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Chiara: la recensione del film di Susanna Nicchiarelli

Chiara è un film del 2022 di Susanna Nicchiarelli. La regista di Miss Marx dirige un film che, narrando la storia di Chiara d’Assisi, cerca di svincolarsi dall’apparato religioso che la storia porta necessariamente con sé, inserendosi in una parallela dimensione sociale.

La protagonista assume le vesti di una figura rivoluzionaria, fondamentale innovatrice riguardo il ruolo della donna nell’istituzione religiosa. La figura marginale di San Francesco lascia spazio alla centralità di Chiara, interpretata ottimamente da Margherita Mazzucco già vista ne L’amica geniale.

Il film, presentato alla 79ª Mostra del cinema di Venezia, è stato candidato al Leone d’oro per il Miglior Film, in quell’edizione vinto da All the Beauty and the Bloodshed.

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Chiara Cast

Il cast del film Chiara di Susanna Nicchiarelli è composto da Margherita Mazzucco (Chiara), Andrea Carpenzano (Francesco), Carlotta Natoli (Cristiana), Paola Tiziana Cruciani (Balvina), Flaminia Mancin (Pacifica), Valentino Campitelli (Elia), Paolo Briguglia (Leone), Andrea Bruschi (Innocenzo III), Luigi Lo Cascio (Gregorio IX), Andrea Giannini (Monaldo).

Chiara Trama

Una ragazza di nome Chiara, appartenente alla nobiltà di Assisi, in una notte del 1211 scappa di casa per raggiungere Francesco e i suoi seguaci, che vivono in povertà.

Chiara si aggrega a questi, diventando una figura fondamentale dell’Ordine francescano. Le rigide regole dell’istituzione ecclesiastica, però, limitano la predicazione di Chiara che, quindi, dopo alcuni scontri con Francesco, decide di istituire un Ordine composto esclusivamente di donne che vivono in povertà.

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Chiara Recensione

Con questo film, la regista Susanna Nicchiarelli prosegue la sua illustrazione di alcune figure femminili che, ognuna in modo diverso, hanno aiutato il procedere della Storia. Nel 2017 dirige Nico, 1988, un film su Christa Päffgen, in arte Nico, cantante dei Velvet Underground. Nel 2020, invece, è il momento di Miss Marx, rappresentazione della figura di Eleanor Marx, la figlia più giovane del celebre Karl.

Dopo questi due film, Susanna Nicchiarelli torna indietro di parecchi anni per raccontare la rivoluzionaria figura di Chiara d’Assisi, una ragazza appartenente alla classe nobile di Assisi che decide di seguire San Francesco e fondare, in seguito, l’Ordine di Santa Chiara.

A differenza di altri film su tale argomento, la figura di San Francesco è assolutamente marginale. La centralità del personaggio di Chiara è, infatti, palese fin dal principio del film. Questa scelta narrativa si spiega con l’intento sociale, più che religioso, del film.

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La dimensione sociale del film

L’opera di Susanna Nicchiarelli, infatti, lascia da parte l’ottica religiosa insita nella storia, utilizzandola solo come sfondo per raccontare di un atto rivoluzionario, più che di fede. Chiara diventa una figura che, attraverso la fede, si scontra contro l’istituzione maschilista della Chiesa, la cui influenza si riflette anche sull’Ordine di San Francesco.

Il personaggio, interpretato da Andrea Carpenzano, non riesce, infatti, ad avere il medesimo furore autonomo di Chiara, il cui rifiuto dell’ordine costituito è il principale motore del film. Entrando in punta di piedi tra i seguaci di Francesco, Chiara diventa subito una delle principali figure, delineando una serie di problemi relativi alle varie aggregazioni religiose.

Prendendo tali problemi a cuore, Chiara si fa portavoce di un messaggio di uguaglianza, rappresentativo di una condizione senza servitù e senza ordini. Questa necessità insita nel messaggio di Santa Chiara si scontrerà con i vertici della Chiesa, fautori di un’impostazione maggiormente piramidale e verticale.

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La rappresentazione di Chiara come figura rivoluzionaria, più che religiosa, ben si coniuga con il realismo che caratterizza l’intero film. Il volgare come lingua per comunicare e pregare, i sogni di Chiara come aspirazioni e timori. La rappresentazione del reale arriva anche in territorio religioso, restituendoci un racconto di donne e di uomini, non di sante e di santi.

La dimensione sacra sullo sfondo

L’umanizzazione dei personaggi, quindi, è necessaria alla finalità sociale dell’opera. La rappresentazione dei personaggi si scontra, però, con le immagini che fanno da sfondo alla vicenda. I protagonisti, infatti, sembrano immersi completamente in una dimensione sacra, minimalista, composta dalla natura e da costruzioni arcaiche, dove l’uomo sembra essere arrivato per lasciare, però, ogni cosa incontaminata.

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I fotogrammi diventano quadri in cui la prospettiva viene spezzata. In primo piano i personaggi, separati marcatamente dallo sfondo rappresentato dalla natura. Susanna Nicchiarelli dirige un’opera che vuole trascendere la sacralità, tornando tra gli uomini. La dimensione istituzionale della Chiesa viene, quindi, utilizzata come strumento rappresentativo della società odierna. Un contesto in cui le pari opportunità sembrano ancora un miraggio.

La colonna sonora medievale fa da cornice ad una storia intensa, vivida e realista. Le note rendono fluido il movimento degli attori che ballano e cantano tra una scena e l’altra. Per quanto riguardo il comparto attoriale, infatti, le attenzioni sono necessariamente rivolte verso la protagonista, interpretata da Margherita Mazzucco, che, con carisma, riesce a dominare ogni scena, lasciando sullo sfondo la figura di San Francesco.

Chiara è un ottimo film, rivoluzionario come la figura che racconta, capace di usare la religione come veicolo sociale, uno sguardo sincero e semplice su una figura radicale e sovversiva.

Chiara Trailer

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Chiara è un cantico rivoluzionario che racconta la figura della Santa di Assisi sotto un'ottica originale ed interessante, lasciando la religione in secondo piano.
Redazione
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