I Fantastici 5Rai Play: 5 capolavori da non perdere

Rai Play: 5 capolavori da non perdere

La piattaforma Raiplay è spesso poco considerata quando si cercano dei bei film da recuperare. Il suo catalogo, però, è colmo di perle, oltre che di capolavori, della storia del cinema. Sia recente che contemporanea. Spulciando tra la produzioni televisive Rai e la TV in diretta è possibile imbattersi in film di Scorsese, di Cronenberg, di Tarkovskij. Ma anche in maestri italiani come Visconti, De Sica; o ai giovani Garrone, Rohrwacher e i Fratelli D’innocenzo.

In questo articolo consiglieremo cinque capolavori – alcuni più noti, altri da riscoprire – del cinema contemporaneo. Ricordando, per altro, che la piattaforma non richiede la sottoscrizione di nessun abbonamento. Godersi un film di Scorsese gratis, in fondo, non è una cattiva idea.

The Wolf of Wall Street (2013) – Martin Scorsese

The Wolf of Wall Street (qui la recensione) racconta la storia vera di Jordan Belfort, interpretato da Leonardo DiCaprio, che da broker di Wall Street si mette in proprio, fondando la Stratton Oakmont; una società di brokeraggio che però operava nell’illegalità. In un vortice di vita sfrenata tra sesso, droga e soldi guadagnati illegalmente; la pellicola indugia sull’ascesa e sull’inevitabile declino del suo protagonista e dei suoi collaboratori. Nel cast, tra gli altri, spiccano Margot Robbie (in uno dei suoi primi ruoli), Jonah Hill, Matthew McConaughey e Kyle Chandler. Famosissime le scene in cui la Robbie tiene a distanza DiCaprio col suo tacco; o la scena dei pugni battuti sul petto.

Il film ebbe ben cinque nomination agli Oscar 2014: miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista, miglior attore non protagonista e miglior sceneggiatura non originale; non portando a casa nessuna statuetta. È l’ultimo film, nella carriera di Scorsese, prima della sua fase più meditabonda, dove rifletterà in maniera più disillusa e critica sulle tematiche del suo stesso cinema del passato. È un film sull’eccesso, con uno sguardo cinico su uno dei lati più oscuri – seppur lucenti – dell’America. Amato soprattutto dai cinefili contemporanei, ha contribuito a fondare, a suo modo, un’immaginario ancora riconoscibile.

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The Hateful Eight (2015) – Quentin Tarantino

Ottavo film di Quentin Tarantino, secondo western consecutivo dopo Django Unchained. Film corale, che vede riunirsi otto personalità estremamente diverse tra loro in un emporio, nel 1877. Tra sedicenti sceriffi e sedicenti boia, tra cacciatori di taglie e reduci di guerra; la pellicola mette in scena, in modo quasi teatrale, l’incontro tra le diverse anime di un’America al tramonto. Candidato a tre premi Oscar, vinse la statuetta per la miglior colonna sonora, andata al maestro Ennio Morricone.

Questa pellicola ritorna quasi alle origini dello stile del regista. The Hateful Eight è il film più vicino a Le Iene: unità di luogo e di tempo – nonostante qualche flashback per raccontare la storia. Tanti personaggi, in una singola stanza, che non sanno se fidarsi di loro. Rimane la cifra stilistica tarantiniana nel non risparmiarsi nelle scene di violenza; ma ciò che spicca è l’atmosfera da thriller. Lo spettatore, al pari dei protagonisti, non saprà se credere alle parole che gli vengono dette. La tensione rimane alta per tutta la durata.

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Nostalghia (1983) – Andrej Tarkovskij

Che Tarkovskij non sia famoso al grande pubblico come Scorsese o Tarantino non lo rende meno interessante. Riscoprire il maestro con la sua penultima opera potrebbe essere un piccolo passo verso un modo di fare cinema completamente diverso e lontano dagli schemi a cui si è abituati. Nostalghia è il racconto di un poeta sovietico che si reca in Italia per scrivere al biografia di un compositore russo del XVIII secolo. Sarà accompagnato da un’interprete, Eugenia; ed entrerà in contatto con il vecchio Domenico, detto il matto.

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La poetica di Tarkovskij riguarda, come tutti i grandi autori, l’universale e il particolare. I suoi film indagano a fondo l’animo umano in relazione ai grandi temi che da sempre l’hanno accompagnato. Questa pellicola, come da titolo, riflette sulla nostalgia. La nostalgia della patria, ma anche, e soprattutto, dell’altro. Tarkovskij ci parla della profonda solitudine che attraversa ognuno di noi, e della nostalgia che proviamo per l’umano in quanto corpo e spirito.

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Non Essere Cattivo (2015) – Claudio Caligari

Non Essere Cattivo (qui la recensione) è uno dei migliori film italiani del nuovo millennio. Conclude una carriera, quella del maestro Caligari, formata da soli tre film: Amore Tossico e L’odore della notte. Tre film che però hanno segnato in maniera indelebile il cinema italiano. Non Essere Cattivo racconta la storia di due amici, Cesare (Luca Marinelli) e Vittorio (Alessandro Borghi), che vivono di piccole attività illegali e di droga in quel di Ostia, nel 1995. Vittorio decide di cambiare vita dopo che vivrà una serata piena di allucinazioni, cercando di convincere anche Cesare a seguirlo.

Caligari lo definì un film sulla fine del mondo pasoliniano. Se questo mondo era il mondo degli ultimi, degli scarti, degli accattoni e delle prostitute, dal quale non si poteva uscire; allora Non Essere Cattivo, nonostante la sua asprezza e il suo cinismo, restituisce quel raggio di luce che Pasolini non concedeva (salvo forse nel ballo finale di Salò). È un film sicuramente difficile per le tematiche e gli avvenimenti. Non è la Roma dei grandi kolossal, ma è quella delle spiagge piene di siringhe e col cielo perennemente grigio. Ma vale la pena affrontare il viaggio, anche solo per le magistrali interpretazioni degli attori.

Cosmopolis (2012) – David Cronenberg

Adattamento del romanzo di Don DeLillo, Cosmopolis (qui la recensione) è un altro affresco allucinato sulla società contemporanea di David Cronenberg. Approcciare al regista canadese è sicuramente un passo importante: esponente di punta del cosiddetto “body horror” – sottogenere che di recente ha avuto una ribalta grazie a pellicole di successo come The Substance e TogetherCronenberg accompagna lo spettatore in un viaggio per le strade di New York a bordo della Limousine del protagonista, il miliardario Eric Parker (Robert Pattinson). Il viaggio proseguirà a passo d’uomo, visto che la grande mela è attraversata da tre eventi: la visita del presidente, il funerale di un famoso artista e delle sommosse.

Nonostante la pellicola non raggiunga i suoi apici orrorifici e non ostenti l’estetica per la quale il mondo lo ricorda; Cosmopolis è una delle pellicole più potenti della sua ultima fase artistica. Un racconto freddo e lucido dell’asetticità della mente capitalistico/imprenditoriale; che non si cura dei tumulti sociali ma che invece dà importanza alle più frivole inezie. In questo il volto di Robert Pattinson è il perfetto mezzo per trasmettere questa glacialità.

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Alessandro Bombace
Alessandro Bombace
Appassionato di cinema e filosofia da sempre, quando scrivo guardo ad entrambi per portare analisi il più profonde e originali possibili. Il giochino dei 4 film preferiti? 2001, Persona, Wall-E e Lilo & Stitch

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