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28 anni dopo: fissata la data d’uscita

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Il nuovo film di Danny Boyle, “28 anni dopo“, arriverà sugli schermi il prossimo anno, precisamente in estate, ovvero il 20 giugno 2025. Jodie Comer, Aaron Taylor-Johnson e Ralph Fiennes saranno i protagonisti di questo sequel di “28 Giorni Dopo” e “28 Settimane Dopo”. I dettagli della trama sono ancora mantenuti segreti per la nuova sceneggiatura, scritta da Alex Garland. Farà parte di una prossima trilogia, per la quale Nia DaCosta è in trattative per dirigere il secondo film.

Boyle e Garland sono i produttori, così come il produttore originale Andrew Macdonald e Peter Rice. Bernie Bellew è anche produttore. Cillian Murphy tornerà anche come produttore esecutivo, ma attualmente non è inserito nel cast. “28 Giorni Dopo” è uscito nel 2002 e ha visto Cillian Murphy, all’epoca poco conosciuto, nel ruolo di un corriere in bicicletta che scopre il rilascio di un virus contagioso dopo essersi risvegliato dal coma.

Ralph Fiennes

Che cosa ne pensa Cillian Murphy di questo nuovo sequel di “28 giorni dopo”?

Boyle ha diretto il film, mentre Garland ne aveva scritto la sceneggiatura. Mentre il sequel, “28 Settimane Dopo”, è uscito nel 2007. Cillian Murphy invece, quest’anno ha vinto il premio Oscar come miglior attore protagonista per il film “Oppenheimer“, che ha portato a casa altre sei statuette comprese quella per la miglior regia a Christopher Nolan.

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“Ho sempre detto che mi piacerebbe essere coinvolto perché quel film ha cambiato tutto per me e ho un grande affetto per esso e per quei ragazzi, Alex Garland e Danny Boyle” ha detto Murphy a Variety lo scorso febbraio. “Non guardo mai i miei film, tranne quello. È sempre in onda intorno a Halloween e durante la pandemia la gente mi inviava costantemente clip. E l’ho mostrato ai miei figli. Ed è davvero rimasto attuale, anche se ora ha circa 23 anni. Quindi sono davvero entusiasta che ci riuniremo per fare questo.”

28 anni dopo
Francesco Maggiore
Francesco Maggiore
Cinefilo, sognatore e al tempo stesso pragmatico, ironico e poliedrico verso la settima arte, ma non debordante. Insofferente, ma comunque attento e resistente alla serialità imperante, e avulso dai filtri dall'allineamento critico generale. Il cinema arthouse è la mia religione, ma non la mia prigione.

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