White Noise, Noah Baumbach apre la 79ª edizione del Festival di Venezia

Dopo sette anni di assenza, l’ultima volta nel 2015 per De Palma, Noah Baumbach torna a calcare il red carpet del Lido per presentare la sua nuova creatura, White Noise, in italiano Rumore Bianco, un opera ispirata all’omonimo romanzo di Don DeLillo, in concorso per il Leone d’Oro. Fin dalle prime ore successive alla notizia che White Noise avrebbe aperto la Mostra, questo film è diventato in assoluto uno dei più attesi e chiacchierati, complici i grandi nomi degli interpreti, ovvero Don Cheadle, Raffey Cassidy, ma soprattutto Adam Driver e Greta Gerwig. White Noise sarà distribuito da Netflix. L’uscita è prevista per fine 2022.

White Noise, trama

In una piccola e tranquilla cittadina degli Stati Uniti vive la famiglia Gladney. Essa è formata da Jack, un rinomato professore universitario specializzato negli studi su Hitler, dalla moglie Babette, un insegnante di posturale, e dai loro quattro figli e figliastri. Una famiglia medioborghese tipica, legata dall’amore tra Jack e Babette e da dei sani principi educativi trasmessi alle generazioni future. Nonostante questo apparente idillio, la sincerità che ha sempre contraddistinto Babette sembra venir meno, e le certezze di Jack cominciano a sfaldarsi. Inoltre una grande catastrofe ambientale sta per abbattersi sulla popolazione del paese, portando con se non solo distruzione e caos, ma molti dubbi e incertezze.

White Noise, un film che lascia qualche dubbio

Un inesorabile e crescente paura nei confronti della morte, una critica all’informazione e alla società contemporanea, con queste poche parole si potrebbe riassumere l’essenza di White Noise, un film che cerca di raccontare molti aspetti della società attuale. L’opera, ambientata qualche decennio fa, racconta le vicende di una famiglia tipica, composta da una giovane coppia e dai loro quattro figli, tre dei quali avuti da precedenti matrimoni. Baumbach decide di dividere l’opera in tre parti.

Nella prima vengono presentati i Glandey, e vengono mosse le prime critiche nei confronti della società. Si parla di ignoranza e di mal informazione, che spesso germogliano le loro radici in ambienti domestici, per poi diffondersi come un rampicante infestante. Questo propagarsi di notizie e informazioni errate, spesso frutto di pensieri privati o del sentito dire, porta l’uomo a chiudersi dentro una sorta di bolla, una bolla che plasma la realtà, che cancella ogni sfumatura lasciando spazio solo al bianco e nero. Due tematiche molto attuali, che sembrano essere figlie del nostro tempo, come il COVID ha ampliamente dimostrato ma che lo scrittore DeLillo aveva già notato negli anni ’80. In questo blocco vi è anche spazio per quello che poi è il focus principale dell’opera, ovvero la paura della morte, un qualcosa che ha sempre spaventato l’essere umano e che sempre continuerà a farlo.

Nella seconda parte il trainante narrativo è un incidente ferroviario che provoca una fuoriuscita di liquidi chimici altamente tossici. Quest’evento porta gli abitanti limitrofi al disastro ad una evacuazione fulminea di qualche settimana.

Nell’ultimo blocco si torna alla normalità, le famiglie rientrano nella loro case, le scuole tornano affollate da giovani studenti e il professor Gladney può riiniziare le sue lezioni sul dittatore tedesco. Babette e Jack sono al centro del finale dell’opera, che da qui in poi cerca di concentrare il proprio focus sui rapporti di fiducia e le dipendenze causate dalla paura dell’ignoto dell’oltre vita.

Così come era assai difficile parlare dell’omonimo romanzo di DeLillo, altrettanto lo è per il suo adattamento cinematografico. Baumbach si pone come obbiettivo quello di realizzare un opera sulla società moderna, uno specchio del mondo, dove le paure sono i fili che agitano l’animo degli esseri umani. Il regista centra sicuramente quest’obbiettivo, e pone dei quesiti importanti nella mente dello spettatore. Quello che poco convincono sono i toni ironici e sarcastici presenti nel film, che si presenta come una dark comedy, non riuscendo però a fondere questi due elementi, che rimangono distaccati come due fluidi di densità troppo differenti. Nel secondo blocco, dove avviene la catastrofe, questa lacuna si fa sentire ancora di più, non si riesce a respirare la drammaticità dell’evento, e la satira cade totalmente. Da ridire anche su alcuni personaggi, in particolare i figli e il collega di Jack interpretato da Don Cheadle, sono solo abbozzati, poco approfonditi, delle macchiette delle quali dopo due ore di visione si fatica a ricordarne il nome. Nulla da dire invece per Jack e Babette. I due sono ottimamente interpretati, Adam Driver dimostra di essere uno dei migliori attori della sua generazione e Greta Gerwig oltre ad essere un ottima regista si conferma altrettanto capace anche davanti all’obbiettivo. I due subiscono un evoluzione e un approfondimento notevole nel corso della pellicola, la paura della morte che colpisce Jack dopo l’incidente evolve il personaggio, lo trasforma in un uomo nuovo. Stessa cosa per Babette, la quale si era sempre contraddistinta per la sua sincerità e lealtà, ma che via via vengono meno a causa dei suoi crescenti timori per la morte propria e del marito.

In conclusione White Noise non si può dire sia un brutto film, il cast attoriale è in ottima forma, il film spesso è pungente e critico e la scrittura di alcuni personaggi è notevole. Il problema sta semplicemente nel fatto che è un opera che dona poche emozioni, causa troppi elementi e poco ben amalgamati, che ricordano una tela bianca con all’interno una moltitudine di colori, che danno sì un certo effetto di bellezza, ma se ci si avvicina bene si nota che il tutto è privo di forma ed emotività.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Noah Baumbach prova a portare sul grande schermo il noto romanzo di Don DeLillo. Un impresa assai complicata, che il regista riesce a eseguire solo in parte. Ottimo cast, tematiche e comparto tecnico, ma poca emozione e troppa confusione.
Davide Secchi T.
Davide Secchi T.
Cresciuto a pane e cinema, il mio amore per la settima arte è negli anni diventato sempre più grande e oltre a donarmi grandissime emozioni mi ha accompagnato nella mia maturazione personale. Orson Welles, Ingmar Bergman, Akira Kurosawa e Federico Fellini sono gli autori che mi hanno avvicinato a questo mondo meraviglioso.

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