Recensioni FilmInsomnia - Recensione del film di Christopher Nolan

Insomnia – Recensione del film di Christopher Nolan

Terzo film della carriera del cineasta britannico, Insomnia è forse una delle sue pellicole meno conosciute. Primo e unico remake del regista: il film originale è l’omonimo norvegese del 1997, con Stellan Skarsgard. Non solo, è anche l’unico film dove Nolan stesso o il fratello Jonathan non risultano tra gli sceneggiatori. Insomnia è un unicum nella sua carriera per molti punti di vista, il che lo rende un film affascinante da analizzare alla luce di tutto il suo percorso successivo.

Sicuramente un’opera minore, ma non per questo non valida: numerosi sono gli elementi della sua poetica, che si erano già visti nei due film precedenti (Following e Memento), e che si rivedranno in quelli successivi. Per ultimo ma non per importanza, un cast per la prima volta di caratura internazionale. Se in Memento già trovavamo delle star come Guy Pearce e Carrie-Anne Moss, in Insomnia abbiamo Al Pacino, Robin Williams e Hilary Swank.

Insomnia

Insomnia – Trama

Due poliziotti di Los Angeles, Will Dormer (Al Pacino) – che soffre di insonnia – e Hap Eckhart (Martin Donovan), vengono mandati in una cittadina dell’Alaska per indagare sull’omicidio di una diciassettenne, Kay Connell. Saranno supportati nelle indagini dalla polizia locale, dove figura un’agente che ammira profondamente Dormer, Ellie Burr (Hilary Swank). Il momento per i due agenti losangelini, però, non è dei migliori. Entrambi sono sotto indagine per aver inquinato le prove di un caso si pedofilia. Eckhart vuole patteggiare, ma Dormer ritiene che questa decisione possa mettere fine alla sua carriera.

Il film gioca sulla psicologia dei personaggi (soprattutto quella di Dormer e del suo doppio) più che sulla risoluzione dell’omicidio. In questo preciso caso, Nolan sembra non restituire allo spettatore un puzzle da ricostruire, ma una psiche da analizzare. È un film col quale il regista costruisce anche i presupposti per le sue pellicole successive, sia in termini di forma filmica sia in termini di costruzione dell’azione. Lavorando su un soggetto altrui, senza le sue già classiche vertigini temporali, imbastisce comunque un’opera di valore.

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Insomnia

Insomina – Recensione

Insomnia è un noir, o meglio; un thriller che riflette attivamente sui codici del noir, che è il genere prediletto da Christopher Nolan. Il regista britannico inizia con noir decostruiti e continuerà così fino ad Interstellar. Insomnia non fa eccezione: mantiene un animo thriller, nel senso che presenta più di un’indagine da seguire fino alla fine; ma allo stesso tempo continua il discorso iniziato con Following e Memento sugli stilemi del noir, riflettendo su personaggi ambigui, sulla loro psiche e, soprattutto, sulla differenza sfumata tra giusto e sbagliato.

Il primo elemento che salta all’occhio è la luce onnipresente: la cittadina dell’Alaska dove giungono i due detective, Nightmute, non offre oscurità. La notte non cala per mesi: l’elemento cardine del noir, il buio, viene eliminato. Dormer, che soffre di insonnia, non riesce in alcun modo a scurire la sua camera d’albergo, finendo per non dormire per sei giorni. Il film riflette sulle dicotomie e sui doppi: luce e oscurità, Dormer e Hap, Dormer e l’assassino della ragazza, giustizia e moralità. L’oscurità, in questa pellicola, è anelata dal protagonista; perché ciò che fa paura è la luce, che tradizionalmente è associata alla verità.

Insomnia è una pellicola che gioca con la verità, a la Hitchcock: lo spettatore la conosce, e con lui solo pochi personaggi. Quei personaggi, tra cui rientra Dormer, ci convivranno in maniera ambigua. Quale può essere il prezzo di raccontarla tutta? Non è forse più conveniente raccontarne una parziale? Ritorna la riflessione sul noir: un protagonista presentato senza macchia, ma che si rivela pieno di ombre; che in questo preciso caso sono simboleggiate dalla luce di una verità da tenere nascosta. In questa dialettica troviamo una delle tematiche nolaniane più riconoscibili: verità frammentate, parziali, da ricostruire o da bruciare.

Insomnia

I volti di Insomnia

È attorno alla verità che Insomnia imbastisce il profondo discorso sulla psiche dei suoi protagonisti. Il cinema di Nolan è un cinema, tra le altre cose, di grandi personaggi. I suoi volti, in molti casi, sono già diventati importanti punti di riferimento del cinema contemporaneo, proprio per l’ambiguità che tradivano i loro sguardi. L’animo dei protagonisti di Nolan è, come i suoi film, frammentato e distorto. In questo caso lavora in particolare su due volti, quello di Al Pacino e quello di Robin Williams. Il primo restituisce meravigliosamente la stanchezza del suo personaggio, il secondo però è ancora più strepitoso.

Lavorando su un volto estremamente noto per pellicole dal tono totalmente differente, Nolan ritrae un Williams capace di calarsi in un ruolo inedito, e proprio per questo più che interessante. Il suo personaggio, che è il sopraccitato doppio di Dormer; è l’altro elemento cardine della poetica del regista che ritornerà anche in futuro. Il cinema di Nolan è un cinema innanzitutto di diadi, e dunque di rispecchiamenti. Anche in questo riesce a mantenere una sua identità, nonostante il soggetto non suo.

Diade come quella già accennata tra moralità è giustizia. Il nucleo centrale del film è, forse, proprio questo. Torna il noir e tornano le sfumature: il fine giustifica i mezzi? La domanda machiavellica che riecheggia in questo e in tutte le pellicole di Nolan. Insomnia può e deve essere giudicato alla luce della poetica di un regista che nei vent’anni successivi rifletterà proprio su questo tema. La trilogia di Batman, Inception e Oppenheimer sono dei manifesti in questo senso; e in Insomnia troviamo in nuce questo elemento.

Insomnia

I limiti del film

Insomnia però non è solo quell’unicum in cui Nolan riesce comunque, nonostante la mancata paternità, a mantenere alcuni dei suoi tratti salienti. È anche l’unicum in cui molte delle sue ossessioni rimangono opache. Ciò che salta all’occhio, alla luce di tutta la sua filmografia, è l’insolita linearità del plot. Following e Memento, in questo, furono molto più seminali; sia per un discorso strettamente personale che per il momento che la storia del cinema stava affrontando a cavallo del millennio. Nolan, insieme a Tarantino e Fincher – senza contare, dunque, personalità più legate all’ambiente indipendente – sono stati volti di spicco di una nuova e rinnovata voglia di riflettere sul cinema.

Eredi della New Hollywood, che tra gli anni ’60 e ’70 era stata avida di cinema del passato; il postmodernismo di questi autori li ha portati a fare la medesima operazione. Nel caso specifico di Nolan, ci troviamo di fronte ad un autore che decostruisce il cinema classico (a cui sempre guarda) attraverso distorsioni temporali e soggettive che, col tempo, abbiamo imparato ad interiorizzare. Non sono un vezzo, ma uno strumento fondamentale della sua poetica, che in Insomnia viene inevitabilmente sacrificato a favore di una linearità più classica, ma meno nolaniana.

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Questo si traduce anche in una più debole componente metacinematografica, che invece era estremamente presente, e protagonista, già nelle sue pellicole precedenti (senza contare, poi, in quelle successive). Il film risulta, dunque, un validissimo thriller/noir che però non ha particolari guizzi tali da elevarlo al di sopra delle produzioni medio-alte del periodo. Alla produzione, tra gli altri, troviamo George Clooney e Steven Soderbergh: nomi altisonanti, che affidarono al quel nuovo regista britannico una sfida, anche in termini economici, molto più elevata rispetto alle precedenti. Una palestra per i suoi lavori successivi – che saranno quasi sempre blockbuster – nella quale, però, forse, non ha potuto esprimere pienamente tutto il suo estro.

Insomnia – Conclusioni

Insomnia è una tappa importante della filmografia di Nolan. Dopo due pellicole indipendenti il regista britannico si è potuto finalmente cimentare con una produzione più grande, che gli ha permesso di esprimersi – nei limiti – come autore; ma anche di ottenere i favori delle major che, di lì a quel momento, gli avrebbero dato ancora più fiducia affidandogli pellicole originali e, soprattutto, la trilogia del Cavaliere Oscuro. Insomnia è un validissimo thriller, spartiacque in una carriera che non avrebbe potuto decollare senza questo trampolino di lancio.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Insomnia è un buonissimo thriller che permette a Nolan di familiarizzare con le grandi produzioni e che contiene in sé numerosissimi spunti che vedremo nelle sue pellicole future; nonostante non brilli come i suoi film precedenti.
Alessandro Bombace
Alessandro Bombace
Appassionato di cinema e filosofia da sempre, quando scrivo guardo ad entrambi per portare analisi il più profonde e originali possibili. Il giochino dei 4 film preferiti? 2001, Persona, Wall-E e Lilo & Stitch

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