Recensioni FilmParigi, 13Arr. - L'ultimo film di Jacques Audiard

Parigi, 13Arr. – L’ultimo film di Jacques Audiard

Il tredicesimo arrondissement di Parigi (qui il titolo Parigi, 13Arr.) è pieno di torri residenziali, alveari di appartamenti in batterie verticali, vertigini di vetro e cemento create sull’idea architettonica di grande centro commerciale multifunzionale, pieno di luci ed attività, di cui sfrutta ed amplifica le dinamiche e lo zelo sempiterno.

- Pubblicità -

Lo popolano soprattutto etnie asiatiche e straniere, dando vita ad uno dei crogiuoli di suoni, colori e sapori più unici e significativi di tutta Europa.

parigi, 13arr.

E’ un quartiere omaggio alle Olimpiadi del 1968 e ne porta simbolicamente il nome, Les Olympiades, da cui il titolo originale che il regista Jacques Audiard dona al suo film, legando insieme plot ed atmosfera urbanistica che attraversa quelle strade, nuove e vecchie insieme, così poco parigine, così manhattaniane, moderne e disorientate, come i suoi personaggi.

Stimolo, contaminazione, competizione e comprensione ne sono le radici reali e metaforiche, ed esse contribuiscono ad acuire quella sensazione di condivisione e ricerca casuale o fatale che i protagonisti di Parigi, 13Arr. conducono senza condurre.

- Pubblicità -
parigi, 13arr.
parigi, 13arr.

Parigi, 13Arr. – Trama

Nella giostra di Audiard sfilano e si intrecciano tre giovani: Emilie (Lucie Zhang), ragazza cinese che vive nell’appartamento dell’anziana nonna ricoverata a causa dell’Alzheimer, sente la sua famiglia di tanto in tanto e lavora in un call center; Camille (Makita Samba), un trentenne nero ed affascinante, professore di lettere in cerca di una sistemazione migliore della precedente; Nora (Noèmie Merlant) in arrivo da Bordeaux nella grande città per studiare legge e laurearsi una volta per tutte.

In mezzo alle loro vite superficialmente inquiete, intimamente prive di guida, di fede, di sicurezza, scorre il sesso: strumento cardine di conoscenza reciproca, con cui frequentare l’altro, capirsi, farsi compagnia e scudo nel mare di fragilità non dette che una metropoli più simile all’indifferente grande mela newyorkese che alla capitale francese destina ai giovani.

parigi, 13arr.
parigi, 13arr.

Parigi, 13Arr. – Recensione

Presentato in concorso al Festival del Cinema di Cannes del 2022, Paris, 13Arr. è sceneggiato dallo stesso Audiard assieme a Lea Misius e Celine Sciamma (Ritratto della Giovane in fiamme, Petite Maman)ed ispirato liberamente ad una serie di graphic novel di Adriane Tomine, talentuoso illustratore presso il New Yorker: il film sviluppa in un romantico bianco e nero d’antan, le fotografie di giovani esistenze sull’orlo di una faticosa, fumosa ed insidiosa maturità, troppo procrastinata a causa di indoli e percorsi differenti, anime apparentemente solitarie, single in cerca di amore e conferme, che non si mostrano deboli anche quando tutto attorno a loro racconta di questa debolezza.

- Pubblicità -

Da un impiego precario come il call center, non certo il lavoro della vita, alle difficoltà economiche del mestiere di docente, che necessita di altro per arrotondare, alla difficoltà di ricominciare a studiare se alle spalle si hanno un piccolo paese e le mille dicerie imbarazzanti ed infondate da cui si cerca riparo.

I personaggi di Audiard sono atleti inconsapevoli di sentimenti fortissimi e sfocati al contempo, appesi ad una quotidianità che cambia ogni mese, vittime distratte o abusatrici dei social-digitali, pieni di bisogni che non esprimono e esprimono male, in modo famelico, disinvolto, trasgressivo, ma non connesso con la loro reale natura: i loro corpi si annusano, si spogliano, si confessano, si attraversano, non capendosi quando dovrebbero, e viceversa, mostrando il fianco di tutta la loro finta agilità di vivere, che non raccoglie i frutti della propria semina.

Una voglia di indipendenza quasi mai rispettata, sempre deviata, rimessa o incanalata altrove, spesso con l’ausilio di un appoggio digitale che sconfina dal mondo virtuale in quello reale, e confonde e fa danni, tanta è la fame di vuoto e di amore.

parigi, 13arr.

Da Tinder alle cam-girl, da un finto revenge porn, al ragazzo diverso ogni notte, da un coinquilino ad un altro, da un letto ad un altro, da un lavoro ad un altro, da uno quartiere ad un altro, tutto pur di non restare soli, tutto pur di appartenere ad un dove, ad una situazione, gialli, neri, caucasici, autoctoni o importati, non importa, sono tutti ugualmente dispersi, in cerca di un qualcosa che racconti chi sono e lo accetti, perché Parigi, 13Arr. trascina e nasconde, nelle volute sinuose e secche dei suoi passaggi, il peso generazionale di come trovare un proprio posto nel mondo e di come abitarlo questo posto, in modo da non farsi male, da sopravvivergli.

Il tempo di mezzo, i litigi, le separazioni, le esasperazioni, i piani stravolti ed un anno trascorso sembrano una durata di pochi giorni, bastevole per evidenziare le singole verità, le diverse inclinazioni, le passioni proprie e quelle altrui, la giusta distanza dalle cose che fanno male, la corretta vicinanza con quelle che nutrono il profondo.

Una commedia romantica, Parigi, 13.Arr., uno slice of several life allungato nel tempo, carismatico e dal sapore antico e moderno insieme, particolare e distonico, sfrontato e dolce, spigoloso ed aggraziato, come il quartiere che lo ospita, retaggio di un’identità nazionale che non c’è più, asilo odierno di etnie in libero soggiorno sul nuovo territorio europeo, così aperto e così intangibile in fin dei conti, come dimostrano le difficoltà relazionali dei protagonisti.

Audiard incastona le sue giovani ed affascinanti pedine umane in un ambiente ritratto in modo che appaia migliore di quel che è, come gli stessi personaggi cercano spesso di sembrare: un quadro di Hopper è il panorama iniziale, veduta di metropoli attraverso gli alti vetri di uno dei grattaiceli del 13 Arr., con donna nuda seduta su un sofà vicino alla finestra, in apparente totale agio di sé, con ancora molte domande cui dare una risposta.

Parigi, 13Arr.

E si parte dalle cose più semplici ed istintive, si parte dal sesso, che non è complicato, che non sa mentire, che è democratico, molto più di uno stato, di un lavoro, di uno studio, volendo anche di una famiglia: l’esperienza fisica sessuale rende forti, crea una corazza, o invece la smonta, comunque aiuta a costruire una confidenza, un linguaggio, porta a comprendere l’altro, a decifrare l’enigma di chi ci appare di fronte e la propria vacuità, a smuovere la vita dal posto di blocco in cui Emilie, Camille e Nora, volenti o nolenti, l’hanno condotta.

Parigi, 13Arr. – Cast

Notevole il trio di attori principali, aggraziati, volubili e fragili, come molti dei caratteri che Audiard ha costruito nella sua eterogenea, incuriosita, carriera (Il profeta, Deephan-una nuova vita, Un sapore di ruggine ed ossa), dalla naturalezza esemplare, in bilico tra dramma personale e risata condivisa, con il sentimento di mollare, per poi far riaffiorare le proprie teste una volta di più.

Tutti e tre sono espressioni fisiche e comportamentali di sensibilità diverse, appuntite, spiazzanti, non per tutti i palati, profondamente verosimili ed intrinsecamente votate alla risoluzione della loro vita-rompicapo.

Volubili ed intimi, vagabondi del cuore e del sesso per progressiva emergenza esistenziale di cui stentano, come tutti, a dare notizia agli altri, i (non più) ragazzi di Parigi, 13Arr. insegnano ad ascoltarsi e a fidarsi anche del poco che è concesso strappare al presente balordo, fatto di sconfitte e rifiuti cui, anche se sembra, non ci si addomestica, rifiuti che al momento lacerano, ma dopo si placano, rivelando alla fine dei giochi il valore di quella scommessa fatta in partenza, in cui credevano in pochi e che ora diventa realtà.

Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Emilie, cinese, Camille nero e Nora traslocata dalla piccola alla grande città, si ritrovano ad intrecciare vite, sentimenti e corpi nel quartiere parigino e multietnico di Les Olympiades. Insicuri, affamati l'uno dell'altro, si desiderano, si respingono, si perdono, si confrontano, diventano adulti. Commedia romantica in bianco e nero, sofisticata giostra di fragilità, confessioni e gioventù quasi adulta, fatta di seconde generazioni integrate e differenti, alla ricerca di un proprio posto nel mondo. Le solitudini nascoste, la fisicità libera, il digitale disinibito, come dimensioni del linguaggio in questo ipnotico slice of several lives.
Articolo precedente
Prossimo Articolo
Pyndaro
Pyndaro
Cosa so fare: osservare, immaginare, collegare, girare l’angolo  Cosa non so fare: smettere di scrivere  Cosa mangio: interpunzioni e tutta l’arte in genere  Cosa amo: i quadri che non cerchiano, e viceversa.  Cosa penso: il cinema gioca con le immagini; io con le parole. Dovevamo incontrarci prima o poi.

CONDIVIDI POST:

IN TENDENZA ORA

RACCOMANDATI

Emilie, cinese, Camille nero e Nora traslocata dalla piccola alla grande città, si ritrovano ad intrecciare vite, sentimenti e corpi nel quartiere parigino e multietnico di Les Olympiades. Insicuri, affamati l'uno dell'altro, si desiderano, si respingono, si perdono, si confrontano, diventano adulti. Commedia romantica in bianco e nero, sofisticata giostra di fragilità, confessioni e gioventù quasi adulta, fatta di seconde generazioni integrate e differenti, alla ricerca di un proprio posto nel mondo. Le solitudini nascoste, la fisicità libera, il digitale disinibito, come dimensioni del linguaggio in questo ipnotico slice of several lives.Parigi, 13Arr. - L'ultimo film di Jacques Audiard