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Bergman Island – Sui fantasmi dell’amore che tornano nell’arte e si riflettono sulla vita

Il ritorno di Mia Hansen-Løve – Regista della perdita e della rinascita

La talentuosa regista e sceneggiatrice francese Mia Hansen-Løve, a distanza di due anni da Maya torna al Festival di Cannes presentando il suo ottavo film, quello più personale, intimo e ispirato – oltreché il primo in lingua inglese – ossia Bergman Island distribuito successivamente nel corso della 39°edizione del Torino Film Festival.

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Bergman Island è un film attorno al quale si è discusso per molto tempo e che sembra aver richiesto una lavorazione decisamente oltre le aspettative. Il cast d’altronde ha subito modifiche fino al primo ciak ufficiale che ha visto Tim Roth e Vicky Krieps sostituire John Turturro e Greta Gerwig rispettivamente nei ruoli di Tony e Chris, la coppia di registi che si affianca a quella di natura fittizia e cinematografica composta da Amy (Mia Wasikowska) e Joseph (Anders Danielsen Lie).

Questa volta si tratta di un film estremamente personale poiché non soltanto l’ambientazione circoscritta, atipica e meravigliosa dell’isola svedese di Fårö si lega al passato di Mia Hansen-Løve che vi ha fatto visita per diversi anni nel corso della sua vita. Ma anche il modo in cui la Løve mette in scena le dinamiche di coppia nella loro ironia drammatica fatta di silenziose ma sofferte crisi artistiche che immediatamente coinvolgono anche il lato più emozionale e sentimentale sembrano raccontare molto più e andare ben oltre il cinema. Proprio in quei momenti infatti l’autrice francese sembra aprire un piccolo spiraglio su ciò che è stato tra lei e l’ex compagno Olivier Assayas, celebre regista e sceneggiatore francese.

Bergman Island di Mia Hansen-Løve è una riflessione dolce e malinconica sull'amore filtrata dai linguaggi del cinema e della scrittura.
Mia Hansen-Løve e François Cluzet in Late August, Early September

Ancora una volta il cinema di Mia Hansen-Løve, dopo il malinconico Un amour de jeunesse (2011), Eden (2014) e L’avenir (2016, Orso d’argento per la regia a Berlino), torna a raccontare la perdita di un sentimento e dunque di una parte fondamentale e insostituibile di uno dei suoi personaggi, in questo caso quello fittizio – o forse no? – di Amy interpretato da una splendida e dolcemente devastata Mia Wasikowska.

La struttura narrativa di Bergman Island è infatti più complessa di quella che ci si sarebbe potuti aspettare, densa di significati, ferocemente e poeticamente citazionista dell’immaginario Bergman, così come assolutamente interessante rispetto alla sua volontà atipica di raccontare i fantasmi dei sentimenti sempre a cavallo tra realtà e arte, come se non vi fosse affatto distinzione, o meglio, come se noi non ci accorgessimo vivendo della loro sostanziale differenza.

Il tour di Fårö è nostalgico, sincero e di una poetica allo stesso tempo crudele e armoniosa. Un’atmosfera unica e di grande vitalità che rimanda ad autori molto distanti tra loro quali Éric Rohmer, Maurice Pialat e per certi versi anche il Bernardo Bertolucci estivo e malinconico di Io ballo da sola (1996).

Tony & Chris – Il mulino e il letto

Bergman Island comincia come la più convenzionale delle commedie: Tony e Chris, coppia nella vita ma non nel lavoro – nonostante siano entrambi registi cinematografici – sono in viaggio verso la remota isola di Fårö, in Svezia. Non è un luogo casuale, piuttosto una meta assolutamente specifica e desiderata. Lì Ingmar Bergman, uno dei più grandi cineasti del XX secolo ha trascorso parte della sua vita (esclusa la morte), ambientandovi perfino alcuni dei suoi film più noti, tra i quali Persona, Scene da un matrimonio, La vergogna, Passione e via dicendo. Tutto questo ha un peso decisivo sul fragile equilibrio di coppia che sembra essere ormai sostenuto soltanto dalla comune passione per il cinema, quella che Tony (Tim Roth) vaneggia e che invece Chris (Vicki Krieps) nasconde e per certi versi tace.

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Le premesse sono chiare, a Fårö, Tony e Chris devono ritrovare l’ispirazione e con essa anche il sentimento che senza dubbio è presente anche se sopito, aiutati dalla solitudine e dalla pace di quel luogo molto poco popolato, fatta eccezione per il turismo cinefilo che si riversa continuamente laddove i film di Bergman sono stati girati e all’interno della Fondazione cinematografica locale che porta il nome dello stesso cineasta.

Tony e Chris – L’intesa sentimentale è svanita, resta quella artistica – Bergman Island

La tranquillità dell’isola però sembra nascondere un’irrequietudine causata anche in parte dalle suggestioni derivanti dalle influenze bergmaniane che in qualche modo impediscono a Chris di scrivere e a Tony di non essere più lo stesso. Interessante la derivazione sul prodotto osceno dell’inconscio rispetto al quaderno di Tony osservato di nascosto da Chris in un momento di lontananza del marito.

Bergman Island è infatti un film che si concentra sull’intimità di coppia e sulle connessioni mentali stabilite dalle passioni comuni e dai piccoli riti di scaramanzia artistica che se una delle due parti considera normali e necessari, l’altra detesta poiché letti in una chiave di tradimento, mancanza di fiducia o peggio, timore del plagio.

Ecco infatti la divisione immediata dei luoghi di lavoro: Chris nella piccola stanzetta del mulino proprio dinanzi alla casa, mentre Tony nella camera da letto principale, seduto ad una modesta scrivania in legno che sembra continuamente svanire di fronte alla portata simbolica e inquietante del letto che è stato vero e proprio set cinematografico per Scene da un matrimonio, l’opera di Bergman che ha causato milioni di divorzi, o almeno così si divertono a dire le persone del posto.

Bergman Island di Mia Hansen-Løve è una riflessione dolce e malinconica sull'amore filtrata dai linguaggi del cinema e della scrittura.
Bergman Island e le influenze del cinema di Bergman sulla società – La maledizione di Scene da un matrimonio

Ciò che è interessante dell’arco narrativo e strutturale dei due personaggi è che in un primo momento Mia Hansen- Løve sembra presentare il personaggio di Tony – interpretato da un sempre ottimo Tim Roth – come l’individuo capace di garantire sempre e comunque uno spirito pragmatico e risolutivo, così come d’adattamento ad una nuova dimensione di vita e creatività sfogata non più nel caos della città, ma nella solitudine dell’isola. Molto presto però queste dinamiche vengono stravolte e alcuni incontri – veri o falsi che siano – di Chris, interpretata da una dolente e sempre fragile Vicky Krieps – nonostante la stazza imponente – giocano un ruolo centrale nel condurla sempre più rapidamente alla genesi di una nuova opera, ossia un racconto di sentimenti delusi, d’innamoramento, ingenuità, lacrime e infine accettazione attraverso la rinascita.

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Partire o restare? La scoperta di ciò che è rimasto

La trasformazione è avvenuta, l’isola ha compiuto il suo dovere: Tony diviene silenzioso, mentre Chris un fiume in piena – assolutamente inarrestabile e perciò entusiasmante ed intrigante – di parole. Una vera narratrice che conduce il compagno in primo luogo, ed in secondo gli spettatori all’interno di un film nel film, quello vissuto e interpretato da Amy (Mia Wasikowska) e Joseph (Anders Danielsen Lie). Il più vitale, emozionale e probabilmente interessante del film.

Amy & Joseph – Gli Abba e i fantasmi di un sentimento

Un’altra coppia molto diversa rispetto a quella di Chris e Tony occupa la seconda traccia narrativa di Bergman’s Island. È composta da due giovani che una volta si sono amati ma che per scelte differenti e più probabilmente incapacità d’amare hanno finito per allontanarsi, negandosi reciprocamente quell’amore che entrambi non hanno mai nascosto di provare.

Amy (Mia Wasikowska) è una regista che nel suo ultimo film di successo ha raccontato senza mezzi termini e fantasie l’amore provato per Joseph (Anders Danielsen Lie), mentre quest’ultimo è un attore dalla modesta fama che addirittura rinfaccia ad Amy in una delle prime scene del loro viaggio di non averlo nemmeno tenuto in considerazione per interpretare sé stesso, in quanto migliore su tutta la linea rispetto all’attore scelto per il film.

Entrambi hanno qualcuno a casa ad aspettarli, Amy un marito ed una figlia, mentre Joseph una fidanzata che vorrebbe sposare presto. Tutto ciò però non impedisce ai due amanti una volta ritrovatisi sulla stessa isola per il matrimonio di un’amica comune, di continuare a condividere quell’intimità e intesa sessuale troppo a lungo sopita e dimenticata. Una scelta questa destinata a mutare radicalmente le rispettive emozioni e il sentimento che fino a quel momento erano stati entrambi così bravi a custodire e mantenere intatto.

Bergman Island di Mia Hansen-Løve è una riflessione dolce e malinconica sull'amore filtrata dai linguaggi del cinema e della scrittura.
Amy e Joseph – I fantasmi di un sentimento che non è mai svanito

Se Mia è la giovane innamorata che non vuole rinunciare all’ascolto del suo cuore, Joseph è l’esatto opposto, un freddo e distaccato calcolatore che accetta il sesso, dunque il tradimento e la menzogna, rifiutando però quel sentimento che inevitabilmente lo lega ad Amy e che se accettato e seguito potrebbe condurlo ad un durissimo conflitto con sé stesso, dal quale ne uscirebbe certamente sconfitto.

Il film diviene dunque all’interno di questa seconda traccia narrativa un dramma sul sentimento che non può trovare sfogo e liberazione restando confinato ad un passato durante il quale esso è potuto esistere seppur per un periodo estremamente breve della vita di due persone che vivranno nella menzogna e nella consapevolezza di aver perduto una parte importante del loro vissuto e della loro emotività, portando addosso una maschera, quella dell’ordine stabilità, del rigore emotivo e della soddisfazione.

C’è poi un momento di grande cinema capace di consegnare uno dei personaggi femminili più interessanti, fragili, contradditori e tenaci di molto cinema recente ed è quello durante il quale Amy e Joseph si osservano sorridendo per l’ultima volta fino a lasciarsi andare senza nemmeno saperlo, poiché Amy è impegnata in un dolce e malinconico ballo collettivo sulle note di The winner takes it all degli ABBA, mentre Joseph in preda ai sensi di colpa rifiuta di continuare ad osservare il ballo della donna che ama fuggendo tra le lacrime ed un drammatico addio mai realmente pronunciato.

Liberarsi di un addio nel ballo malinconico e distruttivo – Amy (Mia Wasikowska)

Amy e Joseph incarnano dunque con sincerità e potenza disarmanti quell’amore giovane che ciascuno di noi si è ritrovato a vivere per poi accantonarlo, talvolta a causa di un sentimento non più – o mai – ricambiato, talvolta per scelte differenti, tra cui matrimoni o unioni sentimentali mai realmente desiderate, ma semplicemente accadute.

Quell’amore giovane filtrato e raccontato dal cinema di Mia Hansen-Løve diviene sul finale un vero e proprio fantasma capace di viaggiare tra dimensioni e tracce narrative, tanto da produrre un incontro tra esso e Chris (Vicky Krieps) che potrebbe esserne allo stesso tempo autrice, attrice e vittima, in un precedente periodo della sua vita, ben prima di Fårö, ben prima di Tony.

Bergman Island è un film interessante e dolce che rende poesia la sua natura forzatamente cinefila, citazionista, metanarrativa e metacinematografica fatta di sussurri, lacrime e sessualità com’era realmente difficile aspettarsi. Un’ulteriore dimostrazione delle grandi e sorprendenti intuizioni registiche e di scrittura di Mia Hansen-Løve.

Bergman Island di Mia Hansen-Løve è una riflessione dolce e malinconica sull'amore filtrata dai linguaggi del cinema e della scrittura.
Il racconto di un amore tra realtà e immaginazione

Nota a parte rispetto alla meravigliosa colonna sonora che si muove tra indimenticabili tracce nostalgiche tra le quali la già citata The Winner Takes It All degli ABBA, piuttosto che l’immortale Summer Wine di Nancy Sinatra e Lee Hazlewood, ed altri brani meno conosciuti, nonostante d’epoca e perciò allo stesso modo nostalgici e degni d’essere ricordati, su tutti una versione acoustic di You Won’t Find It Again dei The Go-Betweens che la sposa della seconda traccia narrativa dedica al futuro marito.

Che bel film questo Bergman Island, tale da condurci per mano senza annoiarci o raccontarci menzogne attraverso il cinema e la scrittura ricordandoci quegli amori dimenticati – o mai davvero dimenticati – che in qualche modo abbiamo sempre tenuto con noi imparando a conviverci senza più farci del male e trovando piuttosto la forza di mutarli in qualcosa di differente, tra cui l’arte, e dunque la poesia, la scrittura, la fotografia e così via, crescendo insieme a loro.

Un film di grande dolcezza che difficilmente dimenticherete.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Bergman Island di Mia Hansen-Løve è una riflessione dolce e malinconica sull'amore e l'unione di coppia sentimentale oltreché artistica filtrata dai linguaggi del cinema, della scrittura e della sensibilità autoriale non soltanto di Bergman, ma anche di Éric Rohmer, Maurice Pialat e Bernardo Bertolucci.
Roby Antonacci
Roby Antonacci
Giornalista per Vanity Fair, collaboratrice per Moviemag, scrivo da sempre di cinema con un occhio attento a quello d'autore, una forte passione per l'horror e il noir, senza disdegnare i blockbuster che meritano attenzione.

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