The Contractor, la recensione del film di Tarik Saleh

The Contractor, film Prime Video di Tarik Saleh, è disponibile in streaming dal 15 giugno.

Il protagonista Chris Pine (già ruolo principale in un altro recente film targato Amazon Studios, La cena delle spie) interpreta James Harper, sergente dei Marines, congedato definitivamente dalle forze militari dopo che nei suoi esami del sangue sono stati trovati degli anabolizzanti. L’ex soldato aveva assunto farmaci per poter accelerare le terapie al ginocchio e rientrare il prima possibile nell’esercito per un’altra missione. Benché l’umiliante trattamento subito e il congedo forzato comportino la perdita dell’assicurazione sanitaria e della futura pensione, l’uomo non sembra nutrire risentimenti o desideri di vendetta. Nei confronti dell’esercito sembra anzi prevalere in lui una fiducia quasi religiosa, la stessa instillatagli fin dall’infanzia dal padre, ranger convintamente patriottico, anch’egli licenziato dopo anni di servizio.

Nella prima mezz’ora, The Contractor sembra trattare, con una profondità priva di affettazioni, il problema del reinserimento dei veterani nella società e nella vita quotidiana, per cui uomini martoriati nel fisico e nell’animo, vengono improvvisamente esclusi dal sistema e abbandonati a sé stessi senza tutele o aiuti psicologici, come James rimasto senza stipendio, con una moglie e un figlio da mantenere, in apprensione per il suo fragile stato psicologico.

The Contractor
Chris Pine

L’amico Mike (Ben Foster, nuovamente al fianco di Pine dopo Hell or High Water di David Mckenzie, 2016), ex compagno dell’esercito, introduce James a Rusty Jennings (Kiefer Sutherland), una specie di guru a capo di una misteriosa organizzazione paramilitare che riunisce ex soldati ormai emarginati come James, per affidare loro missioni segrete (OGA, Other Government Agency) per conto della CIA. L’incontro tra Rusty e James, soprattutto grazie a un Kiefer Sutherland convincente, è tra i migliori momenti del film. Rusty persuade l’uomo a entrare nel suo gruppo, facendo leva proprio sui problemi che affliggono gli ex veterani: “Abbiamo dato all’esercito mente, corpo e spirito. Ci hanno masticato e poi sputato. Ci hanno lasciato paura, rabbia, incertezza, disillusione, un senso di abbandono e tradimento…e infine un senso di disprezzo per noi stessi e colpa”. Concetti che rappresentano un topos (Rambo) nel cinema americano di guerra (soprattutto post-Vietnam) e che hanno sempre un loro effetto di indefinita e crepuscolare amarezza.

The Contractor
Kiefer Sutherland

The Contractor, un thriller in bilico tra limiti e qualità

Introdotta da temi e caratterizzazioni dei personaggi interessanti e promettenti, la missione inizia e dopo pochi minuti ci si accorge che il film rischia di perdersi. A Berlino, James e Mike con il supporto di altri agenti (tra cui Nina Hoss, in un’apparizione forse troppo fugace) devono catturare Salim Mohsin (Fares Fares, già protagonista nel thriller di Saleh, Omicidio al Cairo, 2017), professore di virologia alla Humboldt, il cui laboratorio privato si teme possa essere una centrale per la preparazione di armi biologiche. Durante la missione ovviamente non va tutto liscio e James inizia a intuire i lati oscuri dell’operazione. Qui subentra un altro stereotipo, relativo alle menzogne del potere e dell’establishment: James è ancora una volta un uomo da ingannare, una pedina sacrificabile anche da parte di coloro che considerava amici.

A parte alcune scene di combattimento ben girate, con imprevisti sparsi qua e là e fughe dalla polizia e da sicari, The Contractor non riesce a creare un’atmosfera che lo renda realmente originale e soprattutto diverso da altri lavori di questo tipo.

The Contractor
Chris Pine e Ben Foster

L’impressione è che Saleh non abbia saputo ben coordinare i piani dell’azione e interpretare le peculiarità della sceneggiatura scritta da J. P. Davis. Trattandosi del suo primo film girato con produzione americana, si può ipotizzare che il regista svedese (premiato all’ultima edizione di Cannes per la miglior sceneggiatura del suo Boy from Heaven, in concorso) abbia voluto eludere il rischio di riuscire troppo “commerciale” nell’azione, finendo così per imbrigliare ogni sequenza entro la linea tematica di un film che ragiona sulla condizione di chi viene espulso e rigettato da un sistema al quale ha dato tutto. Una scelta senza dubbio interessante e coraggiosa, ma che non ha trovato completo equilibrio autoriale.

Quando James diventa contractor, Chris Pine a tratti sembra essere solo un esecutore meccanico. Lo scontro finale con Rusty viene gestito con troppa fretta e la fine dei tormenti di James viene suggellata da una sequenza troppo prevedibile e superficiale. Questi limiti non impediscono però di intravedere sicure qualità di Saleh alla regia. I dialoghi, non solo quello iniziale tra James e Rusty, ma anche quello finale tra James e Mike o tra James e la moglie del presunto terrorista, sono ben gestiti, in un approccio quasi documentaristico. Saleh ha inoltre a disposizione un Pine che offre una prova solida: cinereo, silenzioso e angosciato aiuta il regista a smarcarsi dai clichés tipici dell’action thriller e a portare a casa un film discreto e intrigante, pur tra luci e ombre.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SINOSSI

Interessante thriller d’azione di Tarik Saleh, The Contractor ha per protagonista Chris Pine, un marine che, congedato dall’esercito e in difficoltà finanziarie, decide di unirsi a un gruppo paramilitare per una missione segreta.
Giulia Angonese
Giulia Angonese
Percorso formativo in filosofia (PhD conseguito nel 2017), mi dedico al cinema con passione e continuità, cercando sempre di cogliere dinamiche di pensiero e atmosfere sottese agli intrecci narrativi.

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