martedì, 19 Ottobre, 2021

The Prom

Ryan Murphy è senza sosta. Nella stagione dei buoni sentimenti, Ryan Murphy ritorna con una produzione Netflix adattata dal teatro. Infatti, dopo aver portato un altro adattamento sullo schermo del classico off Broadway The boys in the band, uscito giusto qualche mese fa, ritorna ora con un adattamento del musical The Prom questa volta in qualità di regista. Spesso in veste di produttore, Ryan Murphy non tornava dietro alla macchina da presa dal 2014, con il film per la tv The normal heart. Anche in The Prom la tematica LGBT è alla base del film, come in tanta della sua filmografia.

the prom
Il regista Ryan Murphy (in centro) e il resto del cast

Il musical presenta libretto di Bob Martin, testi di Chad Beguelin e colonna sonora di Matthew Sklar, e ha fatto il suo debutto ad Atlanta nel 2016 prima di arrivare a Broadway nel 2018. Il soggetto per il musical è a sua volta tratto da un fatto di cronaca come se ne sentivano tanti (e talvolta ancora si sentono): una vicenda di omofobia che nel 2010 aveva visto coinvolta l’adolescente Constance McMillen, che dopo la vicenda è andata anche in tv nel talk show di Ellen Degeneres e ha, appunto, ispirato questo musical. La storia infatti segue una adolescente dell’Indiana, Emma (Jo Ellen Pellman), che vuole portare la sua ragazza, che nessuno sa chi sia, al ballo scolastico. Ma nella cittadina del Midwest in cui vive, l’omosessualità è ancora un tabù e il comitato scolastico annulla il prom. Sentita la notizia un gruppo di artisti di Broadway ormai in declino (alcuni per poco talento, altri al contrario per poca umiltà) si mettono in viaggio per l’Indiana per salvare il prom e permettere a Emma di parteciparci senza scendere a compromessi con sé stessa.

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Ryan Murphy come suo solito confeziona un film con uno stile kitsch e sontuoso che gioca a metà tra il prendersi poco sul serio e la megalomania. Un interior design sopra le righe, con scenografie, costumi e luci che vogliono riproporre in tutto e per tutto il fascino antinaturalistico dei musical teatrali si abbina bene alle performance gigionesche del cast, che consiste in nomi grandissimi (in primis Meryl Streep, ma anche Nicole Kidman e Kerry Washington) e alcune personalità televisive tra cui l’Andrew Rannels di Girls, il presentatore James Corden, la parte meno famosa del duo comico Key&Peele Keegan-Micheal Key (l’altro è il regista del già piccolo cult Get Out Jordan Peele).

The prom

I punti a favore però non sono tanti. Questa commediola cantata è una zuccherosa successione di melassa senza veri e propri conflitti e anche quelli che ci sono vengono risolti in fretta senza approfondimenti psicologici particolari. Questa scelta rispecchia sicuramente l’origine teatrale ma anche il target adolescenziale che ha bisogno e ricerca storie di realizzazione e di rappresentazione. L’intenzione di dare un’alternativa magica e idealizzata alla realtà è evidente e a volte si ha bisogno di una qualche speranza di questo tipo. Nella realtà infatti, Constance non è stata accettata dalla scuola e gli eventi più negativi rappresentati nel film sono in effetti trasposizione accurata di quello che le è successo. Dopo però, quando il caso ha acquisito fama nazionale, di sicuro Constance ha avuto la sua ribalta.

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Diventa difficile apprezzare fino in fondo l’operazione del film. Un ottimismo sfacciato, frasi motivazionali ormai trite, ogni conflitto risolto magicamente con il potere delle canzoni senza introspezione psicologica o qualche originalità sull’argomento. Il film aggiunge due canzoni originali al musical (Wear your crown e Simply Love) e sono più o meno le uniche due cose che aggiunge. Se il target, appunto, sembra evidente, forse gli adolescenti del 2020 hanno bisogno di un’inclusività che non si senta rivoluzionaria ad annunciare con superficialità e semplificazione slogan di accettazione e amore incondizionato, ma si meritano anzi una vera inclusività, fatta di personaggi tridimensionali e pulsanti che sono anche LGBT. Una rivoluzione questa, iniziata ormai già da parecchi anni e che per questo motivo fa sentire The Prom paradossalmente anacronistico, anche se si tratta di un fatto di cronaca di soli dieci anni fa.

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Alcuni meriti li ha comunque: i numeri, soprattutto quelli che coinvolgono il ballo, sono coreografati bene, Meryl Streep è sempre Meryl Streep, e l’amore tra un uomo più giovane e una donna non solo più anziana ma anche più di successo è ancora una cosa, purtroppo, non troppo mainstream. L’impressione dietro comunque è che Ryan Murphy abbia voluto vincere facile riadattando un musical che ha un certo suo seguito in una veste approvata dagli standard medi di Netflix, teen drama, amori queer e interraziali e tanti luoghi comuni.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
performance
emozioni

SINOSSI

Una commedia luccicante e zuccherosa, che innalza il valore dell'accettazione e dei buoni sentimenti.
Marianna Cortese
Attualmente laureanda in Lettere Moderne, ho sempre avuto un appetito eclettico nei confronti del cinema, fin da quando da bambina divoravo il Dizionario del Mereghetti. Da allora ho voluto combinare cinema e scrittura nei modi più diversi e ho trangugiato di tutto: da Kim Ki-Duk a Noah Baumbach, da Pedro Almodovar a Alberto Lattuada. E non sono ancora sazia.

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