Monster (2003), diretto da Patty Jenkins con protagonista la statuaria e talentuosa Charlize Theron, ha dato modo alla bella attrice di dare un’interpretazione da Oscar. Infatti l’anno seguente, nel 2004, ne riceverà uno come migliore attrice protagonista.
Memorabile nella stragrande maggioranza dei ruoli ricoperti (basti pensare a L’avvocato del Diavolo, Mad Max: Fury Road, Bombshell), in Monster la Theron ha dato prova di vere credenziali attoriali, fino a quel momento inedite. La pellicola, diretta da Patty Jenkins, racconta la difficile storia della serial killer statunitense Aileen Wuornos e dei suoi primi omicidi.

Assieme alla collega Cristina Ricci, che ha impersonato la compagna di Aileen, Selby Wall, Charlize Theron ha saputo donare al pubblico un’interpretazione a dir poco magistrale, intrisa di tormento e malcelata disperazione. Monster, uscito nelle sale nel 2003, ha rappresentato una vera e propria svolta per la carriera della bella artista, sino a quel momento da sempre impegnata in ruoli che non scalfivano minimamente l’eterea perfezione dei suoi tratti somatici.
Eppure, Charlize Theron ha dimostrato di non essere solo un “bel faccino”, ma di avere talento da vendere. Al di là della trasformazione fisica, Theron ha anche scavato profondamente nella psicologia della Wuornos, indagando la sua complessa miscela di rabbia, vulnerabilità e disperazione. Ha saputo trasmettere la sua sofferenza e i suoi traumi, rendendo il personaggio sia ripugnante che compassionevole, senza mai cadere in uno stile caricaturale.
Monster – Trama
Monster è un’immersione cruda e senza filtri nella vita di Aileen Wuornos, una prostituta che, dopo una vita di abusi, diventa una serial killer. La storia si apre con Aileen sull’orlo del suicidio, un’anima tormentata che cerca un’ultima scintilla di umanità in un bar squallido, sul fondo di un bicchiere di birra. Lì incontra Selby Wall (Cristina Ricci), una giovane donna lesbica fragile e bisognosa d’affetto. Tra le due nasce un’intensa e tumultuosa relazione, un’ancora di salvezza in un mare di afflizione.
Aileen, determinata ad offrire a Selby una vita migliore, entra ancora di più nel baratro della prostituzione, un mondo fatto di violenza e degrado che lei, nel profondo, disprezza. Ogni cliente è un promemoria vivente dei traumi subiti, un’eco di un passato che la perseguita. Uno sfortunato giorno un cliente l’aggredisce brutalmente, portandola al limite della sopportazione. In un feroce impeto, Aileen lo uccide.

Vittima o carnefice?
Questo atto segna un punto di non ritorno per Aileen, ormai intrappolata in un cupo vortice di violenza. La donna continua ad uccidere, convinta di liberare il mondo da uomini che lei considera dei mostri. Ogni omicidio è un grido disperato, un tentativo di riprendere il controllo sulla sua vita.
La sua relazione con Selby si fa sempre più intensa e morbosa, un legame tossico che le tiene avvinghiate inesorabilmente l’una all’altra. Mentre la scia di omicidi si dipana, la polizia si avvicina a catturare il colpevole. Aileen, braccata e paranoica, si sente sempre più sola. La sua sanità mentale vacilla, e la linea tra chi sia la vittima di quell’assurda storia e chi sia, invece, il carnefice, si fa sempre più sfumata e incerta.
Monster – Recensione
Senza timore di smentita si può asserire che Monster sia stato una sorta di iniziazione, un battesimo del fuoco per la bella Charlize. Oltre alla perizia dei truccatori, che hanno saputo con dovizia di dettagli ricreare l’aspetto di Aileen Wuornos in tutte le sue particolarità, il merito va a lei, Charlize Theron.
Si sa, gli espedienti estetici adottati sulla scena fanno la loro parte, ma è l’attore che dà vita al personaggio. Manieristica persino nei tic nervosi, Charlize diventa Aileen, quasi come se la riportasse in vita sullo schermo. Alla dentatura perfettamente identica a quella della spietata assassina, ferrigna e digrignata, si accompagna lo sguardo torvo e allucinato che da sempre la contraddistingue.
Quello stesso sguardo che Charlize Theron replica in modo superbo, incutendo nello spettatore un misto di terrore e angoscia che difficilmente si riesce a dimenticare.

Viaggio nella mente criminale
Accanto alla bravura dell’attrice l’abilità della regista, Patty Jenkins, di raccontare una storia vera attraverso il filtro dell’umanità e della fallacità propria dell’esistenza. Monster non ha nulla del resoconto di un caso di cronaca nera o di un documentario True Crime.
Al contrario, rappresenta un’esplorazione profonda e delicata delle zone d’ombra dell’anima, che offre allo spettatore il ritratto di una donna spinta al limite dalla società e dalle circostanze.
Con sobrietà e realismo, la Jenkins narra visivamente le vicende attraverso un road movie cupo e claustrofobico, perennemente sull’orlo del collasso emotivo. Anche le inquadrature, così come gli scenari brulli di una Florida offshore, contribuiscono a creare un senso di alienazione e di sofferta solitudine.
Sia la fotografia che la colonna sonora sono essenziali ma efficaci nel sottolineare il timbro del film. Film che, sin da subito, si attesta come un lirico viaggio nella mente e nella vita di un essere umano spezzato, invece di concentrarsi sulla spettacolarizzazione del caso mediatico.
