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Dogman: la recensione del film in concorso a Venezia 80

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In lizza per il Leone d’oro, Dogman è stato presentato il 31 agosto alla 80ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. L’opera è diretta dal francese Luc Besson, autore che negli ultimi anni si era un po’ perso, ma che ha ben lasciato la sua impronta nel cinema internazionale grazie a cult come Nikita e Léon. Besson con il suo Dogman torna a farci respirare quel bel cinema d’azione anni ’90 con cui il regista era riuscito ad imporsi anche nel mercato statunitense.

Dogman arriverà nelle sale italiane il giorno 28 settembre del 2023 e sarà distribuito da Lucky Red.

Dogman: trama

In una cupa e tetra nottata, Doug (Caleb Landry Jones) viene fermato da una volante della polizia. Gli agenti, insospettiti dallo stato dell’uomo e dal gran numero dei cani che viaggiavano con esso, lo arrestano. In seguito, le cure di Doug sono affidate alla psichiatra Evelyn (Jojo T. Gibbs). Tra i due inizia un lungo dialogo che ripercorre l’intera vita di Doug, partendo dall’infanzia violenta, per passare poi ai suoi amori e infine agli atroci crimini commessi.

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Doug mentre stringe tra le braccia il suo unico amore: i cani

La famiglia non è quella in cui nasciamo, ma è quella che sentiamo come nostra

“Ovunque ci sia un infelice Dio invia un cane”. Queste le parole di Alphonse de Lamartine che annunciano l’inizio di Dogman. Parole d’apertura che fanno anche da testamento ad un film che vuole proprio raccontare l’infelicità umana e le conseguenze di questa.

Doug è il frutto di una violenza familiare, messa in atto qui dal padre, è qualcosa di tanto atroce quanto (purtroppo) spesso realmente esercitata. Soprusi di ogni tipo, minacce e infine torture fisiche che Doug riesce ad affrontare grazie al sostegno di quelli che sono i suoi veri parenti: i cani. Non a caso il nome del protagonista (Doug) richiama il termine inglese che rappresenta la razza canina Dog (cane). Il personaggio interpretato da Caleb Landry Jones ha trovato nei suoi amici a quattro zampe la propria salvezza. Loro lo hanno fatto evadere dalla prigione domestica nella quale era rinchiuso, e sempre loro gli sono stati accanto durante tutto il suo martirio perpetrato ad opera dei suoi simili.

Ma l’uomo, come ne esce da Dogman? Luc Besson attacca profondamente il genere umano e lo fa partendo proprio dalla famiglia, coloro che dovrebbero tracciare la strada della felicità e della serenità dei futuri uomini e donne. Un padre violento, un fratello sadico e una madre sottomessa: queste sono le cause scatenanti di tutti i mali sia fisici che psichiatrici di Doug, e tutte le altre persone che gli si presentano altro non fanno che portarlo ad un inevitabile baratro. Solo la dott.ssa Evelyn si salva in questo tiro al bersaglio nei confronti della ratio umano. Il motivo è però presto detto: le ferite e cicatrici che essa porta sono simili a quelle con cui Doug continua a combattere. Una compagna di dolori e sventure che, a differenza del soggetto principale, è riuscita parzialmente ad anestetizzare.

Come diceva però più di 2300 anni fa Aristotele: “l’uomo è un animale sociale”, e Doug ha trovato finalmente il proprio branco, un branco canino che gli ha dato più amore e sentimenti umani di quanto qualsiasi suo simile gli abbia mai trasmesso.

La dott.ssa Evelyn in un immagine tratta dal film

Dogman: un grande protagonista e un azione incalzante

La bravura e il talento di Caleb Landry Jones non vengono certo ora a galla, l’attore poco più di due anni fa vinse il premio come miglior interpretazione maschile a Cannes, ma in Dogman Jones non è parte del film, egli è il film. Con una forza prorompente che si impone nell’opera, Doug è il solido basamento sul quale poggia Dogman. La Coppa Volpi è molto vicina alle mani di Caleb Landry Jones che, in caso di vittoria, a soli 33 anni sarebbe uno delle più giovani star ad aver trionfato sia a Cannes che Venezia. Un personaggio drammatico ed estremo, qui perfettamente rappresentato.

Dogman non però solo dolore e dramma, anzi, l’azione di Besson torna a bussare la porta delle sale. Un film che ha il profumo di action galvanizzante, in certi momenti difficile da accettare per le sue trovate poco credibili, ma allo stesso tempo talmente inebriante da far chiudere un occhio. I cani diventano delle armi inarrestabili quando si tratta di proteggere il loro padrone, e nessuna pallottola può arrestare questa furia animale.

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I “bambini” di Doug

In conclusione

Dogman si impone come una delle migliori opere viste fino ad ora a Venezia 80. Un film d’azione ben congeniato, che esplora e amplia concetti come la famiglia, il malessere e le difficoltà nel trovare la propria identità. Spazio poi all’intrattenimento, con un azione che ricorda le grandi graphic novel e i revange movie del passato. Un bell’omaggio a quello che è stato nei secoli etichettato come “il miglior amico dell’uomo”, descritto da Besson come perfetto, se non per un piccolo difetto: si fida degli esseri umani!

Dogman: trailer

PANORAMICA

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Luc Besson fa il suo ritorno in grande stile, Dogman è una delle sorprese di questa Venezia 80.
Davide Secchi T.
Davide Secchi T.
Cresciuto a pane e cinema, il mio amore per la settima arte è negli anni diventato sempre più grande e oltre a donarmi grandissime emozioni mi ha accompagnato nella mia maturazione personale. Orson Welles, Ingmar Bergman, Akira Kurosawa e Federico Fellini sono gli autori che mi hanno avvicinato a questo mondo meraviglioso.

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