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American Psycho, spiegazione del finale e del film

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American Psycho è un film del 2000 tratto dal romanzo omonimo di Bret Easton Ellis e con protagonista Christian Bale. La pellicola è diventata subito celebre ed è stata acclamata per l’interpretazione dell’attore, ma anche per il singolare modo di rappresentare la società e criticarla.

Anche se osservandolo dopo ben ventitré anni, American Psycho si “mostra” come film degli anni duemila a tutti gli effetti, la modernità della pellicola consiste nelle brillantini interpretazioni e nel modus che ha di coinvolgere lo spettatore in una vicenda inquietante ma comunque alla portata di tutti.

American Psycho trama

Al centro della vicenda c’è Patrick Bateman, un broker che vive sostanzialmente solo per guadagnare e primeggiare sugli altri in un contesto altamente competitivo e capitalista. Ciò che conta per lui è avere l’appartamento più costoso di tutti, rispetto ai suoi colleghi, un biglietto da visita più elegante, ottenere le prenotazioni migliori nei locali migliori, ecc.

Circondato da persone che lo reputano insignificante e lo scambiano addirittura per altri, confondendone il nome, Patrick racconta la sua storia in prima persona attraverso una voce fuori campo dal linguaggio forbito ed elegante. Il primo aspetto interessante della caratterizzazione del personaggio è proprio questo: la continua contrapposizione tra l’eleganza e la crudeltà, in un mix di follia ed effettivo fascino che cresceranno nel corso del film in modo esponenziale.

Patrick indossa infatti una maschera di normalità al lavoro e in generale nella società, con una fidanzata che mal tollera e non ascolta mai, e tradisce spesso. Patrick ripete sempre le stesse frasi, fa sempre le stesse cose, e il soli momenti in cui è insieme agli altri con onestà appartengono alla sfera dell’ironia. Quando, fingendosi ironico, Patrick fa riferimento a ciò che effettivamente compie davvero nella vita: afferma cioè di uccidere le persone. Scopriamo quindi con vari indizi che un terribile lato oscuro si nasconde dietro al giovane che pure, come sottolinea una modella che incontra e che poi ucciderà, cela una sorta di dolcezza.

American Psycho

Chi è Patrick Bateman?

Patrick è un personaggio estremamente complesso, scritto dalla penna di Ellis con precisione e maestria. Renderlo sullo schermo senza le parole a dargli vita era un’impresa assai complessa. Forse per questo motivo la regista Mary Harron ha deciso di fare raccontare dalla sua stessa voce la sua storia. Christian Bale, d’altro canto, ha reso perfettamente la contrapposizione fra la verità che sta dietro il personaggio e la sua maschera di normalità.

Patrick ha una bellezza e un fisico invidiabili, indossa vestiti firmati, sembra probabilmente una persona perbene a chiunque. Non ha un viso sgradevole, ha un’espressione gioviale, ma dentro i suoi occhi si cela la frustrazione, la disperazione e il desiderio di sangue. Christian Bale in American Psycho cura tutto: dalla prossemica agli sguardi, al modo di pronunciare le parole, fino al gesto raffinato di aggiustarsi il ciuffo dei capelli. Emblematico il colloquio con il detective Donald Kimball, interpretato da Willem Dafoe, che crea profonda suspense nello spettatore grazie anche alla capacità di dissimulare del protagonista.

Per tutto il tempo lo spettatore sente dentro di sé l’ansia di una realtà che ha già compreso: la maschera di Patrick Bateman deve inevitabile crollare. Il climax del film in tal senso è funzionale e reso benissimo anche da una colonna sonora inquietante. La musica è un elemento fondamentale della pellicola, tanto che Patrick prima di uccidere le sue vittime racconta le storie delle canzoni che riproduce nelle storie. Non si tratta di canzoni qualsiasi, sono infatti classici del rock e della musica più alta e impegnata, ulteriore prova di raffinatezza di un uomo altolocato.

American Psycho spiegazione del finale

Esistono tantissime storie di assassini, sia nei libri sia nel film. American Psycho è un cult perché a differenza di molte altre non cerca di dare spiegazioni spicciole alle azioni del killer, ma lo mostra nudo e crudo in maniera spontanea e onesta. Sta allo spettatore riflettere e comprendere la natura dietro alle azioni del protagonista, mettendosi continuamente in dubbio, poiché a causa del finale non è neppure certo che Patrick Bateman sia un vero serial killer. Il tono del film è anche decisamente poco serio, ricalca un gusto comico tarantiniano che crea anche più tensione.

American Psycho

Dall’ambiguità del finale si coglie come il dolore e la disperazione del protagonista siano dati da una società malata, capitalistica, competitiva e priva di valori. Ellis con i suoi romanzi ha da sempre portato all’estremo le critiche nei confronti della società, caratterizzando di conseguenza i personaggi con sincera verosimiglianza. Non è un caso che il film sia stato citato dalla rivista Journal of Psychoanalytic Psychology come una perfetta rappresentazione cinematografica del narcisismo maligno, un narcisismo e un male che è sicuramente di Patrick ma che viene dal mondo in cui vive.

Per queste ragioni e grazie ad un cult invidiabile e una sceneggiatura coinvolgente e ben strutturata, American Psycho risulta un film che una volta visto non si può dimenticare, per la capacità terribile ma anche incredibile che ha di condurre lo spettatore tra il dubbio e la certezza.

Trailer

PANORAMICA

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni
Roby Antonacci
Roby Antonacci
Giornalista per Vanity Fair, collaboratrice per Moviemag, scrivo da sempre di cinema con un occhio attento a quello d'autore, una forte passione per l'horror e il noir, senza disdegnare i blockbuster che meritano attenzione.

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