Fulci for Fake di Simone Scafidi è un anomalo docudrama costruito intorno alla figura di Nicola Nocella, chiamato a interpretare Lucio Fulci in un film biografico e motivato quindi a cercare il personaggio nel racconto che ne fa chi lo ha conosciuto in vita. Questo lo spunto che guida l’opera del quarantenne regista di Voghera, presentata in anteprima nella sezione Classici e Documentari sul cinema dell’ultima Mostra di Venezia e poi in diversi festival più piccoli fra cui il 19° TOHorror Film Fest di Torino. Proprio nel capoluogo piemontese, Scafidi era in sala per un confronto col pubblico e ha potuto spiegare il percorso che lo ha portato a concepire la pellicola in questo modo così peculiare. «Ero deciso fin da subito a non fare un biopic tradizionale, colmo di interviste e magari completato da un estraneo che interpreta il protagonista», ha spiegato. Infatti, il suo film si ferma un attimo prima. Nocella non è ancora nei panni di Fulci perché non sa quali siano. Non è oggetto ma soggetto della ricerca.

Fulci for Fake

Le due figlie Antonella e Camilla, l’assistente personale dei primi anni Settanta, il critico Davide Pulici, lo scrittore Michele Romagnoli, l’amico Enrico Vanzina e i collaboratori Fabio Frizzi e Sergio Salvati, ciascuno di loro invitato a interrogarsi su chi fosse realmente Fulci, autore di classici del thriller come Non si sevizia un paperino (1972) e dell’horror come Zombi 2 (1979). Ma il regista romano era molto altro: classe ’27, era un intellettuale, comunista, ironico e al tempo stesso severo. Un uomo difficile da ridurre a categorie nette, sempre sfuggente, come la sua attività cinematografica che era partita addirittura negli anni Cinquanta con l’assistenza alla regia del kolossal Gli ultimi giorni di Pompei (1950) e poi di Steno, e le sceneggiature per Mauro Bolognini (che lo considerava l’unico aspirante di talento di tutta Cinecittà) e molti altri cineasti del periodo.

Fulci for Fake

Davanti alla macchina da presa tenuta (nella finzione) dall’attore si alternano quindi quelle testimonianze con materiale inedito fotografico e video. Da questa fusione nasce uno strano ibrido che nemmeno Scafidi è in grado di definire ma che indubbiamente l’etichetta di documentario sta aiutando a diffondere con ottimi risultati. Fulci for Fake apre una discussione non banale sui confini più o meno netti fra le tipologie di film che l’autore ha affrontato nella sua lunghissima carriera e cerca di determinare se questi fu davvero “il terrorista dei generi” che la critica ha recentemente rilanciato. Pulici, ad esempio, non è d’accordo con questa espressione e anzi esclude che tutte quelle commedie fatte prima del passaggio al drammatico possano in qualche modo aiutare lo spettatore a cogliere l’essenza di Fulci come autore, quanto invece fa quel pugno di cult del terrore per i quali è tutt’oggi famosissimo in tutto il pianeta e, in particolare, considera imprescindibile E tu vivrai nel terrore! L’aldilà (1981).

Fulci for Fake

«A un certo momento, Lucio Fulci ha dovuto scegliere se lavorare o essere Lucio Fulci e ha scelto il lavoro, finché si è accorto di essere Lucio Fulci ma ormai era troppo tardi», afferma poi Romagnoli, primo e unico vero biografo del grande regista romano. I due si conobbero perché il primo, di molti anni più giovane, scese da Bologna a Roma appositamente per intervistare il secondo. Fu amore a prima vista, tanto che divennero presto amici e confidenti e si incontrarono sempre più spesso per parlare di film, famiglie e progetti vari. Fra le cose da evidenziare di questo curioso Fulci for Fake, a parte l’anima wellesiana di una detection su un artista che ha costruito il mito di se stesso ben prima che altri si accorgessero del suo genio, è appunto la possibilità di ascoltare direttamente dalla bocca di chi lo ha incontrato sulla propria strada quanto fosse complicato l’uomo dietro il cineasta, ma anche quanto sia tuttora importante guardare il suo cinema per l’attualità e la potenza delle sue immagini.

Voto Autore: 3 out of 5 stars