Festival di Venezia, quali film italiani hanno vinto il Leone d’Oro?

Quante volte il cinema italiano ha trionfato al Festival di Venezia? Scopriamo i titoli che nel corso della storia hanno vinto il Leone d'Oro.

Festival di Venezia, i film italiani che hanno vinto il Leone d’Oro

Quest’anno, a Venezia 79, sono venticinque i film italiani e cinque di questi concorrono per il Leone d’Oro. I nomi sono altisonanti e già vecchie conoscenze del festival che sia a livello italiano sia internazionale sono riusciti nel tempo a ritagliarsi uno spazio personale. I cinque che potrebbero vincere l’ambito premio sono Gianni Amelio con Il signore delle formiche, Emanuele Crialese con L’immensità che torna dopo ben 11 anni in laguna, Luca Guadagnino con Bones and All, Andrea Pallaoro con Monica e Susanna Nicchiarelli con Chiara. Molta storia del cinema italiano è passata dal Festival di Venezia e per tutte le sezioni che compongono la rassegna. Che sia In Concorso, Fuori Concorso, nella sezione Orizzonti o nella Settimana Internazionale della Critica, il cinema italiano c’è e c’è sempre stato, con autori della vecchia guardia e nuove leve che rappresentano la speranza per questo settore. Nell’attesa di scoprire tra poco più di una settimana se sarà un italiano ad aggiudicarsi il Leone d’Oro, scopriamo quali film nostrani nella storia del festival sono riusciti a conquistarlo.

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Romeo e Giulietta di Renato Castellani

Era il 1954. Il primo film italiano a vincere il Leone d’Oro al Festival di Venezia fu Giulietta e Romeo di Renato Castellani con protagonisti Laurence Harvey e Susan Shentall. Quell’anno in gara c’erano anche Senso di Luchino Visconti e La strada di Federico Fellini, non i primi arrivati insomma. L’idea del film nacque già nel 1949, ma fu un progetto laborioso. Ci volle un anno per scrivere la sceneggiatura e due per costumi e musiche per un totale di tre anni di lavorazione.

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La grande guerra e Il generale della Rovere

Un anno magnifico il 1959. Il Leone d’Oro andò in ex aequo a due film italiani: La grande guerra di Mario Monicelli e Il generale della Rovere di Roberto Rossellini con Vittorio De Sica. La prima opera, considerata tra le più importanti del cinema italiano, vede protagonisti Alberto Sordi e Vittorio Gassman. La seconda è tratta da un racconto autobiografico di Indro Montanelli ed è una commedia dai risvolti tragici. Buona parte del merito di questo Leone d’Oro va sicuramente alla performance di De Sica.

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Cronaca familiare di Valerio Zurlini

Siamo arrivati al 1962 e a vincere al Festival di Venezia è Valerio Zurlini con Cronaca familiare in ex aequo con L’infanzia di Ivan di Andrej Tarkovskij. Protagonisti del film Marcello Mastroianni e Jacques Perrin, tratto dall’omonimo romanzo di Vasco Pratolini. Forse fin troppo rispettoso del testo letterario, ma si riscatta sull’uso del colore, utilizzato come vera e propria forma d’espressione.

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Le mani sulla città di Francesco Rosi

Solo un anno dopo, nel 1963, al Festival di Venezia è ancora l’Italia ad essere premiata. Le mani sulla città di Francesco Rosi trionfa e si porta a casa il Leone d’Oro. Una delle pellicole più importanti della cinematografia italiana così come Rosi è considerato tra gli autori più impegnati. Un film che nonostante gli anni non ha perso nulla del suo valore e continua ad essere tragicamente attuale.

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Deserto Rosso di Michelangelo Antonioni

Qui c’è ben poco da dire, solo ricordare di recuperare questo capolavoro assoluto tutto italiano. Era il 1964 -una bella tripletta consecutiva- e il maestro Michelangelo Antonioni vince al Festival di Venenzia con Deserto Rosso. Protagonista la splendida Monica Vitti, che continua la magnifica collaborazione con il regista dopo la trilogia dell’incomunicabilità, insieme a Richard Harris. La particolarità è che si tratta del primo film a colori di Antonioni.

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Vaghe stelle dell’Orsa di Luchino Visconti

Inarrestabile il cinema italiano. Arriviamo al 1965 e Luchino Visconti, altro peso massimo del nostro cinema, vince il Leone d’Oro grazie al film Vaghe stelle dell’Orsa con Claudia Cardinale, Jean Sorel e Michael Craig. Considerato uno dei lavori minori del regista, la sceneggiatura è firmata dallo stesso Visconti insieme a Suso Cecchi D’Amico e Enrico Medioli. Il titolo si rifà all’incipit del Canto di Giacomo Leopardi Le ricordanze.

vaghe stelle dell'Orsa

La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo

Il cinema italiano negli anni ’60 sforna capolavori su capolavori. Gillo Pontecorvo, nome da riscoprire e rivalutare, vince nel 1966 a Venezia con La battaglia di Algeri. Il film venne candidato come Miglior Film Straniero agli Oscar e Pontecorvo come Miglior Regista. Una delle pellicole più spettacolari del nostro cinema.

la battaglia di algeri

La leggenda del santo bevitore di Ermanno Olmi

Brusca battuta d’arresto per ben 22 anni. Bisogna infatti aspettare il 1988 per veder trionfare ancora una nuova il cinema italiano al Festival di Venezia. Si tratta del film La leggenda del santo bevitore del maestro Ermanno Olmi. Protagonisti Rutger Hauer e Sandrine Dumas. Il film vinse numerosi altri riconoscimenti nel corso della stagione sia ai David di Donatello che ai Nastri d’Argento.

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Così ridevano di Gianni Amelio

Gianni Amelio quest’anno è in concorso con Il signore delle formiche, ma è già una vecchia conoscenza della laguna. Nel 1998 vince il Festival con il film Così Ridevano con protagonisti Enrico Lo Verso, Fabrizio Gifuni e Francesco Giuffrida. Chissà se quest’anno il film convincerà la giuria a tal punto da far vincere al regista un altro Leone d’Oro.

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Sacro GRA di Gianfranco Rosi

Ed eccoci all’ultimo film italiano vincitore del Leone d’Oro al Festival di Venezia risalente al 2013. Si tratta di Sacro Gra di Gianfranco Rosi, primo documentario ad aggiudicarsi l’ambito premio. Rosi è ormai uno degli autori più conosciuti a livello internazionale e quest’anno è a Venezia per presentare Fuori Concorso il suo ultimo film dal titolo In viaggio.

sacro GRA

Tiziana Panettieri
Tiziana Panettieri
E’ un amore di lunga data quello tra me e il cinema, cominciato con cult come Halloween, IT e L’Esorcista e alimentato negli anni con il meglio dell’horror e del cinema di genere. Ammetto, però, d’aver subìto il fascino del cinema asiatico, mediorientale e sudamericano. Sono onnivora, non mi precludo nulla senza aver prima provato.

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