C’era una volta a Los Angeles

Il titolo originale del film è “Once upon a time in Venice”, uscito nel 2017, alterato dalla distribuzione italiana per dare coordinate più chiare allo spettatore italiano, che potrebbe non conoscere la più famosa spiaggia californiana.

Venice Beach è infatti un coacervo della più varia umanità, dove incontrare gente con un maiale al guinzaglio, o con un boa come sciarpa, è all’ordine del giorno. Richiama alla mente feste hippy, ed era la tana dei Doors negli anni del loro massimo splendore.

Venice
I due protagonisti a Venice Beach: John Goodman e Bruce Willis

Il titolo italiano, però, è stato modificato successivamente: all’epoca dell’uscita, e della successiva presentazione su piattaforme digitali, era stato adattato col pessimo “Rapimento a Venice Beach”. Più recentemente ha subito questo rimescolamento, sicuramente per sfruttare l’onda lunga del clamore dell’ultimo film di Tarantino, ma il nuovo titolo è sicuramente più corretto e funzionale, in quanto il rapimento della storia è tra virgolette (si dovrebbe parlare di “dognapping”, dato che il rapito è un cane) mentre il “c’era una volta”, come nel titolo originale, è assolutamente giustificato.    

In questa storia, ambientata nei nostri anni, Venice è la cornice ideale per far scorrazzare sullo schermo una serie di personaggi improbabili, insani o quantomeno paranoici. L’apertura è lasciata al protagonista, Steve Ford, dedito ad istruire un gruppo di undicenni su come impiegare la propria vita e come usare lo skateboard. Steve pratica il surf, gira con lo skate ed è il peggior investigatore privato di Los Angeles. Lo assiste il socio John (Thomas Middleditch), che è anche la voce narrante del film, ma il tono è da commedia, e non da hard-boiled stile Bogart. Ed è questo che è il film: una commedia derivata da Pulp Fiction ma scanzonata nei toni.

Nonostante accada di tutto nei primi minuti del film (vediamo, ad esempio, Bruce Willis girare sullo skate nudo per la città, inseguito da due picchiatori che vogliono vendicare l’onore della loro sorella) la storia parte lenta e non coinvolge più di tanto. Le trovate si susseguono repentine, cercando di dare un ritmo incalzante, e vengono così fuori i personaggi del pusher Spider  (Jason Momoa), della ninfomane Nola (Jessica Gomes) e di Lou L’ebreo (in originale “Lew the Jew”, interpretato da Adam Goldberg. Completano il quadro un graffitaro, un signore del crimine, prostitute, un enorme travestito, un strozzino russo e un anziano cane.     

C'era una volta a Los Angeles
Da sinistra: Adam Goldberg, il vecchio cane e Bruce Willis

Come in un film di Guy Ritchie(si pensi a Lock & Stock), le scene si susseguono sgangheratamente, legate da labili fili conduttori, ma ogni accadimento influenza l’altro, in modo diretto o casuale. La totale inettitudine di tutti personaggi farà sì che alla fine sia Steve a sbrogliare la matassa e risultare vincitore, a meno di colpi di scena finali.

Il film riesce a decollare solo a metà della visione, quando entra in gioco Dave (John Goodman), un proprietario di un negozio di surf a Venice che sta affrontando un pesante divorzio. Dave è anche il migliore amico di Steve, e quando perde anche la casa, quest’ultimo lo invita a stare da lui. Al momento di passare all’azione, quando sarà necessario affrontare a viso aperto spacciatori e delinquenti di ogni risma, Dave sarà a fianco dell’amico, e, come nella migliore tradizione dei personaggi interpretati da John Goodman, produrrà effetti sconcertanti ed esilaranti.                 

Venice
Il carisma di John Goodman mette in ombra anche la Pole Dancer

I due registi e scrittori, Mark e Robb Cullen, offrono una cornice piacevole di una città che conoscono bene, avendo ambientato buona parte delle loro produzioni per cinema e TV (Heist, Las Vegas) a Los Angeles e dintorni. L’omaggio alla celebre pellicola di Tarantino è evidente soprattutto nella partitura musicale, ai limiti del calco in gesso. Il tono invece, come detto, è totalmente virato sulla commedia: mentre il Genio di Knoxville nel ’94 metteva in scena una meravigliosa black comedy, i due Cullen utilizzano il minestrone di situazioni paradossali unicamente per sorprendere e strappare una risata. Alle volte il trucco riesce, ma nella maggior parte delle situazioni l’umorismo è stemperato dall’implausibilità delle svolte, tirate troppo in fretta. Si veda la sottotrama del “graffitaro fantasma”, risolta in una scena troppo sbrigativa,  così come la querelle con lo strozzino russo, liquidata in pochi secondi sulla spiaggia di Venice.

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C’era una volta a Los Angeles (che è stato un totale insuccesso al botteghino) è tutto sommato disimpegnato e godibile, Willis e Goodman hanno una buona alchimia e reggono ancora la scena. Certo, vedere l’ex protagonista di Die Hard infiltrarsi in un covo di spacciatori fingendo di essere un anziano fattorino della pizzeria con problemi di prostata, è straniante tanto quanto la prova surreale di Jason Momoa, che interpreta Spider come un personaggio scartato dalla sceneggiatura di Get Shorty. Ma il carisma dell’altro attore anziano, Goodman, vale da solo la visione, e si arriva alla fine della storia senza rimpiangere troppo il prezzo del biglietto.    

Voto Autore: 2.5 out of 5 stars