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Millions – Denaro e lutto nella favola di Danny Boyle

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Otto anni dopo Trainspotting e quattro anni prima di The Millionaire, Danny Boyle realizza Millions, anno 2004, dando alle proprie estasi pop, agli effetti visivi animati, alle inquadrature imprevedibili, alla sua UK dannata, uno sfogo da favola natalizia un po’ caustica e un po’ buonista.

Elaborazione di un doppio lutto uno immaginato, ossia l’Inghilterra prossima a lasciare la sterlina per l’euro, uno reale due spigliati fratellini freschi orfani di madre, Millions parabolizza le paure e le ossessioni di grandi e piccini, la solitudine, l’attaccamento al denaro, il condizionamento familiare, l’abbandono, la paura dell’ignoto, il coraggio di un miracolo, la fantasia free-limits dell’infanzia, in un racconto plastico, contrastato, sincopato, a tratti “videoclippato”, come se alla guida del trabiccolo film ci fosse non un adulto ma un bambino da non far annoiare.

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Millions – Trama

E ad altezza piccoli è fissato il punto di vista del film: gli occhi infatti sono quelli di Damian (Alex Etel), che un giorno, tra un trasloco ed un’avventura nei prati vicino alla ferrovia, si ritrova un borsone zeppo di sterline tra le mani, letteralmente piovuto dal cielo.

Il bambino ha una passione sfrenata per i santi di cui ricorda anni di nascita e morte, imprese e caratteristiche, oltre ad avere una natura buona che vuole caparbiamente esercitare nella mai espressa speranza di essere gradito a Dio così da poter rivedere l’amata madre. E dai più nobili detentori di aureole si lascia consigliare su come spendere quel misterioso denaro.

Dialogando con San Francesco, Santa Chiara, San Giuseppe e San Pietro, che gli appaiono tranquillamente nella vita di tutti i giorni, Damian progetta improbabilmente di diventare una novella Madre Teresa, aiutando tutti i poveri del mondo, mentre il fratello maggiore Anthony (Lewis McGibbon), complice nel ritrovamento, non è dello stesso avviso.

Quest’ultimo è dell’avviso di spendere il denaro, investire, preservare, fare affari, fare favori, non restituire a nessun adulto, man che meno allo stato. Ma quando una nuova donna sembra entrare nella vita del padre, quando le elargizioni e le spese di due ragazzini che insieme non arrivano alla maggiore età diventano troppo generose da insospettire, quando, soprattutto, il proprietario del malloppo misterioso vuole riprenderselo ad ogni costo, il piano dei due giovanissimi milionari prende un’altra direzione.

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Millions – Recensione

Il denaro porta guai e se riempie gli occhi e la pancia lascia a secco l’anima: in un’Inghilterra istericamente sotto Natale e sotto pressione per l’immaginifico cambio da sterlina ad euro, Millions in cui due ragazzini col volto pulito e gli occhi svegli giocano a fare i grandi santi o i grandi profani con fasci di quattrini in mano esorcizza questa preoccupazione.

Sono solo soldi, fungono e sono fungibili, possono essere accumulati, passare di mano, volare in cielo, diventare carta da parati o essere bruciati: non possono fare paura. E le banche stesse, dove si cambia il cambiabile prima del game-over della moneta corrente, sono gigantesche sale giochi dove i bambini hanno la meglio.

Il denaro è un lavoro, per adulti o per bambini?

Il mondo di Millions è disattento e semplicistico, non osserva dietro l’inquietudine dei propri ragazzi, la liquida con caramelle, giochi, pacche sulle spalle e il proverbiale “Io lavoro dalla mattina alla sera”. Ma pochi esseri al mondo sono spirituali come i bambini: loro vedono ciò che non c’è ci dice Boyle, i più fortunati sanno che farsene, gli altri sono più confusi, ma inevitabilmente toccati.

La morte li sconvolge ma non hanno i mezzi per affrontarla, perciò la circonducono, come una nave con un’isola, per imparare a raccontarsela come serve a loro.

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© 2004 Twentieth Century Fox Film Corporation. All Rights Reserved. Alex Etel in MILLIONS.

Elaborazione di un lutto reale e di uno immaginario

Così Damian chiede ai suoi santi se tra loro ci sia la madre, se così facendo Dio sarà felice, se la sua mamma sarà contenta, se le potrà parlare un’ultima volta, mentre Anthony si atteggia ad economista, manager, broker, piccolo boss da fumetto nella sua cricca di baby-potenti che gli coprono le spalle, scimmiottando così le soddisfazioni che non ha.

I due da inizio film sognano ognuno i propri desideri e Boyle li disegna nell’aria, li fa comparire, così come compaiono i santi di Damian, l’uomo nero che rivuole il suo, la nuova mamma che potrebbe sostituire quella vera.

Agnellini, cappuccetti e boschi di Hansel e Gretel; specchi per le allodole e prove di Dio; la lotteria della vita che cambia le vite, ma non nel modo in cui si pensa ciò normalmente avvenga.

Favola plastica, sincopata e piena di contrasti

Millions sguscia tra immagini e costruite ad effetto e scene classiche, in un contrasto fotografico di colori forti, agiografici e saturi a volte, scuri e profondi altre volte, come i toni con cui procede l’azione in ogni favola.

Mescola momenti, pensieri, eventi e impressioni personali, il vero con il pensato, come nelle fantasie distorte dei bambini, che servono a dispiegare in pezzi più comprensibili un mondo sull’orlo del cambiamento (l’Europa unita) e già cambiato (la madre morta) di cui non si riconoscono più le coordinate.

Perdita di certezze, spiegazione di miracoli, cambi di registro, e la scoperta di quanto sia difficile fare il bene, di quanto ci si affezioni al bene vero, di quanto ci perseguiti l’errore fatto, se non ammesso.

Nulla di intrinsecamente nuovo, ma il carattere è sempre quello frenetico, eclettico e folkloristico di un Boyle d’annata, che qui non si frena e vomita la sua estetica, parzialmente protetto dalla barriera del simil-racconto per bambini.

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Capitalismo e religiosità in un mondo a prospettiva di bambino

È, invero, degli adulti che si parla, della loro piccolezza, della loro a-spiritualità, della loro mancanza di prospettiva, un a breve termine che non risolve i perché dei più piccoli, quelli innocenti per davvero, perfetti protagonisti di una parabola evangelica.

Ma l’Inghilterra è anche questo, la storia di scismi religiosi, di donne che fanno perdere la testa ai re, di regine stampate sulle banconote nei secoli, di Isola felice e pioniera in molto, specie nella costruzione di mondi a metà tra spirito e carne.

Capitalismo e religiosità in salsa spicciola, ma con guizzi efficaci che si lasciano ricordare, spiegazioni laiche di miracoli, irriverenza verso altri credi, in un anti-fairplay british disordinato e colorato.

Millions – Cast

Casting che vanta un’ottima scelta di visi, costante e meritorio crisma inglese di tutto l’aspetto recitativo.

Davanti alla macchina da presa si susseguono volti angelici, deformi, affidabili e soprattutto comuni: niente plastica, niente somiglianze, niente instagrammabilità per dirla ai nostri giorni.

Tagli di occhi, di nasi, di guance, capelli reali e colori intraducibili, che ci riportano proprio tra le strade inglesi che non sono volute poi restare strade d’Europa, individualiste, altere, fiere come sempre.

Plauso alla coppia di fratelli altamente credibile, spalleggiata da adulti all’altezza del loro non compito.

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Millions vince nel 2005 il premio alla miglior sceneggiatura nei British Indipendent Film Awards ed è uno dei pochi casi in cui un libro fa seguito al film stesso. Durante e dopo la lavorazione dell’opera infatti viene tratto il romanzo “Millions. Due ragazzi. Un sacco di soldi. Un milione di guai” di Frank Cottrell Boyce.

Millions non è l’originalità che ci si voleva aspettare da un autore come Boyle, appaga l’animo natalizio e la tentazione dell’happy end, ma lo fa a modo suo: sguaiato, a tratti acido, scomposto, senza giustificazioni, tranne ogni tanto riportare la barra dritta sullo smarrimento reale del piccolo protagonista, che tanta saggezza e tanta consapevolezza, potrebbe giustamente anche faticare a mandar giù.

Fortuna che Santa Chiara tra una fumata e l’altra ci dispensa perle di vita, e San Giuseppe ci suggerisce in tempo le battute giuste. 

Millions – Trailer

PANORAMICA

Regia
soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Al piccolo Damian piomba dal cielo mentre gioca una borsa piena zeppa di sterline. Col fratello Anthony riuscirà a spenderli per il meglio? Fiaba agrodolce sull'elaborazione del lutto, alla vigilia di un immaginario cambio di moneta inglese, mai avvenuto. Commedia plastica e sincopata, con ottimi volti, ed editing pop, per una lezione sul potere illusorio del denaro, la spiritualità dei bambini e l'ottusità degli adulti.
Pyndaro
Pyndaro
Cosa so fare: osservare, immaginare, collegare, girare l’angolo  Cosa non so fare: smettere di scrivere  Cosa mangio: interpunzioni e tutta l’arte in genere  Cosa amo: i quadri che non cerchiano, e viceversa.  Cosa penso: il cinema gioca con le immagini; io con le parole. Dovevamo incontrarci prima o poi.

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