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Grazie ragazzi, la recensione del film di Riccardo Milani

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L’attesa. C’è chi aspetta un treno, un gruppo di ragazzi a cui deve fare lezione, c’è chi passa le giornate ad aspettare l’occasione per riuscire a rendere speciale la propria esistenza.

E poi c’è un gruppo di persone, rinchiuse in qualche stanza fredda e pallida, che vive un’interminabile attesa, sperando, un giorno, di riuscire a riassaporare la libertà. Grazie ragazzi, l’ultimo film di Riccardo Milani, ci vuole raccontare di questa attesa, e di come sia complesso viverla e subirla.

Il teatro diventa un modo per fuggire da questa lancinante situazione di precarietà, un espediente per vivere nuovamente. Il film è il remake del film Un triomphe di Emmanuel Courcol del 2020.

grazie ragazzi
La compagnia prima di uno spettacolo nel film Grazie ragazzi

Grazie ragazzi cast

Il cast del film Grazie ragazzi è composto da Antonio Albanese (Antonio), Sonia Bergamasco (Laura),  Giacomo Ferrara (Aziz), Vinicio Marchioni (Diego), Fabrizio Bentivoglio (Michele), Nicola Rignanese (Ettore), Andrea Lattanzi (Damiano), Giorgio Montanini (Mignolo).

Grazie ragazzi trama

Antonio è un attore teatrale che non è riuscito ad avere successo. Passa la sua vita doppiando film pornografici, nascondendo tale occupazione alla figlia che vede molto di rado. Un giorno, però, viene contattato da un vecchio collega che gli offre di gestire un laboratorio teatrale di poche lezioni all’interno del carcere di Velletri.

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Antonio Albanese, protagonista del film Grazie ragazzi

Antonio accetta e comincia quest’avventura che gli permetterà di riacquisire sentimenti forti verso il teatro e verso la recitazione. Si troverà di fronte detenuti con vissuti diversi, di età diverse, tutti accomunati dalla necessità di dover costantemente e quotidianamente aspettare.

Per tale motivo, Antonio deciderà di far vivere loro l’esperienza di mettere in scena l’opera di Samuel Beckett, Aspettando Godot.

Grazie ragazzi recensione

Riccardo Milani firma la regia di un film che vuole differenziarsi dall’attuale panorama cinematografico italiano. Trattando un tema come quello delle carceri, si inserisce in una delicata dialettica sociale che nel cinema della nostra penisola non è mai riuscita a svilupparsi.

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Giacomo Ferrara e Vinicio Marchioni in Grazie Ragazzi

Una rappresentazione della detenzione come attesa, in cui l’accettazione sembra impossibile. Questa attesa è il tema centrale della pellicola di Milani. La necessità della scelta dell’opera di Beckett, Aspettando Godot, nasce proprio dalla presenza del nucleo tematico dell’attesa all’interno del film.

La vita carceraria, inoltre, viene rappresentata in maniera originale ed interessante, scevra da tutto quell’impianto retorico che accompagna sempre le narrazioni di questo tipo. Il film di Milani è, invece, limpido e disadorno, senza troppe pretese.

La narrazione inizia lentamente e difficilmente, senza riuscire mai completamente a trovare il ritmo adatto a far rimanere incollato lo spettatore alla poltrona. Un crescendo, però, conduce fino all’ultima scena, di grande impatto emotivo e vero fulcro dell’intero film.

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Vinicio Marchioni, Sonia Bergamasco, Antonio Albanese e Fabrizio Bentivoglio in Grazie ragazzi

In questa viene delineata la situazione in toto, l’attesa acquisisce una forma, le parole di Antonio risuonano come portatrici di una struggente verità. Queste riescono a descrivere in maniera originale la situazione dei detenuti.

La costante attesa vissuta da essi molto spesso non trova sfogo nella conseguente libertà. Una vita passata aspettando Godot. Nel finale, quindi, si conclude in maniera originale una sceneggiatura che, però, durante tutto il film non riesce mai a svincolarsi da un impianto rigido e lineare, a volta anche ridondante.

La scelta narrativa di una lunga serie di repliche che la compagnia riesce a portare avanti risulta eccessiva e ripetitiva. La sceneggiatura, inoltre, presenta dei passaggi poco chiari, orfani di una logica necessaria in determinate sequenze del film.

grazie ragazzi
Una scena di Grazie ragazzi

In questo senso il passaggio di consegne tra Christian e Diego, interpretato da Vinicio Marchioni, manca di una esaustiva spiegazione deterministica. Ad una sceneggiatura poco riuscita, ad eccezione degli ultimi minuti del film, si contrappone un comparto attoriale che, se pur presentando alcune criticità, riesce a costituire un coeso ed organico gruppo, abbastanza eterogeneo da determinare contrasto e tensione.

Antonio Albanese guida ottimamente questo gruppo che ha in Giacomo Ferrara e Vinicio Marchioni le più interessanti figure. Da una parte un ragazzo arrivato in Italia nei primi anni di vita, dall’altra una figura oscura che ha il rispetto, e il timore, di tutti all’interno del carcere. Due figure opposte, entrambe, però, vittime delle loro debolezze.

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Antonio Albanese e Fabrizio Bentivoglio in Grazie ragazzi

L’umanizzazione del detenuto è alla base del film di Milani, un concetto tanto ovvio quanto spesso dimenticato. L’attesa che vivono costantemente i detenuti è proprio l’espediente per rappresentare l’umanità di queste persone. Il teatro dell’assurdo rompe la quarta parete e parla con il pubblico, si intrufola tra le file di poltrone rosse nella sala, entra nella quotidianità di tutti noi.

Riccardo Milani dirige un’opera che, al di là della narrazione e dei tecnicismi, ci restituisce un’occasione di riflessione, confronto e dibattito. L’occasione per toglierci di dosso le vesti di giudici insaziabili, perché il giudizio esterno in questo caso sembra solamente banale e superficiale. Il banco degli imputati è rimasto vuoto, l’imputato si era stufato di attendere ed è fuggito, tornando tra la gente, respirando di nuovo l’aria della libertà.  

Grazie ragazzi trailer

PANORAMICA

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Grazie ragazzi è un interessante film, anche se con alcune criticità. In esso la detenzione viene rappresentata attraverso il tema dell'attesa, grazie ad un parallelismo tra la vita dei detenuti e l'opera di Samuel Beckett.

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