“Effetto nostalgia”, un mercato cinematografico sempre più prolifico

L’effetto nostalgia è una tendenza che sta imperversando, ormai da diversi anni, nel mondo del cinema. Non è facile canonizzare questo concetto e trovare un criterio di implementazione scenica unanime. Tuttavia, provando a dare una definizione il più veritiera possibile, può intendersi come il processo di recupero, in qualsiasi tipo di franchise, di scene, personaggi o dinamiche del passato. L’intento di fondo è creare una sorta di ponte narrativo tra i precedenti film (quelli che tendenzialmente hanno fatto la storia) e le nuove proposte che hanno bisogno di un elemento traghettatore per attecchire con decisione.

L’effetto nostalgia punta a raggiungere tutti gli affezionati storici di un determinato franchise e, al contempo, a creare una nuova nicchia di spettatori che possa anche avere una certa futuribilità. Si vedrà come questa tendenza non ha una ratio storica precisa ma, se si dovesse individuare un fattore scatenante, questo sarebbe senza dubbio l’avvento dello streaming come nuova modalità di fruizione della settima arte (o anche delle serie tv).

Con l’entrata di Netflix nel mercato audio-visivo, con la crescita di Amazon Prime e delle altre piattaforme, è andato creandosi un rapporto di consumo tra spettatore e produttore che somiglia molto al principio del fast food in ambito gastronomico. Anche nel cinema quindi si è assistito nel tempo a un incremento del “mordi e fuggi”, di quell’esperienza fugace che da un lato tutti cercano ma che, inevitabilmente, è figlia dei tempi moderni. Questo concetto di fruizione ha portato di fatto a una moria di contenuti (troppo saturo il segmento narrativo) e le sceneggiature hanno cominciato a impoverirsi. Data l’elevata richiesta di nuovi contenuti e considerato anche l’aumento della velocità di consumo delle nuove storie, il mondo di Hollywood e non solo hanno cercato di tornare parzialmente indietro nel tempo.

effetto nostalgia

Un primo assaggio di questo effetto nostalgia può essere considerato il remake o anche l’uscita, a distanza di molto tempo, di un sequel che offrisse al pubblico la possibilità di capire cosa è successo in seguito. Molto difficile stabilire un punto preciso di inizio del tutto ma, per fare un esempio di questo concetto, si può partire da Non aprite quella porta – L’inizio (2006) e Rocky Balboa (2006).

In queste due pellicole è molto chiara la strategia dell’effetto nostalgia, inteso come volontà di ridare fiato a dei franchise probabilmente morti e sepolti. Si è davanti rispettivamente a un prequel e un sequel che tentano di allargare di fatto la storia generale del franchise. Sono quindi da intendersi come primi esempi di questa nuova tendenza che, senza alcuna ombra di dubbio, è decisamente evoluta negli anni e si è strutturata come qualcosa di molto più efficace di un semplice allargamento di contenuti.

Effetto nostalgia – La deriva odierna

In cosa consiste l’odierno effetto nostalgia? La forma principale che ha assunto non è più soltanto quella di franchise che tenta di espandere sé stesso ma tutt’al più si tratta di un mero intento auto-celebrativo. Che si tratti di storie nuove, di spin-off o quanto altro è chiarissimo il tentativo di inserire riferimenti e singole apparizioni all’interno della trama per celebrare un affetto incondizionato verso quanto è stato e non tornerà più.

Esempi vividi di questo impianto narrativo sono i vari Top Gun: Maverick, Space Jam: new legends oppure Ghostbuster: Legacy. Il picco più alto è stato toccato invece con il recentissimo Jurassic World: il dominio dove è diventato chiaro al mondo che qualsiasi tipo di saga stava puntando a questa autoreferenzialità che ha di fatto portato molti spettatori in sala ma ha forse rovinato il passato e la gloria a esso connessa.

Prendendo in considerazione Space Jam: new legends si può dire che qui la portata dell’effetto nostalgia assume i suoi connotati più negativi, avendo offerto al pubblico un prodotto non solo scadente ma addirittura ai limiti dell’apocalittico. La Warner Bros ha prodotto quello che costituisce non tanto un omaggio al basket ma un chiaro annuncio di come il mondo stia andando verso la digitalizzazione di ogni aspetto dell’esistenza; pertanto, la storia si avvicina più a un videogioco che alla narrazione di una vera e propria sfida cestistica. Si percepisce, quindi, una certa forzatura.

Diverso il caso di altri film o serie tv che costituiscono esempi anche positivi di come l’effetto nostalgia possa costituire un espediente per mettere in scena prodotti credibili e assolutamente di qualità. Tra i tanti, si può assumere come esempio Spiderman: No Way Home che giustifica l’entrata in scena di Andrew Garfield e Tobey Maguire come un tassello della trama fondamentale per capire il funzionamento di alcune dinamiche (si fa riferimento al multiverso che la Marvel sta gestendo abbastanza bene al netto di alcune lacune esplicative che però esulano dal discorso in oggetto).

Altri casi assumibili come positivi sono Stranger Things e Cobra Kai che dimostrano come l’omaggio, se ben gestito, possa sopperire alla lacuna di contenuti. C’è da dire che i rispettivi universi narrativi si prestano bene a espansioni o approfondimenti e che quindi sia più facile avere a che fare con franchise del genere. Tuttavia, la parola chiave per comprendere l’apprezzabilità di tali prodotti è “omaggio”. Si parte da storie passate per rimescolare il tutto e aggiungere quanto di non detto c’è stato in precedenza. I personaggi storici assumono una dimensione nuova, mai banale e che permette loro di evolvere piuttosto che fare una semplice comparsa (non è invece il caso di Iceman oppure dei Ghostbusters originali che in scena sembrano inseriti per forza e che generano un effetto nostalgia ai limiti della pietà). Non c’è bisogno di scomodare figure storiche per avere successo al botteghino, basta solo l’idea giusta.

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Conclusioni

In conclusione, si può dire che l’effetto nostalgia sia una trovata scenica dalla valenza temporanea. Non si considera un qualcosa che può perdurare in eterno, sebbene stia riscuotendo successo. Il punto di non ritorno è stato probabilmente Obi Wan Kenobi, una serie dove le considerazioni positive e negative convergono nel dimostrare che l’effetto nostalgia può risultare rischioso ed esperire delle dinamiche concretamente distruttive.

Saggia la scelta di recuperare la figura di Ewan McGregor, di dare una quadra alla storia in sé che, per certi versi, rimaneva ancora inesplicata. Ma ci sono scelte di regia frettolose che non reggono il passo con questa voglia di passato che attanaglia spesso lo slancio creativo.

Per il futuro si può solo sperare che questa strategia riesca ad attenuarsi. Già c’è un chiaro esempio di come la rischiosità di quest’ultima sia già agli occhi di molti. Sylvester Stallone aveva pensato di produrre una serie prequel di Rocky dove veniva fatta luce sulla vita dello Stallone Italiano prima che diventasse un campione del pugilato. Effettivamente sarebbe stato molto interessante capire perché Rocky vagasse per le strade di Filadelfia senza alcun tipo di speranza (capire quali erano i lati oscuri dello stesso che gli impedivano di raggiungere la realizzazione personale).

Ma è anche vero che alcune cose sono belle come sono e non devono essere giustificate in toto. Molto del fascino di alcuni personaggi (buoni e cattivi) e delle storie a essi correlate sta nell’alone di mistero che si crea e permane. Rimane dunque solo una questione di scelta, al netto di successi al botteghino ancora consistenti. Fino a che il pubblico darà un responso positivo, l’effetto nostalgia non si placherà per niente. Si spera solo che l’autoreferenzialità non prevalga sull’autorialità ma sembra essere un gioco di equilibri ancora nel mezzo della battaglia.

Federico Favale
Federico Favale
Anche da piccolo non andavo mai a letto presto. Troppi film a tenermi sveglio. Più guardavo più dicevo a me stesso: "ok, la vita non è un film ma se non guardassi film non capirei nulla della vita".

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