Recensioni FilmIndivisibili - Il dramma del doppio firmato De Angelis

Indivisibili – Il dramma del doppio firmato De Angelis

Film su film, serie su serie, i contenuti dei decenni passati hanno plasmato l’immaginario collettivo sul quadro campano. Da Gomorra a La grande bellezza passando per L’amica geniale, decine di prodotti hanno definito il contesto con l’audiovisivo. Ad inserirsi in questo schema, rinnovandolo dal suo interno, giunge Edoardo De Angelis. Lo fa, nello specifico, con il suo terzo lungometraggio: Indivisibili. Il film, datato 2016, è un dramma che si articola in cento minuti di durata. Un privato peculiare, quasi favolistico, si impianta su di un presente concreto, ai limiti della durezza. La pellicola è stata presentata nella sezione Giornate degli autori del 73esimo Festival di Venezia, per poi giungere in sala poco dopo. Ai successivi David di Donatello, nel 2017, si aggiudica ben sei statuette, tra cui quelle a Migliore sceneggiatura originale e Miglior produzione. 

Indivisibili

Indivisibili – Trama

Viola (Angela Fontana) e Daisy (Marianna Fontana) sono due sorelle. Ad unirle l’amore per la musica, passione di cui hanno fatto un mestiere. Oltre al lavoro, le accomunano anche la famiglia di provenienza, un carattere deciso – con le dovute differenze – e il sogno di futuro di successo. A legarle però, in termini addirittura concreti, è un organismo unico. Le due sono infatti gemelle siamesi, ognuna con un corpo integro ma legato per il fianco a quello dell’altra. Si delinea così per loro una vita di condivisione forzata, in cui nulla è segreto e ogni istante è di entrambe. La condizione nel tempo ha aumentato l’affiatamento tra loro. Ma ha generato in contemporanea anche una sorta di dolceamaro malcontento. La vita di Viola non è solo sua, così come quella di Daisy. Oltre alle scomodità pratiche sopraggiunge un senso di disagio rispetto a quella che è la loro individualità. 

In questa condizione poco comoda, la famiglia delle ragazze ha trovato un’opportunità. Il padre (Massimiliano Rossi) si è fatto musicista per necessità e autore sconclusionato. Scrive per loro canzoni con cui obbliga le figlie ad esibirsi. La madre (Antonia Truppo), pur scettica, non osa interrompere questa proficua macchina da ricavi che il marito ha creato. Così, per le sorelle, la linea che divide il loro essere cantanti pop-melodiche dal diventare fenomeni da baraccone si fa pericolosamente sottile. Quando un medico le informa della possibilità di dividere i loro corpi, Viola e Daisy iniziano a ragionare sul da farsi. Nonostante le ovvie opposizioni del padre, e dei familiari circostanti, le sorelle avviano un percorso alla scoperta del loro futuro. Forse non sono destinate ad essere necessariamente indivisibili, ma cosa comporterebbe una scissione? 

Indivisibili – Recensione

Il viaggio di Indivisibili passa tutto nella traiettoria delle sue eroine. Viola e Daisy riescono, per incanto, ad essere perfettamente opposte e insieme identiche. La scrittura dei personaggi si fa in questo stratificata, debitamente studiata. Di loro emergono inevitabilmente in modo più immediato le differenze. Il perenne smalto nero sulle unghie di Daisy anticipa, volendo ragionare per stereotipi, il suo stampo caratteriale. Delle due è la più decisa, la più furba. Desidera smarcarsi dal dominio paterno, pretende i soldi che ha guadagnato, lotta per dividersi dalla gemella. È intraprendente, vuole esplorare la carriera cui si sente destinata, scoprire l’amore, il sesso, la grandezza. La sua testardaggine finisce col configurarsi come motore dell’azione filmica stessa. 

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Daisy, dal canto suo, si configura come più innocente. A tratti, forse, addirittura più ingenua. Tra preghiere e atti di dolore, delinea il suo agire sulla scia della fede. Nelle liti tra la sorella e i genitori, alterna il silenzio a modesti tentativi di placare gli animi. Fatica all’idea di abbandonare il corpo comune che abita con la gemella. Eppure, fiduciosa, segue la sua guida. E nondimeno, quando Daisy rischia di venire avviluppata dalle dinamiche di un mondo più adulto di lei, la salva. Lo fa, peraltro, scegliendo una via folle, pericolosa. Dando prova di un coraggio che tardava ad emergere, specchio di quello della sorella. Dimostrando come, anche nel carattere, le due siano indivisibili. 

Indivisibili

Raccontare la meraviglia nella bruttezza

La parabola delle protagoniste si introduce con sfumature di elemento fantastico nel mondo narrativo. Il quadro contestuale di Indivisibili, quello campano di periferia, accoglie le gemelle siamesi come un fenomeno quasi mistico. Quel corpo in due, miracoloso, arriva a sfiorare caratteri di sacralità. Un elemento che, per quanto tutto umano, sembra provenire da una sfera di meraviglioso, di narrativo. E che finisce quindi per scontrarsi, in positivo o in negativo che sia, con la realtà che lo ospita. Furbizia malevola paterna, non a caso, quella di “vendere” le figlie al popolo con riverberi di santità. Chi tocca le gemelle sarà fortunato, passeranno tutti i mali a chi le sente cantare. Ma tra le maglie di questo trabocchetto architettato ad arte si inserisce un’osservazione sociale feroce. 

Se c’è qualcuno (l’entourage delle gemelle) pronto ad imbastire questa narrazione, è perché dall’altra parte c’è qualcuno disposto a crederci. E c’è perché si inserisce in un tipo di realtà che ha disgraziatamente bisogno di credere nel miracolo. Perché altrimenti, forse, il mondo di tutti i giorni sarebbe troppo difficile da digerire. In questo senso il film vive di una duplice narrazione. La prima, fortunata, nel percorso privato delle sue protagoniste. E la seconda, altrettanto efficace, di critica omnidirezionale. Rispetto al bieco arrivismo di chi circonda le ragazze, alla credulità popolare e al degrado che in questo caso plasma quel tipo di mentalità. Due bersagli squisitamente centrati da De Angelis, distanti in quanto a tono ma a loro volta sorprendentemente indivisibili. 

Indivisibili

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Con la sua anima duplice, specchio di quella del suo nucleo di protagoniste, Indivisibili racconta l'Italia di chi ha bisogno di credere per sopravvivere.
Eleonora Noto
Eleonora Noto
Laureata in DAMS, sono appassionata di tutte le arti ma del cinema in particolare. Mi piace giocare con le parole e studiare le sceneggiature, ogni tanto provo a scriverle. Impazzisco per le produzioni hollywoodiane di qualsiasi decennio, ma amo anche un buon thriller o il cinema d’autore.

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