Vie Privée – valle di lacrime per una commedia gialla e queer

Vie Privée è un film giallo del 2025, scritto e diretto dalla regista francese Rebecca Zlotowski. Il debutto del progetto è avvenuto al 78° Festival del Cinema di Cannes ed è uscito nelle sale italiane lo scorso dicembre. Si tratta di una pellicola che ha ricevuto consenso e approvazione dalla critica internazionale, considerando l’incasso molto umile.

Nel film si esplorano varie tematiche, come l’indipendenza e l’individualità. Talvolta entra in gioco l’amore e in particolare le dinamiche familiari, che spesso, sono le più torbide e controverse. I luoghi delle vicende, oltre alla magnifica Parigi, sono gli spazi nebbiosi della Normandia, che contribuiscono a conferire alla pellicola un’atmosfera misteriosa.

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Vie Privée – Trama

Lilian Steiner (Jodie Foster) è una psichiatra statunitense di grande esperienza, stimata nel suo lavoro e con una vita molto metodica. Vive e lavora a Parigi, dove ha uno studio in cui accoglie i suoi pazienti. La routine della donna subisce un’alterazione con la morte di una delle sue pazienti, Paula Cohen-Solal (Virginie Efira). Secondo le ricostruzioni giudiziarie, si sarebbe trattato di un suicidio. Lilian, però, non è convinta.

Parallelamente, anche dopo un primo confronto con la figlia della paziente defunta, Valérie (Luàna Bajrami), i suoi occhi iniziano a lacrimare senza sosta. La condizione della psichiatra la turba al punto tale da farsi visitare dal suo ex-marito Gabriel (Daniel Auteuil), oculista. Lilian non ha nulla che non va, ma non smette di pensare a quanto è successo a Paula. Decide, dunque, anche con l’aiuto del vecchio compagno, di iniziare un’indagine personale.

La donna presto cede il passo a una certa ossessione, trasformando l’accaduto in un fatto estremamente personale. Si sente sempre più coinvolta a livello emotivo e si rivolge addirittura ad un’ipnotista per ricevere delle risposte. Il viaggio nell’introspezione di Lilian, per scoprire la vera fine diPaula, sbiadisce i confini tra realtà e dimensione interiore dei personaggi. Alla fine della ricerca, la vita privata della psichiatra si avvia verso un cambiamento.

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Vie Privée – Recensione

Vie Privée è una pellicola leggera, che però riesce ad intrattenere lo spettatore. Si parte da un fatto che rompe del tutto l’equilibrio professionale e privato della protagonista. Per poi arrivare ad una risoluzione, che sembra interessare anche la dimensione esterna al mondo lavorativo di Lilian. La donna si lascia quasi travolgere dalla ricerca, non vuole crederci.

L’ipnotista le lascia vedere una dimensione alternativa nelle quale le due donne si amano. L’ex marito di Paula addirittura ritiene che la sua defunta moglie fosse innamorata della psichiatra. Il fatto che queste due realtà si mescolino e quasi combacino, porta Lilian a cadere in una spirale. Questo perché forse c’era qualcosa di più tra le due e lei non aveva mai indagato questi sentimenti. Vuole rimediare cercando di indagare le cause della sua morte. Non si può trattare di un suicidio.

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Da un punto di vista tecnico, i primi piani e i piani medi prevalgono nella narrazione filmica. La fotografia è neutra e fredda, specie negli ambienti interni. L’illuminazione è quasi sempre naturale. Sono molto frequenti le immagini di numero scale a spirale. E’ una simbologia che rimanda alla dimensione hitchcockiana di La donna che visse due volte (1958), uno dei gialli più importanti della storia del cinema. Menzione speciale per alcune gag comiche che ne alleggeriscono il tono.

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L’investigazione interiore

In Vie Privée l’indagine che Lilian conduce è molto più interiore che altro. Se da un lato vuole scoprire in modo ossessivo cosa sia successo alla donna, dall’altro finisce con lo scoprire di più di sé stessa. Ogni passo verso la risoluzione dell’enigma, è un passo verso la conoscenza e l’accettazione della sua persona.

Quando si arriva alla fine del groviglio, anche i rapporto con suo figlio e con l’ex marito iniziano a migliorare. Lilian si confronta con le sue insicurezze e le sue paure. Le attraversa e ci lavora. Ma non sarebbe riuscita ad affrontare questo percorso interiore se non fosse avvenuta la morte di Paula. Se non avesse iniziato ad indagare e a verificare la verità dei fatti, molto probabilmente le cose sarebbero rimaste le stesse.

Il paradosso del lavorare con la psichiatria è che spesso i professionisti sono tanto occupati nell’aiutare i pazienti che smettono di occuparsi di loro stessi. Lilian prende molto a cuore i suoi pazienti, ma Paula un po’ di più e questo l’ha portata a dover fare i conti con un lutto inaspettato. Anche perché necessitava di dimostrare a sé stessa che aveva fatto bene il suo lavoro. Il suicidio come risposta non le avrebbe mai potuto dare pace.

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Conclusioni

Vie Privée è un giallo, che intrattiene lo spettatore e lo confonde. Allo stesso tempo lo diverte, perché c’è del comico in tutta la faccenda. E’ un bel film piacevole da guardare, specie con gli amici il sabato sera. Rebecca Zlotowski è una regista da tenere assolutamente sotto d’occhio.

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PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Emozioni
Interpretazioni

CONCLUSIONI

Un film piacevole da guardare il sabato sera dopo un gioco di società

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