lunedì, 27 Settembre, 2021

Come il cinema e la televisione stanno raccontando la diversità

Da alcuni anni il cinema e la televisione stanno raccontando la diversità con più attenzione rispetto al passato. D’altronde il cinema ha sempre raccontato la propria attualità e lo stesso sta avvenendo oggi, in un’epoca in cui la televisione ha ormai raggiunto il cinema in quanto a dimensione delle produzioni e impatto sul grande pubblico. Tra le caratteristiche di una società complessa come quella di oggi, centrale è sicuramente una maggior sensibilità verso tematiche quali l’inclusività, tolleranza e diversità.

L’industria dell’intrattenimento ha saputo fare sue queste tematiche, trasponendole in contesti di finzione. Si potrebbe parlare di un doppio movimento: da un lato è il dibattito pubblico che influenza le produzioni, dall’altra è innegabile che numerosi prodotti d’intrattenimento siano stati in grado di sensibilizzare il grande pubblico su determinate tematiche. Un esempio è Chiamami col tuo nome (2017) di Luca Guadagnino, ma prima di esso anche The Danish Girl (2015) di Tom Hooper. Ma analizziamo meglio questo doppio movimento.

Diversità: Netflix come baluardo dell’inclusività

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Skam Italia (2018 – in corso)

Il più grande servizio di streaming del momento si è distinto negli ultimi anni per la sua attenzione verso l’argomento dell’inclusività. In particolare le tematiche inerenti alla comunità LGBTQ+ sono al centro di un gran numero di prodotti, basti pensare ad esempio alla serie spagnola Élite, arrivata alla quarta stagione, o anche a Tredici, che pur essendo stata fortemente criticata per scelte narrative indubbiamente discutibili, ha saputo veicolare a sua volta temi quali l’omosessualità e l’omofobia e di conseguenza una riflessione sulla diversità. La cosa non stupisce se pensiamo che questo prodotto nasce come trasposizione dell’omonimo romanzo di Jay Asher, che racconta proprio una vicenda di bullismo e discriminazione e le conseguenze a cui situazioni di questo tipo possono portare.

Anche le produzioni italiane hanno fatto propri questi temi, a partire per esempio da Skam Italia, che ha veicolato nel corso delle quattro stagioni argomenti quali l’omosessualità, il razzismo e il sessismo. In realtà tale prodotto non è al cento per cento italiano, ma nasce dal suo omonimo norvegese, una webserie che ha dato vita nel corso degli anni ad una serie di fortunati adattamenti in altri paesi europei. Ma anche un’altra serie totalmente diversa da Skam Italia, ovvero Suburra, ha portato in sé una sensibilità verso il tema dell’omosessualità, attraverso il personaggio di Spadino (Giacomo Ferrara).

Tuttavia numerose critiche piovute sul colosso dello streaming hanno fatto emergere come, molto spesso, il tentativo di inserire a tutti i costi temi di questo tipo all’interno della narrazione abbia portato a risultati insoddisfacenti sul piano della qualità. Sia la critica che il pubblico hanno sottolineato la forzatura di determinate scelte, ma è innegabile che, nonostante tale contraddizione, Netflix sia ora il maggior punto di riferimento sul piano dell’intrattenimento per quanto riguarda tematiche d’inclusività.

Le narrazioni da parte del pubblico

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Animali Fantastici – I crimini di Grindelwald (2018)

Il grande interesse del pubblico verso queste tematiche ha portato ad una rilettura di determinati prodotti (pensati non solo per il cinema) in chiave LGBT. Un caso è la saga di Harry Potter – da sempre modello per la lotta all’intolleranza – diventata un esempio di narrazione LGBT quando J. K. Rowling ha affermato di aver pensato al personaggio di Albus Silente come un personaggio omosessuale. Il secondo film della saga di Animali Fantastici, ovvero I crimini di Grindelwald, ha ripreso questo elemento, seppur in maniera velata, relativamente al rapporto tra il giovane Albus Silente (Jude Law) e il villain Gellert Grindelwald (Johnny Depp).

Ma in un’epoca come la nostra in cui il pubblico non è solo fruitore, ma può diventare a sua volta realizzatore e in cui i confini tra audience e produzione sono sempre più sfumati, può accadere che i fan di un certo prodotto arrivino a fare propri i personaggi di quel prodotto e a proporre letture che la produzione si trova poi ad assecondare. È quanto accaduto ad esempio con i due film di Andy Muschietti tratti dal romanzo It di Stephen King. La lettura in chiave omosessuale che gran parte del pubblico ha fatto del rapporto tra due dei personaggi – Richie (Finn Wolfhard) e Eddie (Jack Dylan Grazer) – ha fatto sì che in It – Capitolo 2 (2019) questa possibilità sia stata confermata dalla produzione.

È un esempio che dimostra come l’interesse nei confronti di storie che parlino di questi temi si trovi sia tra le produzioni che nel grande pubblico, come dimostrato anche da un film molto più recente, ovvero Luca (2021), ultima fatica della Disney Pixar. Una lettura di questo film come opera LGBT è stata proposta dal pubblico ancora prima dell’uscita del film e, in seguito alla visione, questa interpretazione appare ancora più pertinente.

Il tema della famiglia nel cinema e nella tv

Modern Family (2009 – 2020)

Tornando a parlare di Luca, nel film ci vengono raccontati tre diversi tipi di famiglia – quella di Luca, quella di Alberto e quella di Giulia. Proprio la famiglia è a sua volta un tema ricorrente nelle produzioni di questi anni, una famiglia non convenzionale, come può essere quella presentata dal team dei Guardiani della Galassia, composta da personaggi che rappresentano la diversità tra di loro, che nulla hanno in comune se non il sentimento di sincera solidarietà che provano gli uni per gli altri.

Ma restando in tema Marvel Cinematic Universe, anche nella saga degli Avengers il tema della famiglia ricorre: anche qui quella che vediamo non è una famiglia biologica, bensì una famiglia nata dall’unione di persone diverse tutte motivate dalla medesima battaglia. Il personaggio di Natasha Romanoff (Scarlett Johansson) ci tiene a sottolineare spesso anche nel recente Black Widow come la famiglia a cui è legata non sia quella biologica (che non ha mai conosciuto) ma quella dei suoi compagni Avengers.

A raccontare una famiglia non convenzionale ci ha pensato, tra gli altri, anche Modern Family, sit-com creata da Christopher Lloyd e Steven Levitan, che dal 2009 al 2020 ha raccontato le avventure di questa famiglia allargata, ben lontana dal modello della famiglia tradizionale. Il successo di questa serie, che ha fatto suoi determinati stereotipi per poi ribaltarli, è dovuto anche alla sua brillante comicità e dimostra, ancora una volta, come argomenti quali l’omosessualità, il razzismo, la diversità e in generale l’inclusività siano al centro dell’interesse di molti.

E se pensiamo che per la prima volta la Disney ha avuto il coraggio di proporre al pubblico un cortometraggio che tratta esplicitamente il tema dell’omosessualità – si sta parlando di Out, corto d’animazione disponibile su Disney Plus – è verosimile che questo grande interesse porterà in futuro a prodotti che tenderanno sempre meno a suggerire, per raccontare invece la realtà – e la diversità – senza più alcun filtro.

Lorenzo Sascor
Studente di DAMS, amante del cinema in ogni sua forma, dai classici hollywoodiani al neorealismo, dalla Nouvelle vague ai blockbuster contemporanei. Oltre al cinema, amo da sempre leggere e scrivere, perché la vita senza arte è una vita a metà.

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