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The Midnight Sky

Non ce l’aspettavamo da George Clooney un tale pasticcio. E’ che dietro la macchina da presa in fondo ci aveva sempre convinti. Aveva dimostrato di essere un regista raffinato e  solido, soprattutto quando si era trattato di raccontare le malefatte del suo Paese. Attraverso un magnifico bianco e nero, in Good Night and Good luck,  ci aveva ricordato l’audacia del giornalista Edward R. Murrow che, in piena caccia alle streghe, aveva denunciato i soprusi del senatore McCarthy sempre alla sfrenata ricerca di chiunque mostrasse simpatie comuniste. Con Suburbicon poi aveva smascherato la middle class bianca americana degli anni Cinquanta, quella che nascondeva, dietro le villette a schiera e i giardini curati, crimini orribili. Clooney aveva dimostrato di cavarsela anche coi film di genere. Con Confessioni di una mente pericolosa, pellicola d’esordio come regista, si era dimostrato  molto abile con la macchina da presa e aveva realizzato una pellicola dalla straordinaria potenza visiva. Col suo ultimo lavoro invece, The Midnight Sky, sbarcato sulla piattaforma Netflix lo scorso 23 dicembre, Clooney sperimenta il genere fantascientifico e stavolta non colpisce nel segno.

The Midnight Sky

Siamo nel 2048. La terra è un pianeta ormai inabitabile a causa di una catastrofe globale. Il ghiaccio ha ricoperto gran parte della superficie terrestre (come in Snowpiercer del coreano Bong Jon-hoo) e ai sopravvissuti non rimane che mettersi al riparo nei rifugi sotterranei del Polo Nord.  Non si capisce bene come tale disastro sia avvenuto ma s’intuisce che la scelleratezza umana vi abbia contribuito. Augustine Lofthouse, un George Clooney attempato e barbuto,  è un astronomo prossimo alla morte a causa di una malattia terminale.  Ha trascorso la vita intera a seguire missioni spaziali, a cercare pianeti abitabili e continuerà a farlo fin quando la vita glielo consentirà.  Si rifiuta di seguire i superstiti e sceglie di vivere isolato in una stazione scientifica dell’Artico. La sua solitudine verrà interrotta dall’arrivo di una bambina muta rimasta per errore nella base e che desterà nell’uomo, burbero e misantropo, una nuova tenerezza.

The Midnight Sky

The Midnight Sky, tratto dal romanzo La distanza tra le stelle di Lily Brooks-Dalton, possiede due linee narrative. Da un lato assistiamo alla vita dell’astronomo nell’osservatorio accanto alla piccola Iris, dall’altro a quella dell’equipaggio della nave spaziale Aether, che dopo aver esplorato a lungo il K-23, s’appresta, ignara della catastrofe, a tornare sulla terra.  Una terra che è malata, sofferente, ormai priva di vita. Lo spazio rappresenta l’unico barlume di speranza. Lofthouse è il punto di giuntura tra i due universi. Il suo compito è quello di avvisare gli astronauti, di esortarli a tornare  su quel  satellite che pare abitabile visto che sulla terra non c’è più speranza. Quando riuscirà nel suo intento ci sarà un colpo di scena. Se per quasi tutto il film avevamo creduto che la bambina fosse stata dimenticata nella base per errore, scopriremo invece che ha un rapporto importante con Lofthouse. I flashback presenti nel film ci avevano fatto intendere che il sacrificio dell’astronomo, quello di spendere i suoi ultimi giorni in un osservatorio abbandonato, nascondeva altro, qualcosa di intimo e personale. Da giovane, Lofthouse aveva sacrificato tutta la sua vita per il lavoro.  Aveva abbandonato la donna che gli era accanto, che lo amava e che avrebbe voluto costruire una famiglia. Ora per lui, riuscire a contattare l’equipaggio della nave spaziale, metterlo in guardia, vuol dire non solo salvare l’umanità ma, per ragioni che non sarebbe giusto rivelare, significherebbe salvare anche se stesso.

Come l’intricata trama lascia intuire, The Midnight Sky mira ad essere tante cose insieme senza esserne in fondo neanche una. La pellicola parte come un disaster movie alla Roland Emmerich tra catastrofi ambientali e piogge di meteore. Finisce poi per essere un racconto intimista, una lezione morale sui rimpianti, sulla nostalgia e sugli errori commessi in passato. Il film mescola in modo maldestro il genere catastrofico a quello fantascientifico in cui i viaggi interstellari sono un po’ viaggi nella propria anima. Difficile non pensare a Contact di Zemeckis o a Interstellar di Christopher Nolan. Vengono in mente anche altri titoli celebri come Gravity di Cuarón (interpretato dallo stesso Clooney) e The Revenant soprattutto per le sequenze ambientate nell’Artico. D’altronde lo sceneggiatore del film di  Iñárritu è lo stesso di The Midnight Sky che oltre a voler essere un filosofico sci–fi non manca di avere anche un messaggio ecologista. La terra rifiuta l’umanità che l’ha condotta al degrado e alla distruzione. Il pianeta incontaminato rappresenta un modo per poter ricominciare. Il film è un miscuglio confuso di cose, una pellicola sospesa, incompiuta, incerta su ciò che è e su ciò che aspirerebbe ad essere.  Buone parole però possono essere spese per la regia. Se la star hollywoodiana continua ad avere un certo fascino davanti la macchina da presa, come regista dimostra ancora di saperci fare. Ci sono delle riprese molto interessanti. Soprattutto quelle che riguardano gli straordinari scenari dell’Artico.  Le riprese spaziali invece, realizzate con effetti speciali davvero spettacolari, avrebbero sicuramente meritato la visione del film sul grande schermo.

PANORAMICA DELLA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SOMMARIO

Ultima fatica di George Clooney nella doppia veste di attore e regista. Nel film la terra è ormai un posto inabitabile a causa di una catastrofe ambientale. All'astronomo Augustine Lofthouse non rimane che comunicarlo all'equipaggio di una nave spaziale che ha trovato un nuovo pianeta sul quale l'umanità può tornare a vivere. The Midnight Sky è una pellicola che guarda a diversi generi, da quello fantascientifico al disaster movie, senza però trovare una sua identità.
Mariana De Angelis
Laureata in storia e critica del cinema con una tesi sul cinema classico hollywoodiano. Amante del cinema di genere con un'insana passione per l'horror, soprattutto quello americano di serie b.

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