Avviata con successo la lunga esperienza seriale di This is us, nel 2018 Dan Fogelman tenta un’operazione simile per il grande schermo. Negli anni precedenti si è costruito una reputazione brillante nel ramo della sceneggiatura (Rapunzel, Cars, Crazy stupid love). Ma è con La canzone della vita che esordisce alla regia, nel 2015. Dopo tre anni, nel 2018, giunge la sua opera seconda: La vita in un attimo. Life itself, in lingua originale, è un dramma sentimentale da lui scritto, diretto e prodotto. Nella sua durata di 117 minuti esplora la storia di due famiglie legate da un trauma incidentale. Con il suo cast stellare, il lungometraggio è stato presentato nel settembre 2018 al Toronto International Film Fest, per poi approdare nelle sale italiane a febbraio dell’anno successivo. Attualmente, la pellicola è disponibile per lo streaming su RaiPlay.

La vita in un attimo: la trama
Quando conosciamo Will (Oscar Isaac), lo troviamo in uno stato di confusione e malessere. Perennemente annebbiato da alcol e psicofarmaci, si aggira tra i locali della città con fare molesto per approdare infine nello studio della terapeuta Morris (Annette Bening). Comprendiamo ben presto che il suo comportamento è la risposta a un trauma. Dopo anni di relazione idilliaca con la moglie Abby (Olivia Wilde), la coppia aspetta una bambina. Ma nonostante la mente di Will a posteriori tenti di nascondergli la verità dell’accaduto, con fabbricazioni posticce e rassicuranti, il destino della coppia è segnato dalla tragedia. Ed è proprio dalle ceneri di quella tragedia che nasce la piccola e sorprendentemente matura Dylan. Che cresce, con il nonno, fino a diventare una decisa e quasi spaventosa giovane donna (Olivia Cooke).
Tra la sua carriera da musicista, l’impulsività che rischia di portarla sulla cattiva strada e un futuro ancora tutto da scoprire, la ragazza non riesce a non pensare all’ingiusto destino piovuto addosso ai genitori. Dall’altra parte dell’Atlantico però, in Spagna, un’altra famiglia affronta negli stessi anni uno sviluppo altrettanto complesso. Javier è un bracciante, che conduce una vita modesta ma felice con la moglie Isabel (Laia Costa) e il piccolo figlio Rodrigo. La crescente influenza del capo del padre, Vincent (Antonio Banderas), e un inaspettato incidente in vacanza, provocano una netta rottura nella famiglia. Una cesura che porterà il bambino, diventato ragazzo (Àlex Monner) a trasferirsi negli Stati Uniti. E ad intrecciare curiosamente la sua vita con quella di Dylan. Ma se non fosse la prima volta che i due si incontrano?

La vita in un attimo: la recensione
Che il film sia firmato dalla stessa mano dell’autore di This is us, in un periodo in cui peraltro era direttamente coinvolto nell’elaborazione della serie, risulta immediatamente visibile. Il prodotto per il grande schermo segue infatti un’impostazione perfettamente coerente rispetto a quella del prodotto televisivo. Al centro della narrazione si impernia in effetti un trauma familiare complesso, sfaccettato. Che viene letto attraverso le generazioni, nel corso degli anni. Che attraversa legami, affetti e disperazioni. Che si intreccia al lutto e all’amore, al buono e al cattivo tempo dell’esistenza. La vita in un attimo gioca infatti la sua partita sugli estremi della vita stessa. Così facendo, si potrebbe dire che l’obiettivo del film è quello di una rincorsa alla lacrima facile.
La mira di Dan Fogelman è tutta rivolta alle emozioni iperboliche. E il tentativo di centrare quel bersaglio è così dichiaratamente manifesto che il film fa ulteriore difficoltà a centrare l’obiettivo. Se l’attenzione è tutta rivolta al generare pathos, questo avviene a discapito di una trama a tratti distratta, perfezionabile. L’ambizione dell’autore lo porta ad adottare questo approccio emotivo su uno schema addirittura doppio, su due vicende familiari che si intrecciano nel corso della durata. Non sarebbe stato forse più efficace snellire il concept e curare al meglio il materiale rimanente? Nell’andamento narrativo le situazioni si ripetono, così come i concetti e le sensazioni. Più che un leitmotiv intenzionale, l’impressione è che La vita in un attimo sia permeato di un’insistenza forzata. Che passa, talvolta, anche da frasi di dialogo spesso simili a loro stesse.

La vita in un attimo: la lacrima a tutti i costi
Il plot viene scandito da una suddivisione per capitoli decisamente marcata. Se da un lato questa aiuta a dettare le tappe del racconto, dall’altro rischia di essere l’ennesimo elemento strutturale di cui il film abusa. Peraltro inevitabilmente, data l’ambiziosa impostazione del racconto. Altrettanto si tende a fare con una voce narrante cui il film ricorre in modo ostentato. Un appoggio alla fruizione che permetterebbe di orientarsi al meglio nella vicenda, salvo poi diventare onnipresente e tendenzialmente retorico. Ad abitare l’impianto di La vita in un attimo un ensemble di personaggi profondamente turbati, ma non particolarmente amabili nel loro trauma. I protagonisti hanno la tendenza a fare il peggio di sé – complice anche una rappresentazione di dubbio gusto delle loro turbe psico-mentali. Non appaiono gradevoli, quanto più bizzosi e ostinati.
A tratti patinati e bidimensionali, non risultano neppure particolarmente esaustivi nelle loro parabole, rivelando la loro natura di tasselli di un puzzle inutilmente complesso. Poco può fare dunque il cast eccelso che dà loro corpo, francamente sprecato nel tentativo di riportare in salvo la deriva discutibile presa dalla scrittura. Pur di smuovere il pubblico, La vita in un attimo cade nel sentimentalismo più artificioso e forzato. Condendolo però, come è buona norma hollywoodiana, con un finale di ottimismo a tutti i costi, sulla linea del “tutto si risolverà alla fine”. Tutto andrà per il meglio per le generazioni future, e poco importa se quelle precedenti sono state stroncate da atroci sofferenze, incidenti di violenza inaudita e malattie precoci. E se questo è il senso della vita, caro Fogelman, forse è meglio rimanerne all’oscuro.

