la causa in cui credeva. Ma la regista Gravon e lo sceneggiatore Abi Morgan hanno deciso di dedicare la maggior parte del loro tempo a personaggi di fantasia, in particolare Maud Watts (Carey Mulligan), una lavandaia part-time dall’età di 7 anni, a tempo pieno dall’età di 12 anni, specializzata in colletti, che lavora molte ore al giorno e con una paga inferiore rispetto a quella dei dipendenti uomini al suo fianco. È poco più che ventenne nel 1912, quando il film inizia, è sposata con un figlio piccolo e sembra, a prima vista, un’improbabile ribelle. Eppure Maud – interpretata con tranquilla sicurezza e crescente convinzione da Mulligan – si trasforma da spettatrice ad attivista con un’affascinante precisione emotiva.

Suffragette

Il film rifiuta la trama più convenzionale di finire con una vittoria per le donne, scegliendo invece di evidenziare la lotta. Maud perde tutto nella lotta: la sua casa, suo marito, il suo lavoro e, peggio di tutto, suo figlio. Il film porta alla luce le situazioni precarie che emergono quando alle donne non viene data voce. Le leggi dell’Inghilterra non offrono alcuna via alla giustizia per Maud e per le altre donne maltrattate. In quanto film contemporaneo su uno dei primi movimenti sociali, ha un messaggio chiaro. In tutti i principali movimenti per i diritti civili vi è critica all’illegalità tra gli oppressi. Suffragette mostra donne picchiate e brutalizzate dalla polizia, dai loro mariti e dai loro datori di lavoro. Sebbene possano screditarle in quanto violente o instabili, non hanno altra scelta che infrangere la legge. La legge non ha conforto per loro.

Suffragette

Liberando i suoi personaggi dalla storia, il ritmo di Suffragette è urgente. Le scene di protesta hanno un crudo senso di verità, ma persistono anche momenti più piccoli. Gavron e il suo direttore della fotografia Eduard Grau girano le scene di protesta come se fossero filmati di notizie contemporanee, utilizzando inquadrature strette e una lunga profondità di campo per sminuire l’azione, conferendole una vivace immediatezza che ci trasporta nell’atmosfera del momento. Il film è girato con colori meticolosamente tenui e trame grottamente realiste, mentre eccellenti contributi visivi vengono dalla scenografa Alice Normington e dalla costumista Jane Petrie (che inchioda gli abiti lunghi e i cappelli a tesa larga del movimento, così come il guardaroba quotidiano più banale della classe operaia). E la sceneggiatura ben studiata di Morgan integra dettagli intriganti del periodo, incluso l’allora rivoluzionario uso di telecamere avanzate da parte di Steed per tracciare e identificare le suffragette in scene che sembrano uscite da un thriller di spionaggio dell’era edoardiana, lo sciopero della fame delle donne dietro le sbarre, attentamente coordinato, che ha portato a orribili alimentazioni forzate da parte del personale carcerario.

Suffragette

Suffragette termina con una nota positiva, ricordandoci fino a che punto siamo arrivati grazie a queste donne coraggiose all’inizio del XX secolo. L’attenzione della Gavron è fermamente sulla lotta britannica, anche se il film non lo riconosce mai veramente. Solo alla fine amplia il suo riferimento con una cronologia del suffragio femminile che inizia con la Nuova Zelanda nel 1893 e ci porta nel presente, ricordandoci che il suo argomento non è del tutto risolto.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SINOSSI

La storia del movimento per il suffragio femminile britannico è al centro del film “Suffragette”, una visione cinematografica piuttosto rivelatrice della misoginia di un secolo fa e della lotta di queste donne coraggiose per l'emancipazione.
Maria Rosaria Flotta
Laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul cinema d'animazione. Curiosa, attenta e creativa. Appassionata di cinema, arte e scrittura.

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