Il Dormiglione di Woody Allen è un tentativo surreale, grottesco, incredibile di affrontare un genere, quello dello sci-fi, da una prospettiva completamente ribaltata e originale rispetto ai canoni. La fantascienza vista dagli occhi stralunati del regista newyorchese, abile umorista e appassionato clarinettista, amato in tutto il mondo per il suo cinema satirico e cinico. Con Il Dormiglione, la sua quinta regia (Provaci ancora, Sam, era con la regia di Herbert Ross), Allen sperimenta i territori della fantascienza, con il solito piglio burlesco e cialtronesco.
Ritornare ad una pellicola come Il Dormiglione, a più di quarant’anni di distanza, significa confrontarsi con un Woody Allen degli esordi, dallo stand up comedian alla prima comicità surreale. Ad oggi, ne è passata acqua sotto i ponti, Allen è considerato un genio comico del Novecento, un maestro della settima arte. Un artista che ha imparato la lezione dei suoi grandi ispiratori, Fellini e Bergman su tutti, condita della sua speciale autoironia e sarcasmo.
Il Dormiglione – La trama

La trama è molto semplice. La storia vede protagonista Mike Monroe, clarinettista e proprietario di un ristorante per vegetariani dal nome Il sedano allegro. Mike viene ibernato all’età di 35 anni dopo una banalissima operazione finita male, risvegliandosi duecento anni dopo in una società completamente cambiata. Il mondo non è più quello di prima: gli uomini sono diventati impotenti, le donne frigide; robot/maggiordomi si occupano di tutto il lavoro manuale; le nazioni e le singole identità dei popoli sono scomparse; spazzate via da una guerra atomica.
La Terra è divisa in due ristretti: l’oriente e l’occidente. Nella parte orientale governa uno stato autoritario di stampo orwelliano, il capo supremo viene definito il “Leader”, cui tutta la popolazione si genuflette al suo potere onnipotente. Parallelamente, Mike incontra Luna Schlosser, interpretata dalla meravigliosa Diane Keaton, cittadina perfettamente inserita nel suo tempo. Tra i due, nascerà un rapporto di odio-amore dalla grande chimica, che li porterà a compiere grandi azioni per la Resistenza.
Il Dormiglione – La recensione

Solo il genio visionario di Allen poteva inventarsi una satira sulla società del suo tempo ambientandola duecento anni dopo. Dopo il tentativo frammentato e volutamente fuori dalle righe del suo film precedente Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sul sesso e non avete mai osato chiedere (dal titolo wertmulliano), Allen dirige una pellicola dallo script decisamente più strutturato. Prima ancora del suo capolavoro riconosciuto da tutti, Io e Annie, Allen finisce per destrutturare un film di genere con abilità e precisione.
La sua comicità slapstick e corporea, un omaggio al cinema di Charlie Chaplin, Buster Keaton e Harold Lloyd, si inserisce perfettamente nell’atmosfera del film. Contaminandosi di chiari rimandi ai classici del genere, da Orwell 1984, 2001: Odissea nello spazio, Arancia meccanica e THX 1138. Spingendosi un tantino oltre, affrontando il tema dell’amore e della sessualità in chiave critica verso una società che non riesce più (e stiamo parlando del 1973) ad esprimere le proprie pulsioni e attrazioni.
Non a caso, il rispetto di Allen per il genere si manifesta nelle rigorose geometrie delle ambientazioni, futuristiche e distopiche, curate nei minimi dettagli per una verosimiglianza notevole. Anche la società, seppur ambientata in un futuro lontano, mantiene le sue regole, le divisioni in classi, i rapporti di forza stato-cittadini, le sue idiosincrasie parallele con l’epoca di Mike Monroe. Numerosi i richiami alle forme di Lang e di Kubrick, antesignani e grandi maneggiatori del genere.
Genesi del film

Allen, come riportato nella pungente autobiografia – A proposito di niente – ricorda: «Confortato dal successo de Il Padrino e Lawrence d’Arabia – film epici di lunghezza tale da richiedere un intervallo – sognavo di dirigere un kolossal comico». Questo l’intento del regista, che l’ha portato a ideare un film comico dalle tinte fantascientifiche.
Un obiettivo ambizioso, sicuramente rischioso per quello che era stato il cinema di Allen fino a quel momento. Inizialmente, Allen, immaginò il film come un kolossal di tre ore diviso in due parti tra il 1973 del presente e il 2173 alla maniera di Allen: «Dato che la prima parte de Il dormiglione sarebbe stata ambientata nella New York degli anni Settanta, immaginate quale sarebbe stata la sorpresa del pubblico nello scoprire che la seconda parte si sarebbe svolta nel futuro in una versione fantascientifica della stessa città piena di monorotaie, automobili volanti e donne prosperose in tute attillate: così immaginavo la moda del futuro. Ed è in questa società avanzata che il mio personaggio viene scongelato trovandosi a dir poco come un pesce fuor d’acqua».
Idea che piacque alla Universal Pictures che decise di finanziare il progetto, idem per la Keaton che si rivelò fin da subito entusiasta. C’è un però. Quando Allen propose Il Dormiglione, questi non era altro che un abbozzo di idea, manchevole ancora di soggetto e sceneggiatura. Al momento della scrittura Allen rivelò di essere a corto di idee:
«Dovevo solo scrivere lo script e dopo alcuni inutili tentativi di scrivere la prima parte. Quella delle avventure della Manhattan degli anni Settanta, mi resi conto di essere a corto di idee. Con il passare dei giorni, mentre ormai discutevamo di ragazze che alzavano i cartelli dei round sul ring mangiando le prelibatezze di Bergstein’s NY.. Il sogno del kolossal svanì. L’unica parte che sembrava promettente era quella in cui il mio personaggio si svegliava nel futuro. Un altro regista, forse, avrebbe accettato la sfida e ne avrebbe cavato fuori qualcosa di brillante».
Conclusioni
Quello che ne uscì fuori fu un progetto ridimensionato nelle ambizioni ma non nello spirito. Una pellicola che ha saputo ironizzare sui grandi temi della filmografia di Allen (Dio, sesso, Amore) – o almeno una parte di essi. Visti sotto l’ottica della fantascienza. Un esperimento ampiamente riuscito.
Il Dormiglione è un film esilarante, uno specchio critico sulla società del suo tempo vista duecento anni dopo. Un film che parla anche di potere, di controllo delle masse, in cui il cittadino viene spogliato della sua identità.
