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Following, il folgorante esordio di Christopher Nolan.

Il film d’esordio del regista inglese, pur con un budget ridotto all’osso, è un’opera brillante e ricca di colpi di scena

Con l’arrivo ormai imminente di Oppenheimer, probabilmente quella che si preannuncia l’opera più grande e magnificente di Christopher Nolan, abbiamo voluto ripartire dal principio, esattamente da 25 anni fa, quando il regista inglese, forte dei suoi ventotto anni, decise di produrre il suo primo lungometraggio.

Following è quindi un film del 1998, opera prima di Christopher Nolan (firma anche sceneggiatura e fotografia) e prodotto dalla moglie Emma Thomas. Lo stesso Christopher Nolan che nei venti anni successivi sarebbe divenuto uno dei registi più acclamati e influenti dell’intera cinematografia mondiale. Se pensate però a opere come Interstellar, The Prestige o il recente Tenet rimarrete sicuramente spiazzati: scordatevi budget faraonici, grandi stelle di Hollywood ed esplosioni su vasta scala. E sì… Scordatevi pure Cillian Murphy.

Il primo film di Nolan è stato interamente auto-prodotto dal regista, con un budget complessivo di circa 6.000 sterline, girato nei fine settimana a seconda della disponibilità degli attori (che hanno partecipato senza prendere cachet di alcun tipo), senza i regolari permessi per le location e con la partecipazione di amici e parenti che hanno accompagnato la produzione di Following durata quasi un anno.

Following

Following, la trama

Bill (Jeremy Theobald) è uno scrittore fallito di Londra, che per noia inizia a pedinare le persone in maniera casuale così da scoprire di più sulle loro vite e trarne ispirazione per il suo libro. Si dà delle regole precise: mai seguire donne di notte in luoghi isolati, cambiare obiettivo quando inizia a scoprire, e non fissarsi su persone specifiche.

Quando però tradisce questi suoi principi, l’ossessione per un misterioso individuo con un borsone lo porta a scoprire un mondo nuovo: l’uomo si chiama Cobb (Alex Haw) ed è un ladro d’appartamenti che si introduce nelle case delle persone per derubarle di quello che hanno di più caro. Un po’ per il fascino indiscusso di Cobb, un po’ per la curiosità di scoprire qualcosa di più su di lui, Bill si fa trascinare in uno di questi colpi.

Ma Cobb non ruba soltanto per denaro, anzi, spesso la refurtiva consiste in oggetti di poco valore per i più, ma è la violazione che l’uomo opera nei confronti delle vittime a eccitarlo. Lui stesso dice che compie questi furti “per far capire alle persone cosa hanno perso”. È quindi una sottrazione fisica che diviene simbolica, come se Cobb si nutrisse dei ricordi e dell’identità delle persone che deruba, alimentando così la sua perversione (lascia ad esempio in casa di una giovane coppia delle mutandine femminili per inscenare un tradimento).

Una storia che sembra molto semplice e di poco conto, ma che prende corpo dalla metà in poi, rivelandosi molto più interessante di quanto potesse inizialmente sembrare. I colpi di scena sono tanti e ben congeniati, la caratterizzazione dei personaggi diventa sempre più affilata e il finale (seppur un po’ affrettato) è veramente inaspettato, con una moralità di fondo che risulta quasi spiazzante.

Il tempo per Christopher Nolan

Chiunque abbia mai visto un film di Nolan sa benissimo quanto la riflessione sulla tempo sia un qualcosa che gli stia molto a cuore, con montaggi e sceneggiature che prendono spesso direzioni inedite e distorte. In particolare Following si svolge praticamente su 4 piani temporali: l’interrogatorio del poliziotto (interpretato da John Nolan, lo zio del regista) ai danni di Bill; i pedinamenti di Bill nei confronti di Cobb e i conseguenti furti; la frequentazione tra “la Bionda” (Lucy Russell) e Bill; la preparazione dell’ultimo colpo che la ragazza chiede a Bill per aiutarla.

I salti tra un piano all’altro non sono segnalati, e inizialmente si fa fatica a seguire il complesso intreccio temporale della storia. Ma dalla metà in poi, come per la trama, anche gli eventi diventano più chiari, come se la prima mezz’ora di film fosse un graduale assestamento per portare lo spettatore dentro al mondo narrativo creato da Nolan, con regole ben precise che il regista tiene a spiegare visivamente.

La temporalità distorta e la narrativa che si arriccia su sé stessa sono quindi un’ossessione per il regista inglese già dai suoi primissimi lavori (si consiglia la visione di uno dei suoi cortometraggi, Doodlebug per capire di cosa stiamo parlando), trovando poi una sua completezza, con diverse declinazioni, nei film successivi come The Prestige, Inception, Dunkirk e, soprattutto, Memento.

Following

Following, la regia

Data la natura low budget del progetto e il poco tempo a disposizione per girare, Nolan ha progettato la fase di preparazione delle varie scene in maniera maniacale. In particolare, la pellicola da 16mm utilizzata non consentiva più di pochissimi take a inquadratura, e per questo era necessaria una grande precisione ogni qualvolta la macchina da presa veniva azionata. Nonostante questo la regia di Nolan risulta già spigliata, con cambi di registro che in qualche modo riflettono forse anche la natura molto lunga della sua produzione. Inoltre, il bianco e nero esalta l’ambiguità di certi personaggi, riprendendo molti aspetti del noir americano anni ’40 – ’50, genere a cui Following si ispira fortemente.

A un analisi più attenta di Following, che può essere considerato il manifesto della cinematografia del regista inglese, e confrontandolo con i suoi successivi lavori, possiamo notare come negli anni la sua regia si sia evoluta, anche grazie ai budget sempre più importanti che ha avuto a disposizione da Memento in poi. In qualche modo, fin da questa sua prima opera notiamo una certa coerenza nelle scelte di estetica visiva e narrativa che poi ritroveremo in tutti i film successivi (pur diversissimi per generi e stile). Nonostante budget faraonici, oggi possiamo quindi vedere il seme piantato al suo esordio, che negli anni è germogliato ed è diventato qualcosa di più grande pur rimanendo sé stesso.

Addirittura troviamo una serie di easter eggs che ci mostrano CHI è Christopher Nolan: troviamo ad esempio delle foto di Shining o de Le Iene accanto alla macchina da scrivere, come a suggerire una sua vicinanza narrativa a Kubrick e Tarantino. Addirittura possiamo vedere un adesivo di Batman, posizionato sulla porta di casa del protagonista, che risulta quasi profetico considerando che 8 anni dopo Nolan si sarebbe avventurato nella trilogia sul Cavaliere Oscuro.

Following, un cast “atipico”, ma efficace

Partiamo dal presupposto che quasi nessuno dei personaggi di Following è interpretato da attori professionisti. Paradossalmente, l’unico che all’epoca recitava per mestiere era lo zio di Christopher, John Nolan, che nel film fa una breve apparizione come poliziotto che interroga Bill sugli eventi.

Tutto questo dimostra quindi la grande maestria di Nolan nella scelta degli attori e nella loro direzione. Le interpretazioni sono estremamente credibili, considerando anche che nessuno di loro è stato retribuito e le giornate di ripresa si svolgevano nei loro giorni liberi. Una capacità che ricorda molto quella di alcuni registi del neorealismo italiano, capaci di trasformare persone comuni in ottimi attori capaci di regalare estrema profondità alle loro interpretazioni.

Basti pensare che Jeremy Theobald e Lucy Russell hanno iniziato le loro carriere da attori proprio con questo primo lungometraggio, mentre Alex Haw, che interpreta uno dei personaggi più credibili e interessanti, oggi fa l’architetto.

I personaggi poi, sono tutti interessanti: Bill è curioso, annoiato e ossessionato da una perversione vouyeristica che alla fine lo condanna, un po’ come se fosse un doppio del regista, ossessionato a sua volta dall’immagine. Cobb, invece, è sempre ben vestito, non si scompone mai, e sotto il suo indiscusso fascino nasconde una freddezza di fondo che gli permette di ingannare chiunque. Infine la Bionda è la classica femme fatale che riprende, come detto, il genere noir classico, ma anche lei viene inghiottita dal personaggio di Cobb che non viene mai veramente scalfito dagli eventi che lo circondano.

Interpretazioni di alto livello, quasi “miracolose” se si considera la natura del progetto, sintomo di un’abilità di Nolan che negli anni gli è stata più volte riconosciuta da colleghi e attori.

Following

Conclusioni

Following è un’opera prima che, nonostante un impianto produttivo da cinema amatoriale, risulta folgorante e pregna di tutte quelle caratteristiche che avremmo poi ritrovato nei successivi lavori di Nolan. Una riflessione sull’identità, sulla perversione, sull’ossessione per la visione che in qualche modo è anche meta cinematografica. Ma Following è anche un thriller-noir ben realizzato, con una struttura atipica, ma che col passare dei minuti risulta interessante e avvincente.

Se vogliamo, Following è la sintesi perfetta di quello che il regista inglese ci ha mostrato negli anni: un difficile equilibrio (che non sempre gli è riuscito) tra autorialità e commerciabilità, tra riflessione e vezzi mostrativi, tra proiezione e introiezione. Un’opera in bilico tra quelle che, in fondo, sono le due anime del cinema. Le due anime di Christopher Nolan.

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Following è un film che riassume perfettamente i 25 anni successivi di cinema di Christopher Nolan: una riflessione sull’ossessione vouyeristica dell’uomo e l’invasione della sua sfera personale, ma anche un ottimo noir con colpi di scena e personaggi ben delineati. Con un budget quasi nullo, una troupe ridotta all’osso e una produzione durata 9 mesi, Following è un piccolo-grande film, indispensabile per chi voglia capire meglio la poetica di uno dei più grandi e influenti registi degli ultimi anni.
Redazione
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