venerdì, 23 Aprile, 2021
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Pazzo Per Lei – la recensione del nuovo film Netflix

A volte per amore si fanno cose pazze. A volte, si impazzisce letteralmente. Altre, lo si finge e basta. È quello che fa Adri (Eric Navarro) giornalista di articoli online clickbait quando si innamora di Carla (Susana Abaitua), che gli aveva fatto passare la serata più bella della sua vita e poi era sparita nella notte senza lasciare né un numero né un cognome, ma solo una giacca di pelle. Dopo aver trovato una prescrizione medica nella tasca interna della giacca, Adri scopre che Carla è ricoverata in un centro di salute mentale. Per poterle parlare Adri finge di avere dei disturbi psichiatrici così da farsi ricoverare.

Pazzo per lei

Premessa interessante ed insolita per questo film atipicamente romantico di produzione spagnola e distribuito da Netflix. Il regista è Dani de la Orden, regista che ha già lavorato per Netflix dirigendo alcuni episodi della serie Élite, di cui giusto recentemente è stata annunciata la quinta stagione. Pazzo per lei ha sicuramente qualche vago richiamo al genere (il lavoro di Adri, da cui segue un piccolo plot twist, ricorda la trama di Come farsi lasciare in 10 giorni), ma le influenze più pregnanti sembrano invece essere di tutto quel filone di film sulle amicizie “improbabili” per così dire, che Quasi amici inaugurò dieci anni fa. Da allora, tantissimi film hanno reinterpretato l’amicizia tra una persona disabile e una no, alcuni direttamente dei remake di Quasi amici, per esempio Qualcosa di buono, versione al femminile con Emmy Rossum e Hillary Swank.

pazzo per lei

Si può considerare Pazzo per lei un film che combina Quasi amici, reinterpretato in chiave sentimentale, al filone dei film corali ambientati nei centri di salute mentale, come Qualcuno volò sul nido del cuculo o Ragazze interrotte, anche se, per il tono delicato, è forse più simile allo stralunato Emotivi anonimi. In realtà però, Pazzo per lei è un film sui generis, di cui non si possono trovare dei modelli a monte e questo, però più che un’originalità intrinseca, denota di più una certa sgangheratezza. Inizia come una storia d’amore, poi tutta la parte centrale si concentra sul rapporto tra Adri e gli altri pazienti della clinica, in particolare Marta (Aixa Villagran), che ha la sindrome di Tourette, e Saùl (Luis Zahera), schizofrenico paranoico, poi, finora quasi completamente dimenticata, ricompare Carla, la cui personalità si basa quasi esclusivamente sul suo disturbo bipolare.

una scena del film

Il tono mantiene una certa ammirabile leggerezza, con qualche incursione nel comico e nel demenziale. Questa leggerezza però arriva ad essere superficialità per quanto riguarda la trattazione delle malattie mentali, ritratte solo in base ai sintomi più noti. Probabilmente una trattazione più approfondita avrebbe approntato un tono più drammatico non voluto dal regista. In ogni caso, il film riesce comunque a elaborare una riflessione originale e molto carina, sui rapporti, in particolare amorosi, con una persona che ha una malattia mentale.

Adri e Carla

A circa metà film infatti, Adri si trova davanti a un bivio: può scappare dall’istituto e finalmente essere libero, oppure restare chiuso dentro con la donna che ama. Carla lo guarda speranzosa e gioisce della sua decisione di restare con lei. In quel momento, lei si sente invincibile, e questo la porta a degenerare rapidamente. Alla fine del film viene ripresa la stessa scena, ma il risultato è diverso: è il suo lasciarla da sola, all’interno dell’istituto, la vera dimostrazione del suo amore. Amare una persona che sta male significa talvolta affidarla a chi sa farla stare meglio, senza intromettersi. E così, il suo abbandonarla è in realtà una dimostrazione d’amore e soprattutto di rispetto per la sua malattia.

Adri e Carla

Infatti, fin dall’inizio, Adri viene presentato come un positivista, che crede nella massima Volere è potere. E’ con questo motto che entra nella clinica psichiatrica, per conquistare Carla, ed è con questo motto che cerca di aiutare i vari pazienti con cui fa amicizia. Ma deve dolorosamente capire che non sempre è così. E alcune cose non si possono fingere, e alcune cose non si possono cambiare.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
performance
emozioni

SINOSSI

Una piacevole commedia sull’amore e sulla malattia mentale, che ha i suoi punti di forza in un cast di attori secondari (in particolare Saùl) e nella riflessione originale.
Marianna Cortese
Attualmente laureanda in Lettere Moderne, ho sempre avuto un appetito eclettico nei confronti del cinema, fin da quando da bambina divoravo il Dizionario del Mereghetti. Da allora ho voluto combinare cinema e scrittura nei modi più diversi e ho trangugiato di tutto: da Kim Ki-Duk a Noah Baumbach, da Pedro Almodovar a Alberto Lattuada. E non sono ancora sazia.

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