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Aprile: la recensione del film più popolare di Nanni Moretti

Aprile è un mese importante nella vita di Nanni Moretti: le elezioni vinte da Berlusconi nel ’94, quelle vinte dalla sinistra nel ’96, ma soprattutto la nascita di suo figlio.

È il 1998 quando esce nelle sale italiane Aprile, film scritto, diretto e interpretato da Nanni Moretti, di cui ricordiamo l’ultima opera Il sol dell’avvenire.

Il cast vede attori che interpretano sé stessi, tra cui Silvio Orlando, vincitore del David di Donatello nello stesso anno per il miglior attore non protagonista, Silvia Bonucci e Renato De Maria.

Aprile è stato presentato in concorso alla 51ª edizione del Festival di Cannes competendo per la Palma d’Oro, e ha inoltre ottenuto due candidature ai Nastri d’Argento del 1999.

In Italia al Box Office ha incassato 3,1 milioni di euro, classificandosi al 31º posto tra i primi 100 film di maggior incasso della stagione cinematografica italiana 1997-1998. 

Aprile

Aprile: la trama

Il film inizia con l’annuncio della vittoria di Silvio Berlusconi alle elezioni politiche del 1994.

Il protagonista Nanni Moretti è deluso dalla vittoria della destra e decide così di iniziare a girare un nuovo documentario incentrato sul profilo politico di Berlusconi, ma tale progetto cinematografico sarà abbandonato nel momento in cui sceglierà di girare un musical con protagonista un pasticciere trotzkista.

Nel 1996 la moglie gli rivela di essere incinta e da quel momento la vita del regista si dividerà tra il lavoro sul documentario e la nascita di suo figlio, con cui passerà moltissimo tempo.

Aprile affronta così l’incontro delle difficoltà che il protagonista deve affrontare sia sul fronte professionale sia su quello genitoriale, nel suo nuovo ruolo di padre.

Infine il documentario politico non verrà mai realizzato a causa della vittoria della sinistra alle elezioni anticipate, e il regista deciderà di dedicarsi definitivamente al musical, ritrovando sé stesso.

Aprile

Aprile: la recensione

Come nel precedente Caro diario, Nanni Moretti, esprimendosi sempre in prima persona, ci mostra qua il suo ideale politico e il suo impegno sociale e militante in quanto regista.

In Aprile si ha spesso l’impressione che il protagonista non riesca a dedicarsi a qualcosa senza avere il desiderio di essere altrove: Moretti risulta infatti essere un personaggio coraggioso e molto ego-riferito tanto che rinuncia con frequenza agli impegni presi.

Il protagonista ritroverà però, a sorpresa dello spettatore, la sua identità registica nella dimensione di serenità collettiva di un musical, genere lontano dalle sue corde.

In questa pellicola, considerata dalla critica un’opera minore del regista romano, Moretti mette a nudo le sue manie ossessive, la cui rappresentazione coincide per esempio con la scena dei ritagli di giornale, in uno sfondo ironico sempre coerente con il suo stile.

Aprile

Il moralismo di un padre

In Aprile la scelta di mettere sotto la lente del cinematografo la nascita del figlio Pietro, subito dopo dopo aver dichiarato che avrebbe fatto di tutto affinché non scegliesse di fare l’attore, è sicuramente emblema del moralismo morettiano.

Come lo è del resto la frase “smetterà di aggiustare le televisioni per dedicarsi ad aggiustare l’Italia” pronunciata al figlio quando Berlusconi scende in campo aprendo la propria carriera politica.

Aprile infatti risulta essere anche una forte critica alla perdita di riferimento politico della sinistra italiana, il tutto sdrammatizzato dalla cruda vena sarcastica del Maestro.

La perdita della sinistra alle elezioni del ’94 genera infatti in Moretti la frustrazione per la sconfitta politica: tale rabbia confluisce nella scena ironica in cui, insieme alla madre, si fa la prima canna della sua vita, chiaro parallelo al barattolo di nutella a grandezza d’uomo di Bianca.

Il cinema e la musica popolare

In Moretti l’aspetto dello “sguardo morale” è sempre presente, non solo nella riflessione politica, ma anche nel campo cinematografico e musicale.

Il filtro etico lo si percepisce soprattutto dalla volontà di Moretti di mettersi al cento dell’attenzione come rappresentante di un certo codice culturale.

L’autore, in questo, si mostra “antipatico” esprimendo tutta la sua sincerità da cineasta: egli, con Aprile, realizza dunque un film personale, soggettivo e onesto.

A una fetta di pubblico può per esempio infastidire che Moretti distrugga criticamente film straordinari come Henry, pioggia di sangue, Heat e Strange Days, ma qui ha la libertà di farlo in quanto è uno spettatore come un altro, un consumatore.

L’uso che inoltre fa della canzone “popolare” italiana assume anch’esso un rilievo importante, come in tutti i film morettiani.

Moretti qui non mette in scena pezzi degli Almanegretta o dei 99 Posse per darsi un tono “di sinistra” ma preferisce far suonare Bruno Lauzi, Loredana Berté, Jovanotti, autori più popolari, e lo fa con intento educativo e morale unico nel suo genere.

Aprile: le conclusioni

Aprile di Nanni Moretti è un film importante nel panorama italiano contemporaneo: una commedia costruita brillantemente sul sentimento popolare italiano agli albori della seconda repubblica.

Un film che, oltre che di politica, parla anche di tempo, di nascita e di paternità.

La figura del Moretti-padre assume tratti marcati e eccessivamente ironici, ma funziona perfettamente perché nel complesso è riconoscibile da chi è stato o è padre: tutto il suo impaccio durante i mesi della gravidanza della moglie nasconde la profonda paura di non essere un buon padre per suo figlio.

Molto equilibrata risulta essere anche la rappresentazione del processo creativo del Moretti-regista: l’ideale politico morettiano muove qui tutte le sue decisioni e indecisioni professionali in una dimensione di coerente moralismo che gli fa sempre da guida, anche e soprattutto nel suo ruolo di padre.

Un film, Aprile, che osserva la realtà con un occhio etico e morale, facendosi portavoce di una politica culturale e al contempo esempio della fragilità paterna.

PANORAMICA

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SOMMARIO

Commedia drammatica divertentissima, Aprile è un film che non invecchia mai. In uno spaccato dell'Italia agli albori della seconda repubblica seguiamo le vicende di Nanni Moretti tra l'emozione di diventare padre e la ricerca di un progetto creativo che lo rappresenti.
Silvia Lopes
Silvia Lopes
La mia più grande passione è il cinema, fonte di vita e di crescita continua. Mi piace il cinema d’autore e quello di genere, amo i thriller ma non mi dispiacciono i film storici o drammatici. I miei grandi nomi sono Tarantino, Scorsese, Allen, Spielberg.

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