Anni ’60. Stanley Kubrick in una dichiarazione annuncerà come «C’è un romanzo che vorrei fare ma su cui non ho ancora cominciato a lavorare». Si tratta di Traumnovelle, Doppio Sogno di Arthur Schnitzler, racconto del 1926. Il romanzo dello scrittore austriaco ha come protagonisti una coppia borghese e la sua morale ipocrita, la crisi prodotta dall’incomunicabilità di un matrimonio infelice. Kubrick si appropria di questi elementi per farne una lettura psicoanalitica, turbante e inquieta del sesso e del matrimonio che assume i connotati di un sogno sinistro. È Eyes Wide Shut.

Trama del film di Kubrick
Una festa natalizia, uno scintillio di luci che si dipana in una sala gremita d’invitati. L’atmosfera é sospesa, sognante, pregna di eros. Alice e suo marito Bill, durante la stessa, sembrano intessere comportamenti languidi e lascivi con altri invitati del party. Una volta a casa, però, il clima é destinato a mutare quando Alice (Nicole Kidman) rivelerà al marito (Tom Cruise) d’aver vagheggiato eroticamente su un uomo conosciuto in vacanza anni prima.

Eyes Wide Shut: tra voyerismo ed estetica.
« Tesoro hai visto il mio portafoglio?» é la prima frase che sentiremo al preludio del film. Apparentemente insignificante é in verità assolutamente nevralgica specie se collocata nel suo contesto di provenienza: la coppia si appresta ad uscire per partecipare alla festa, Alice si presta sensuale e nuda alla cinepresa. Il bagno dove ella si staglia é luminescente. E poi, prima d’uscire, il saluto alla figlia lasciata a casa con la baby-sitter. Una prima sequenza magistrale nel disseminarci sapientemente gli elementi che comporranno il lungometraggio: il tema del denaro associato al potere ( Bill é un cliente per l’intera durata del film e assoluto figlio della borghesia capitalista mentre Alice compra con il corpo), il motivo dell’eros spesso associato a thanatos e quello del dualismo (ben tematizzato grazie a luci e mis-en-scéne). Sono le prime immagini del film eppure c’è una densità incredibile.

La sequenza della festa, poi, elabora ancor più questi motivi conducendoli verso un rapido quanto inesorabile sviluppo che trovano il proprio apogeo nel mancato rapporto sessuale della coppia. Uno specchio, i coniugi che si accingono a fare l’amore. Lei però non c’è, è in un altrove a lui irraggiungibile. Nicole Kidman guarda nello (e attraverso) lo specchio, guarda noi. C’è noia e qualcosa stride in sottofondo. Lo intuiamo subito. Sono i momenti precedenti alla rivelazione di Alice che la renderanno moglie, madre, puttana. C’è una scissione nel personaggio di Nicole Kidman, una frammentazione di cui lo specchio rivela l’autenticità solo in quel momenti ( prima e dopo, infatti, si noti come questo non rifletta mai la sua figura).
Lo specchio, in Eyes Wide Shut, ha il fine di rivelare la veridica persona al di là del personaggio. Esso é rivelatore dell’intimità di chi vi si specchia. L’arco narrativo del film stesso si rivela essere ‘uno specchio’ che raggiunge il proprio climax attorno alla metà rinforzando l’idea di una dualità non casuale.

La duplicità di Eyes Wide Shut:
Ancora – come prima accennato – il tema del doppio é tematizzato dall’utilizzo delle luci e della fotografia in continuo contrasto. Per la sua intera durata la pellicola é dominata da blu e rosso. Se il primo viene associato alla dimensione onirica e ignota, il secondo simboleggia il pericolo. Un pericolo – e questo è affascinante – sempre legato alla sessualità e alla sua promisquità. La stessa Alice, connotata da toni rossi e caldi, é pericolosa in quanto colei che trascina Bill nell’incubo destinato a consumarsi in una notte. La donna e il suo eros sono il vero fulcro del film. Quando poi i due sintomi si incontrano ecco che la fotografia si tinge di viola.
E poi: le angosciose immagini di una fantasia erotica insoluta sono bianche e nere, così come sono opposti i ruoli di potere e genere che la coppia é chiamata ad incarnare. Bill é pulsione di vita mentre Alice é pulsione di morte, colei che distrugge la società con il suo desiderio incontrollabile (qui nella sua cellula più piccola quanto fondamentale: la famiglia).

Un film sul desiderio:
Infine il simbolo dell’arcobaleno con le sue luci variopinte. Qual’è il suo significato? Forse é l’ingresso per il regno oscuro (in quanto privo di luci) del piacere? Di Eros e Thanatos? Un luogo dove il piacere femminile attivo (quello di Alice) non può accedere? Infondo non ha importanza saperlo poiché come ci dice Alice stessa nell’epilogo: « C’è qualcosa che dobbiamo fare assolutamente: scopare.»
Eyes Wide Shut non é solo la storia di una coppia borghese e annoiata intrappolata in un matrimonio insoddisfacente, é bensì l’esplorazione del desiderio e il suo dislivello di manifestazione, dell’incomunicabilità tra individui, il fallimento della famiglia classica, borghese. La fine dell’arcobaleno – apparentemente mai raggiunta – é stata accolta dalla coppia al termine della festa natalizia. La caduta nell’alterità é avviata, sogno e realtà si mescolano come eros e thanatos.
L’ossimoro del titolo ( Occhi Ben Aperti Chiusi ) é sintomatico della condizione della coppia: Bill si trova in uno stato sognante, di trance. I suoi occhi – seppur spalancati – sono incapaci di vedere. L’intera storia é un sogno da cui si é incapaci di distogliere lo sguardo. L’inconscio prende il sopravvento ma solo la dimensione onirica può renderci finalmente desti.

