Recensioni FilmQuasi a casa: la crescita e l'idolatria

Quasi a casa: la crescita e l’idolatria

Quasi a casa è un film del 2024, nonché esordio alla regia di Carolina Pavone. La pellicola ha debuttato durante la Giornata degli Autori alla Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia ad agosto. Il 5 settembre 2024 è stata distribuita nelle sale italiane da Fandango.

- Pubblicità -

Il film esplora temi come la crescita, la passione e l’idolatria. Il tutto sulle note di canzoni meravigliose, alcune appartenenti alla cantante emergente Coca Puma. Altre cantate ed interpretate da Lou Doillon, una delle attrici protagoniste. Nella pellicola è evidente anche quanto la musica unisca generazioni e persone tanto diverse tra loro.

quasi a casa

Quasi a casa – Trama

Caterina (Maria Chiara Arrighini) è una ragazza di vent’anni che vive a Roma. La musica è la sua passione. Di fatto canta, compone, suona, ma è molto insicura. Il suo sogno sarebbe quello di emergere come cantante. Condivide la dedizione per la musica con suo fratello Pietro (Michele Eburnea). La ragazza ha un idolo, la cantautrice francese Mia (Lou Doillon).

Quando Caterina scopre che la cantante è in vacanza a Santa Marinella, parte da Roma per incontrarla. Una volta giunta sul posto, una grande coincidenza porta le due donne ad incontrarsi. Le ruote della macchina di Mia sono a terra, dunque la giovane si propone come sua autista. Inizia una vera e propria avventura, che porterà entrambe a scoprirsi e a mettersi in discussione.

Caterina entra a pieno nel mondo di Mia, che si affeziona molto a lei e che cerca di trasmetterle quanto può. La donna, ormai cantante affermata e con una grande carriera, è l’opposto della giovane. E’ sicura di sé, è schietta, è carismatica. Dall’altra parte Caterina cerca di assorbire tutto quello che può da Mia. Cerca di apprenderne i segreti della vita, dell’arte e degli ingredienti del successo nel mondo della musica. Ma c’è una grande discrepanza tra la realtà e l’apparenza.

Quasi a casa – Recensione

In Quasi a casa, Carolina Pavone ha deciso di raccontare nella sua opera prima una storia molto pop e molto estiva. La regista aveva già lavorato con Nanni Moretti come assistente alla regia, per Il Sol dell’Avvenire (2023), Tre Piani (2021) e Mia Madre (2015). Spesso nei film del regista romano vi è il tema della disillusione, in salse differenti. E’ importante sottolineare quanto sia presente anche in Quasi a casa.

Caterina aveva idealizzato sia il mondo della musica, che la stessa Mia. Aveva un’idea totalmente distorta di quello che la cantante sembrava essere. Non si era scontrata con la dura realtà della patina glitterata, ma ingannevole, della vita da musicista. Questo rappresenta un momento importante di crescita e di presa di consapevolezza per la protagonista. Difatti mette in discussione le sue scelte ad un certo punto. E proprio quello aiuta a crescere.

- Pubblicità -

Dal punto di vista tecnico, non ci sono scelte particolarmente virtuose. Sono molto interessanti le scene in cui le due protagoniste ballano, perché rappresentano un avvicinamento tra Mia e Caterina. L’avvicinarsi non è solo fisico, ma anche emotivo e psicologico. Le due donne iniziano ad essere sempre più intime e a vivere un rapporto abbastanza simbiotico.

Il tema dell’idolatria

In Quasi a casa si affronta un tema che ancora troppi pochi film hanno deciso di trattare: l’idolatria. L’idealizzazione di un personaggio con un talento specifico è tanto comune. Nella generazione social, questa esperienza si verifica ancora piu’ spesso. L’idolatria diventa un’esperienza attraverso la quale si proiettano desideri e bisogni in una figura molto lontana. Quando ci si rende conto quanto malsano sia, credere che questo personaggio sia perfetto, avviene la caduta.

La disillusione che Caterina vive è la fase postuma al crollo del mito. La protagonista vive la nevrosi di Mia, la presunzione, e anche in qualche momento, la cattiveria. La giovane si rende conto che la cantante non è perfetta, anzi. E presto diventa comprensiva e prova addirittura tenerezza, specie verso la fine. Quando Mia inizia a soffrire di depressione, Caterina sembra essere uno spiraglio di luce per lei.

In realtà quando le due si rincontrano dopo tanto tempo, le cose sono cambiate. La giovane ragazza ha acquisito sicurezza e si sta facendo spazio nel mondo della musica. La cantante francese, invece, ha iniziato ad accusare i contraccolpi di una vita frenetica e caotica. L’industria musicale non è un universo gentile, è comunque una macchina in cerca di soldi. Mia ne è estremamente consapevole, Caterina è solo all’inizio.

quasi a casa

Conclusioni

Quasi a casa è una commedia drammatica molto fresca e cruda, con pochi fronzoli. E’ un’opera prima molto impressionante e, anche grazie alle interpretazioni, diventa ad un certo punto commovente. Non può non piacere, perché è accessibile ad un pubblico vasto e racconta una storia di sogni.

- Pubblicità -

Il film è esattamente un sogno che diventa realtà e che si infrange allo stesso tempo. E’ il credere sempre nei propri sogni e tornare con i piedi per terra contemporaneamente.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Un comfort film assoluto. Da guardare nei giorni di pioggia

CONDIVIDI POST:

IN TENDENZA ORA

RACCOMANDATI

Un comfort film assoluto. Da guardare nei giorni di pioggiaQuasi a casa: la crescita e l'idolatria