Recensioni FilmMaudie - La recensione del biopic con Sally Hawkins

Maudie – La recensione del biopic con Sally Hawkins

Nel 2016, la peculiare regista irlandese Aisling Walsh porta sullo schermo una sceneggiatura di Sherry White, dando così vita al biopic Maudie. La pellicola non raggiungerà mai le sale italiane, ma troverà direttamente accesso sui canali streaming. Prima solo su Infinity Tv, attualmente il lungometraggio (115 minuti di durata) è reperibile anche su Netflix, con l’aggiunta del sottotitolo italiano “Una vita a colori”. Il film biografico, delicato e sorprendente, espone il vissuto dellartista folk canadese Maud Lewis, narrando la nascita della sua fama e del suo mito. Pittrice fuori dal comune, sia per esperienza di vita che per caratura artistica, sullo schermo Maud assume i connotati di una fenomenale Sally Hawkins. Per l’occasione, l’attrice è affiancata da un altro interprete d’eccezione, Ethan Hawke

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Maudie

La trama del film

Maud Dowley (Sally Hawkins), spesso affettuosamente chiamata Maudie, è una giovane donna laboriosa e appassionata. Il suo corpo però non sembra riuscire a tenere il passo con la prontezza della sua mente fervida. La donna soffre infatti di una fulminante artrite reumatoide, che la porta a vivere ripiegata su se stessa esibendo evidenti difficoltà motorie. Questi ostacoli la tengono ai margini della società, costretta a rinunciare alla sua indipendenza. Non a caso infatti, Maud abita con l’imperante e scarsamente permissiva zia Ida (Gabrielle Rose), e la condizione le è a dir poco stringente. Sono gli anni Trenta del Novecento quando un giorno, in paese, la donna assiste ad una scena che le cambierà la vita. Lo scontroso e isolato Everett Lewis (Ethan Hawke), tuttofare e pescatore dai modi a dir poco grezzi, mette sulla bacheca del negozio di paese un annuncio per una governante

Everett necessita di una donna che si occupi della sua casa mentre lui è preso dal lavoro, e Maud non si lascia scappare l’occasione di vivere una vita indipendente lontana dalla zia. Il rapporto fra i due tuttavia, inizialmente, è quantomeno conflittuale. Di fronte alle resistenze e alle offese di lui, però, lei non demorde e si rimbocca le maniche, rivelandosi una versione alternativa della presenza di cui l’uomo aveva effettivamente bisogno. Al contempo, la rinnovata libertà permette a Maud di rifiorire, gettandosi nella passione per la pittura. Il suo modo di fare arte è spontaneo, viscerale e gioioso. Everett – non senza rimostranze occasionali – le lascia lo spazio e il tempo di dedicarvisi. In men che non si dica, il suo talento verrà scoperto dalla newyorchese Sandra (Kari Matchett) e la sua carriera da artista decollerà tangendo vette insperate. 

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Maudie: La recensione del film biografico

Il panorama cinematografico recente, saturo di biopic, ci propone alcuni pattern di quel genere. Spesso infatti i film biografici recenti si focalizzano molto (talvolta decisamente troppo) sulle premesse e sul pregresso dell’esperienza di vita del protagonista. In altre occasioni, è frequente veder portate avanti con forse eccessiva attenzione delle derive biografiche decisamente secondarie, che riportate unicamente per corroborare il fattore veridicità risultato però di poco conto se non dannose in termini di economia narrativa. Fortunatamente – forse perché nato qualche anno prima di questa massiccia wave di ossessione per il biopic – Maudie non presenta questi elementi di perplessità. Il genere assume in questo caso un taglio curioso e atipico, scegliendo di non dilungarsi troppo sul pregresso. Così facendo, si cattura perfettamente lo snodo nevralgico nella vita e nella carriera dell’artista (ma non preoccupatevi: le premesse, laddove funzionali e necessarie, non stenteranno a venire a galla). 

Il focus ricade tanto sulla scoperta della sua inaspettata carriera artistica quanto sul singolare rapporto con Everett, che rispetto al suo vissuto precedente diventa simbolo di sopraggiunta indipendenza. Il loro è un peculiare amore disfunzionale, tristemente figlio dei suoi tempi (come d’altronde non potrebbe fare a meno di essere). Si configura così un rapporto con tendenza- unilaterale, non che ci sia bisogno di specificarlo – alla sopraffazione, che trova però il modo di sfociare in un matrimonio stranamente felice. Quelle di Maudie e Everett sono due solitudini, una più scontrosa e l’altra più propositiva, che si incontrano riuscendo ad instaurare con non poca fatica un equilibrio che giovi ad entrambi. Per i loro tempi, sono due “freak” che vivono esternamente rispetto ad una società che non li vuole includere né li apprezza. Scoprendosi, capiscono che seppur non senza attriti possono trovare comprensione solo l’uno nell’altra. 

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Maudie: interpretazioni vincenti al servizio di un nucleo di poetica sensibilità

Oltre alla messa in mostra di un rapporto umano così peculiare, il film beneficia molto dellinterpretazione impeccabile di Sally Hawkins. Colonna portante del corpo filmico, l’attrice svolge un lavoro meraviglioso nel delineare una personalità artistica pura, mai costruita. La sua Maudie agisce in funzione delle emozioni – le sue in primis, e quelle degli auspicabili compratori poi – e del senso di liberazione che le offre quel suo personalissimo sguardo sul mondo. Un mondo che l’ha odiata, messa all’angolo, ma di cui lei non riesce a non notare la bellezza. Questa visione dell’artista ha alle spalle un’idea dell’arte e del mondo altrettanto poetica (come non pensare all’idea per cui, secondo la protagonista, le finestre sono una cornice della vita che si scorge attraverso di esse). La concezione artistica si fa pura, semplice, ma non per questo meno forte. 

Questi elementi si coniugano all’onnipresenza di paesaggi scarni, che nel loro pallore esaltano ulteriormente i colori brillanti dei dipinti dell’eroina. Paesaggi che però, nonostante il velo mortifero, si rivelano vigorosi, traducendo la forza d’animo della protagonista (o facendosi per lei pozzo a cui attingere senza riserve). Così, anche la lentezza del film diventa proporzionale e funzionale alla sua delicatezza. La finezza si fa sorprendente di fronte ad un personaggio così intenso, che però confinato al di fuori delle norme sociali si vede costretto a vivere in sordina finché non ha modo di esplodere nella sua ricerca di unespressione artistica soddisfacente. Data la soffocante saturazione di biopic nel cinema di oggi, verrebbe quindi da auspicare che il genere riparta da esempi più solidi, artistici e completi: Maudie, esponendo senza pretese un vissuto sorprendente, ne è un delizioso esempio. 

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PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Maudie non ambisce al titolo di capolavoro, ma si guadagna a pieno titolo l'etichetta di film biografico equilibrato, senza fronzoli né fumo negli occhi: in definitiva, un biopic riuscito.
Eleonora Noto
Eleonora Noto
Laureata in DAMS, sono appassionata di tutte le arti ma del cinema in particolare. Mi piace giocare con le parole e studiare le sceneggiature, ogni tanto provo a scriverle. Impazzisco per le produzioni hollywoodiane di qualsiasi decennio, ma amo anche un buon thriller o il cinema d’autore.

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