Lee è il nuovo film biografico della regista Ellen Kuras con protagonista il premio Oscar Kate Winslet (Titanic, L’amore non va in vacanza, Se mi lasci ti cancello, Neverland – Un sogno per la vita, The Reader, Revolutionary Road, La ruota delle meraviglie, Ammonite, The Dressmaker – Il diavolo è tornato, ecc.) basato sulla vita e sulla storia della fotografa di guerra Lee Miller.
Scoprire un personaggio come Lee Miller è scioccante. In un’epoca come quella degli anni Trenta e Quaranta, in cui non era comune per una donna dedicarsi alla fotografia e avere successo, la protagonista di questa storia ha raggiunto un prestigio e un riconoscimento che l’accompagnano anche dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 1977.
La sceneggiatura di questa coproduzione britannica, in collaborazione con gli Stati Uniti e l’Australia, è basata sulla biografia
The Lives of Lee Miller, scritta da Anthony Penrose, figlio dell’intrepida reporter. Penrose scoprì i diari della madre dopo la sua morte, rivelando aspetti della sua vita fino a quel momento sconosciuti.
Sebbene la narrazione del film segua una struttura piuttosto convenzionale, il film mantiene la sua potenza e il suo interesse grazie all’interpretazione di Winslet e al coraggio del personaggio che interpreta. Con grande coraggio, la fotografa di guerra rischiò il suo corpo e la sua vita nell’orrore del campo di battaglia.

Lee: la trama
Lee è la materializzazione di un sogno e di un progetto personale di Kate Winslet, che incarna la prestigiosa fotografa, che in precedenza, negli anni ’20, era stata una modella.
La vita di Lee Miller è stata complessa fin dall’inizio, in una piccola cittadina dello Stato di New York. La sua carriera è iniziata come modella, quasi da bambina, poiché suo padre, un fotografo, la fotografava anche nuda, cosa che l’avrebbe poi spinta a intraprendere la sua professione. Nel 1929 si recò a Parigi, dove fece l’apprendistato con Man Ray. Tuttavia, il suo spirito inquieto la portò a diventare una corrispondente di guerra, un ruolo che costituisce l’asse centrale del film con protagonista Winslet.

Questo film biografico su Lee Miller inizia nel 1938, con la modella e fotografa americana Lee (Kate Winslet) che vive con il suo amante, l’artista Roland Penrose (Alexander Skarsgard), a Londra. Quando la Germania invade la Francia, le vite degli amici di Miller, tra cui la fashion editor Solange D’Ayen (Marion Cotillard) e l’artista Nusch Eluard (Noemie Merlant) sono in pericolo. Nella Londra bombardata, Miller scatta immagini di donne impegnate nella difesa nazionale che risolvono il morale per la direttrice di British Vogue Audrey Withers (Andrea Riseborough). Ma Miller desidera ardentemente diventare una corrispondente di guerra, nonostante le regole impediscano alle donne di entrare nelle zone di combattimento. Alla fine trova un modo per raggiungere la prima linea, collabora con il fotoreporter David Scherman (Andy Samberg) e crea immagini che le faranno guadagnare un posto nella storia.
Lee: la recensione
Lee è un biopic con tutto ciò che ne consegue. Non reinventa la formula né si allontana dalle regole stabilite, ma racconta la storia di una vita emozionante che è esistita ed era poco conosciuta, il che è più che sufficiente per catturare l’attenzione dello spettatore.
Il film ci mostra il contesto in cui Miller ha scattato alcune delle sue fotografie più iconiche, in particolare la famosa istantanea che la ritrae nuda nella vasca da bagno dell’appartamento berlinese di Hitler. Come corrispondente di guerra per la rivista Vogue, ha documentato le atrocità del regime nazista per oltre un decennio, compresi i campi di sterminio dopo la loro liberazione.
Vediamo Winslet trasformarsi nel suo personaggio: prima, come la coraggiosa reporter tra i venti e i trent’anni; poi, come la vecchia che racconta la sua storia. La sua interpretazione è così coinvolgente che quasi facciamo fatica a riconoscere l’attrice, che ha interiorizzato a fondo ogni dettaglio della straordinaria vita di Miller, impegnandosi a rispettare i suoi valori e la sua eredità.

Winslet è una scommessa sicura, ma è proprio in film come questo che il suo talento trabocca in ogni inquadratura.
La carriera di Miller si è estesa ben oltre, ma la regista Ellen Kuras ha scelto di raccontare quegli anni sul grande schermo. La sua scelta è comprensibile, poiché ha significato il passaggio dall’essere un’ex modella a una professionista al centro dell’azione. Kuras ritrae il fotografo come un essere umano dotato di eccezionale creatività, con poche riserve e molta curiosità. Lo fa partendo da una posizione di ammirazione e muovendosi in punta di piedi attorno ad alcune questioni più spinose, come il suo ruolo di madre o la sua natura distaccata negli ultimi anni della sua vita.
La vera risorsa del film è Kate Winslet
Fortunatamente, il ruolo principale è interpretato da Kate Winslet. L’attrice conferisce al personaggio una dignità e una sicurezza che permeano ogni sua decisione, ma, soprattutto, aiuta il film ad allontanarsi dall’essere un film biografico convenzionale che sarebbe potuto passare inosservato.
Se il film ha avuto successo è grazie a lei. E non solo perché offre un’interpretazione ammirevole, ma perché è stata Winslet a produrre il film.

Winslet interpreta Lee conferendole un mix avvincente di vulnerabilità e durezza. Dal 1938 al 1945, Lee ha vissuto una vita intera. È passata dall’edonista all’eroina. E la performance di Kate Winslet chiarisce che le due metà contrastanti della sua vita (all’inizio è una bohémien in cerca di piaceri, poi diventa un’implacabile fotoreporter di guerra) provengono dalla stessa ferita nella sua psiche.
Lee Miller è stata riconosciuta per il suo coraggio, curiosità, resilienza, innovazione, integrità, visione, tenacia, adattabilità e incrollabile passione per la fotografia. Winslet interpreta il ruolo con notevole autenticità, rendendo queste qualità di Lee credibili e ammirevoli.
In conclusione
Questo film racconta i difetti e i trionfi di Lee Miller, e arriva al punto di affermare che senza il suo tumulto interiore, probabilmente non sarebbe andata a documentare alcune delle peggiori atrocità dell’umanità nei campi di concentramento di Buchenwald e Dachau.
Invece di sminuire i successi di Miller dicendo che i suoi demoni l’hanno spinta verso la grandezza, la direttrice della fotografia americana diventata regista Ellen Kuras, al suo debutto cinematografico, si assicura di affermare che Miller aveva un grande occhio per la composizione e la narrazione, un’abilità affinata nelle riviste di moda. Il senso estetico di Miller ha reso le sue fotografie straordinariamente potenti. Il racconto della storia da parte di Kuras è sensibile e la Winslet offre una delle sue migliori interpretazioni, rendendo omaggio ad una pioniera del fotogiornalismo.

