In un futuro, poi non così lontano, un treno corre ininterrottamente intorno alla terra, senza una meta da raggiungere. I passeggeri sono i superstiti di una nuova glaciazione che ha devastato il pianeta ridotto ad un’enorme lastra di ghiaccio. Lo Snowpiercer, questo il nome del treno, non preserva però la specie umana, al contrario, ne rivela le nefandezze e le atrocità.

Snowpiercer

Nell’ultimo vagone vivono ammassati i poveri, gli ultimi, gli emarginati, che indossano abiti sudici, si cibano con rivoltanti barrette proteiche ed assistono impotenti ad ogni forma di vessazione. I primi vagoni invece sono destinati ai ricchi, ai benestanti che nelle loro sfarzose carrozze possiedono ogni tipo di comodità. A capo del treno c’è Wilford (Ed Harris),  il misterioso creatore del convoglio. Tutti sanno il suo nome ma pochi hanno avuto il privilegio di conoscerlo. Mason (Tilda Swinton) è la sua collaboratrice. Dall’aspetto bizzarro e surreale è certamente il personaggio più meschino del film. Alla più piccola ribellione sottopone gli oppressi a crudeli punizioni senza il benché minimo pentimento.  Ai poveri dunque non rimane che organizzare una rivolta. Il loro leader Curtis (Chris Evans) al momento giusto sferzerà un attacco che lo condurrà, accanto al suo esercito di reietti, alla conquista della locomotiva.

Snowpiercer

L’autore di questa pellicola, destinata a nobilitare il genere sci-fi è Bong Joon-ho, giovane regista sudcoreano che grazie al suo talento visionario e ad una sorprendente abilità registica, con soli sette film (tra cui “Mother“),  è diventato uno dei volti più noti del cinema coreano contemporaneo.  Apprezzato anche in Occidente, Joon-ho  ha ottenuto diversi riconoscimenti tra cui la Palma d’oro per il  film Parasite  nell’ultima edizione del Festival di Cannes.
E’ uno di quei pochi registi che mette d’accordo critica e pubblico probabilmente per la singolarità di tutti i suoi film in cui mescola con astuzia e creatività  generi diversi: horror, fantascienza, dramma, commedia. Realizza così pellicole ibride che sfuggono a qualsiasi definizione. Un cinema però, quello di Bong Joon-ho che non rinuncia a riflessioni morali e politiche importanti. 

Snowpiercer

Così, se The Host, è un avvincente monster movie in cui un gigantesco mostro marino emerge dalle rive del fiume e distrugge tutto ciò che incontra, è al tempo stesso un’interessante riflessione sulla famiglia e su cosa significhi essere padri. Parasite, la commedia nera sulle conseguenze della crisi economica è una sorta di trattato politico sulla lotta di classe. Anche Snowpiercer possiede una doppia anima. E’ un disaster movie,  un film di fantascienza che contiene un importante messaggio ecologico: la glaciazione è stata causata da un agente chimico il cui scopo era quello di arginare il fenomeno del surriscaldamento globale. Il film però, per le riflessioni filosofiche e le evidenti allusioni politiche che contiene (l’ultimo vagone, quello destinato agli emarginati è molto simile ai campi di concentramento nazisti), è soprattutto un manifesto ideologico sulla condizione umana.

Snowpiercer

Quello che Bong Joon-hoo ci mostra in Snowpiercer è un microcosmo corrotto, malato dove la convivenza dei  differenti ceti sociali sembra essere impossibile. Dove neanche una catastrofe ambientale è in grado di condurre  all’ unione, alla solidarietà, dove regna la violenza e la sopraffazione, lo sfruttamento del più debole da parte del più forte.
Ai diseredati non rimane che soccombere o ribellarsi all’ordine prestabilito per cambiare radicalmente il sistema sociale.  La lotta per la libertà però può veramente portare ad un cambiamento concreto della società? E se conducesse  alla scoperta di verità sconcertanti  che  sarebbe meglio non conoscere? La risposta la possiede Wilson, il deus ex machina, l’ideatore del treno e del complesso ordine sociale che lui stesso ha creato. Gli equilibri di tale ordine sono estremamente sottili e devono necessariamente essere mantenuti.

Snowpiercer

Si scoprirà, nella seconda parte del film, che è stato Wilson ad aver provocato periodicamente delle rivolte sul treno  per evitare il sovraffollamento che avrebbe messo in pericolo la sopravvivenza dei passeggeri. I poveri sono coloro che devono sacrificarsi. Sono gli eletti, i prescelti, quelli che mantengono l’ordine di tutte le cose.
Chissà se la scelta di Ed Harris per il ruolo del folle Wilson è casuale. Il suo personaggio fa tornare subito in mente Christoph, il perverso regista nel film Truman Show, l’ideatore di un mondo artificiale, creato  per poter osservare, attraverso le telecamere, la vita di un uomo ordinario. Se in Truman Show Christoph aveva nelle proprie mani la vita di un solo individuo, in Snowpiercer Wilson è il padrone dell’intero pianeta o meglio di ciò che ne resta: “Chi controlla la locomotiva controlla il mondo…senza quello non siamo niente” dice Curtis riferendosi a lui. Dopo uno scontro violento tra i due, tra il bene e il male, tra la libertà e l’oppressione, il film, che per la maggior parte del tempo possiede un’atmosfera cupa sorprendentemente si chiude con un finale che non consola ma che lascia posto alla speranza che qualcosa forse un giorno potrà cambiare.

Tratto da un fumetto di fantascienza francese e girato nel 2013, Snowpiercer  è  ad oggi il film più costoso mai realizzato (quasi quaranta milioni di dollari) nella storia del cinema coreano. E’ il primo film di Bong Joon-hoo in lingua inglese poiché   coprodotto dagli Stati Uniti, La Francia e la Corea del Sud. Il cast è internazionale e appaiono, accanto ai volti noti del cinema americano, diversi attori orientali un riuscitissimo melting pot.  

Voto Autore: 4 out of 5 stars