“C’è nulla in quella borsa con i veri nomi di funzionari, agenti della CIA o collaboratori, o qualsiasi informazione che violi l’accordo fra l’Intelligence Agency e il Senato degli Stati Uniti?”

No, signore. In realtà a violare gli accordi, profanare la morale, stuprare l’etica sono proprio loro. Dopo anni trascorsi in un claustrofobico scantinato, Daniel Jones stringe adesso fra le mani sette mila pagine imbrattate di una verità inumana, inammissibile. Ora quell’imbarazzante “report della tortura” non dovrebbe forse raccontare al mondo intero che in nome della salvaguardia nazionale si è umiliato, abusato e ucciso? O meglio lasciarsi imbavagliare e convincersi che la lotta fra buoni e cattivi debba necessariamente prevedere pura brutalità anche da parte dei giusti?  “The Report” è schietto, dedito alla verità, al servizio del reale. Un film urgente, che non intende avvalersi di alcuna superflua divagazione: si tratta della cronaca di un’indagine scrupolosa che richiama all’esercizio della morale la grande democrazia americana.

The Report
Adam Driver interpreta Daniel Jones

“Debilità. Dipendenza. Disperazione”. La formula magica. L’espressione simbolica che fa apparire scientifico, legittimo, e infinitamente necessario, il rito della tortura. Che il potere abbia acquisito esperienza su quali siano i sentieri oscuri su cui procedere indisturbato è noto, ma qui non si è limitato a imboccare clandestine scorciatoie. In questo caso ha deliberatamente scelto di esercitare un metodo imbevuto di bestialità per sopperire alla propria inefficacia. L’autorità regale sotto accusa è la CIA: l’Agency, in seguito all’attacco terroristico dell’11 settembre, con la tacita complicità della Casa Bianca (ricordate il Vice Presidente Dick Cheney, di cui ha vestito i panni Christian Bale in “Vice” di Adam McKay non è vero?), approvò le “tecniche potenziate di interrogatorio” per mettere alle strette i prigionieri sospettati e estorcere informazioni su al-Qaeda.

Privazione del sonno, umiliazioni, simulazioni di annegamento: la chiamano impotenza appresa, un programma di ingegneria inversa. Sevizia, strazio, dolore e morte: è questo il reale metodo del potere. Così si sono annientati uomini e ridotti a brandelli i diritti umani. Senza che nessuno sapesse, senza che questo servisse, semplicemente perché si è nuovamente e colpevolmente creduto che la sopraffazione potesse essere utile. E che in caso contrario l’impotenza del nemico avrebbe comunque potuto rammendare le ferite.

Presentato al Sundance Film Festival 2019, “The Report” è un film scritto e diretto da Scott Z. Burns, per nulla novizio nel narrare il vero e del tutto legato alla cinematografia di Steven Soderbergh (co-produttore di “The Report”). Ha firmato infatti “The Informant!”, “Contagion”, “Effetti collaterali” e il recente “Panama Papers”. Scott Z. Burns richiama lo stile asciutto che era stato di Pakula in “Tutti gli uomini del Presidente”: scenografie essenziali e grande attenzione alle testimonianze e ai fatti. Il regista sceglie di non raccontarci nulla in merito alla vita privata del protagonista, non estorce compassione per i sui personaggi schivando sentimentalismi, non indugia sulla pratica delle torture evitando il clamore. Nell’estrema lucidità ed eccedente freddezza “The Report” sa approfittare sagacemente della lezione impartita dal cinema thriller-politico degli anni ’70, pur riuscendo ad appagare a pieno i doveri di cronaca.

The Report
Annette Bening interpreta la senatrice Dianne Feinstein

“The Report” si muove tra seminterrati e stanze del potere, mostrando l’intenso duello fra il veemente idealismo di un uomo e l’impudenza del sistema, disposto a sacrificare l’etica sull’altare della solidità di Stato. Non fatevi ingannare dalla pacatezza di Daniel Jones (Adam Driver), non è affatto docilità, ma la candida convinzione che ferocia e sopruso non possono essere giustificati, qualsiasi sia l’entità della lotta che si sta combattendo. E non è nemmeno ossessione, solo ostinata voglia di agguantare la giustizia, sebbene te la vogliano sfilare dalle dita. “Non confessare nulla, nega ogni cosa, muovi delle contraccuse. È ciò che stanno facendo” spiegherà alla senatrice Diene Feinstein (Annette Bening), a capo del suo team di inchiesta. L’indagine iniziò nel 2009 e richiese anni di lavoro, anni di intralci, negoziati e censure.

The Report

Daniel Jones non sapeva cosa avrebbe scoperto, non prevedeva di dover combattere per la pubblicazione di un report che avrebbe raccontato crimini e nefandezze, ed è mediante il suo disorientamento iniziale e la sua determinazione successiva, spinta quasi fino alla paranoia, che il film risulta attraversato da una impercettibile tensione costante.

“The Report” è un film integro, alieno a contaminazioni romanzesche, che implora verità senza inumidirsi le labbra di patetico, ma afferrando con denti e vigore l’incorruttibilità del film d’inchiesta.

Voto Autore: 4 out of 5 stars

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