Ci sono persone che uccidono il tempo, persone che lasciano che il tempo le uccida, e persone che al tempo non pensano affatto. E poi ci sono loro che il tempo ce lo succhiano dal collo, da secoli, convinti che nessuno di noi, nemmeno con tutto il tempo del mondo, ci capirebbe granché. “Solo gli amanti sopravvivono” d’altronde; a noi non resta che fingerci ancora vivi, per quel che resta.

Adam ed Eve: gli amanti notturni e millenari più assetati d’umanità che il cinema recente possa ricordare. Adam annoiato, nostalgico, inquieto. Una canaglia romantica con inclinazioni suicide che venera l’ingegno umano ma disprezza il nostro essere barbaramente umani. Eve curiosa, lunare, controllata. Una dea aliena innamorata della poesia che si domanda come sia possibile vivere così a lungo senza aver ancora capito. Capito che ogni istante non speso per rendere il mondo un posto più bello è uno spreco di vita insopportabile.

“Solo gli amanti sopravvivono” è una lode all’oscurità della notte e un ammonimento alle tenebre della mente. La litania moralista e malinconica di Jim Jarmusch resiste alla devastazione e all’oblio. Oggetto di culto per un’umanità a rischio estinzione, questa pellicola ha in sé l’eleganza e la poesia del sangue, rinnegando l’orrore del tempo.

Jim Jarmusch. Il suo è uno dei nomi più importanti del cinema indipendente americano. Ha riscritto ogni genere cinematografico gli si presentasse incautamente davanti, gettando a gambe all’aria ogni crisma di riconoscibilità. Ha riscritto il western (Dead Man), sottomesso il gangster movie (Ghost Dog), contraffatto il road movie (Broken Flowers), rimpiazzato l’horror stracolmo di zombie con umani ben più morti degli antagonisti mangia-cervelli (I morti non muoiono). In “Solo gli amanti sopravvivono” (2013) Jarmusch realizza un film dai toni orrorifici senza mai prendere sul serio il terrore. È una storia di vampiri che non ci farà affatto temere per le sorti della tenera carne attorno al nostro collo. Questi succhia sangue sono tristi, disadattati, sociopatici, e somigliano molto alla parte migliore di noi stessi.

Adam e Eve desiderano divenire impermeabili al progredire del resto del mondo. Vivono su questa terra da secoli e sanno bene che là, dove gli umani stanno andando, con passo stupidamente accelerato, non vi è nulla di buono. Abbiamo devastato, ucciso, depredato, e continuiamo a farlo senza coscienza né memoria. Per questo preferiscono consolarsi nel loro amore reciproco ed esclusivo, rimanendo alla larga dalla nostra banale ignoranza. Nemmeno il nostro sangue è più appetibile come un tempo, siamo contaminati, impuri, corrotti. Meglio rifornirsi in ospedali fidati per pasti sanguinolenti salutari.

I vampiri di Jarmusch non vogliono più viverci accanto, e nemmeno bere il nostro sangue. È uno smacco notevole per un’umanità che si è sempre considerata estremamente desiderabile per le creature notturne di ogni specie. E ci teniamo ad aggiungere che saremo noi a morire dalla voglia che i loro canini affondino nella nostra insipida carotide. Dopo aver fatto la loro conoscenza vorremmo trasformarci in essere più saggi, avidi solo di conoscenza e assetati unicamente di sangue puro.

“Solo gli amanti sopravvivono” è un horror in cui silenzi, attese e ripetizioni annullano l’azione. E si rimane immobili, in luoghi condannati alla rovina, rarefatti in quei teatri che hanno ospitato arte e ingegno, per poi essere dimenticati.

Solo gli amanti sopravvivono

Da un lato Detroit, capitale del fordismo in cui risuonano la musica della Motown e il garage rock dei White Stripes. Qui vive Adam (Tom Hiddleston)musicista notturno e sospeso. Dall’altra parte Tangeri, rifugio prediletto di William Burroughs, Jack Kerouac, Allen Ginsberg, e di tutta quella Beat Generation in fuga dall’Occidente obsoleto. Qui vive Eve (Tilda Swinton), leggiadra e pallidissima creatura. Musica e capitalismo, controcultura letteraria e suq. L’elemento comune c’è ma non si vede. I due mondi, distanti chilometri e culture, divengono la stessa cosa solo di notte, quando Adam e Eve si svegliano e si cercano. È nel loro amore da tarda notte che tutto sembra iniziare a scorrere allo stesso ritmo: lento, liquido e decadente.

Questa storia inizia tra le rovine di mondi, e ovviamente di notte, sotto le stelle. E sono le stelle che dissolvendosi lasciano affiorare l’immagine iniziale di un giradischi, in vorticoso movimento. I solchi nel vinile si inseguono così come continua a mulinare la macchina da presa attorno ai due amanti solitari: ebbri di sangue, circondati da fascinosi oggetti da erudito collezionismo, si crogiolano nell’estasi di una nostalgia senza tempo. Sono distanti, l’uno prigioniero del cemento di città, l’altra perduta fra stradine illuminate solo dalla luna del Marocco, eppure sono spiritualmente la stessa cosa. Indissolubilmente legati. Potrebbe essere forse diverso per due che portano il nome dei progenitori dell’umanità?

Solo gli amanti sopravvivono

Adam ed Eve rappresentano due entità archetipiche, come i nomi biblici suggeriscono, simbolo dell’amore primordiale che trova nella complementarietà l’emblema della durata eterna dei legami. Lui è un musicista e lei lo invita a ballare, lei si ciba di poesia e letteratura e lui le racconta di ricordi e scrittori passati. Adam si tormenta perché stanco di ricercare la bellezza residua in un mondo che ha smesso da troppo tempo di creare, dedicandosi solo a distruggere. Ma Eve è capace di cogliere l’armonia nelle impercettibili sfumature, di ristabilire equilibrio nel caos emotivo del suo amante.

Il loro amore notturno e malinconico viene disturbato dall’arrivo di Ava, sorella minore Eve. Ava (Mia Wasikowska) non completa, ma annienta, con un atteggiamento del tutto simile a quello degli spregevoli “zombie” mortali. Occupa lo spazio che Adam aveva faticosamente sottratto all’invadenza umana e nel giro di una sola notte stravolge la secolare routine vampiresca del cognato. Alle due innamorate creature crepuscolari non resta che lasciare Detroit per trasferirsi a Tangeri presso l’abitazione di Eve, trovandosi però a dover fronteggiare l’improvvisa estenuante astinenza da sangue puro con cui cibarsi.

“Solo gli amanti sopravvivono” lascia esangue ogni velleità di rendere intrigante la trama. Ogni azione che potrebbe lasciar scoperta una venatura thriller viene accuratamente coperta, così come ogni scena che potrebbe apparire raccapricciante in realtà seducente e mai spaventa. Jarmusch ci invita a lasciarci prendere per mano dai suoi vampiri biblici per riscoprire quel mondo che abbiamo prima creato e poi dimenticato. Ed è per questo che dissemina la sua pellicola di così tanta arte da convincerci a non volerne uscire.

Solo gli amanti sopravvivono

Il medico opportunamente corrotto, fornitore ufficiale di bevande ufficiose, impone ad Adam il nome di “Dr. Stranamore” o di “Dr. Caligari”, a conferma della natura cinefila dell’opera e del suo anomalo creatore. Il più che mai vecchio amico di Eve è niente meno che Christopher Marlowe (interpretato da John Hurt) l’autore del Dottor Faust (che poi, è il nome usato da Adam quando si reca all’ospedale per procurarsi il sangue. Lo avete notato?). Jarmusch non solo inserisce nella sua narrazione un mito della letteratura, morto in condizioni mai del tutto chiarite, ma lascia intendere che Shakespeare deve proprio a lui una grossa fetta della sua fama. Shakespeare viene definito “zombie filisteo” e pare abbia firmato impunemente persino l’Amleto, opera scritta, contrariamente a quanto si pensa, segretamente proprio dall’amico Marlowe. Anche la sorellina Ava, egoisticamente diabolica vanta un nome importante. Non vi è tornata alla mente Ava Gardner, una delle più celebri femme fatale hollywoodiane?

Impossibile non deliziarsi alla vista della parete tappezzata di fotografie nella romantica dimora di Adam. Non si tratta soltanto di celebrità letterarie, ma di artisti, musicisti, scienziati, attori: sembra che quella parete voglia racchiudere i volti migliore dell’umanità, un compendio di chi ne ha espresso l’essenza più nobile. Ma Adam stesso afferma più volte di non avere eroi: anche la vetta più alta di cui è capace l’umanità non è altro che quintessenza di polvere, come egli stesso riflette, più avanti, citando Amleto.

“I miei eroi? Guarda cosa gli hanno fatto. Pitagora sgozzato. Galileo imprigionato. Copernico ridicolizzato. Il povero Newton costretto al sotterfugio e all’alchimia. Tesla annientato…e continuano a parlar male di Darwin. Ancora. (…) Hanno finito con il contaminare il loro stesso fottuto sangue!”.

L’individuo ha scelto di liberarsi dello spirito e affrancarsi dal sentimento, per ondeggiare tra le strade metropolitane sotto lo stretto controllo del denaro. Sono gli “zombie” a vivere immersi nel buio, la notte dell’anima e dell’arte, non riuscendo più a scorgere la bellezza.

I vampiri, invece di essere un pericolo per l’umanità, assumono il ruolo di attoniti osservatori che temono per la propria sopravvivenza, messa a rischio da quegli umani contaminati ormai non più validi nemmeno per fornir loro nutrimento. Essi custodiscono comunque per alcuni di noi una certa ammirazione. Adam mostra compiaciuto ad Eve la casa del cantante Jack White (scelto da Jarmusch per interpretare in un episodio di “Coffee and Cigarettes”). Ma non siamo altro che il riecheggio di una bella epoque defunta, di cui restano i solchi su di un vinile, qualche pensiero custodito fra le pagine di un libro, qualche nota registrata su di un vecchio nastro.

“Solo gli amanti sopravvivono” è la storia di vampiri che non hanno alcuna altezzosa pretesa di rimanere al di fuori del sistema, desiderano solo non divenirne servi, come è tristemente capitato a noi. Jarmusch per le sue notturne erudite creature prova un amore profondo. Tanto da offrire loro il collo dei suoi ignari spettatori, confidando che gli eterni amanti sopravvivano, e auspicando che il morbo che li ha resi meravigliosamente liberi contamini anche noi.

Voto Autore: 4 out of 5 stars