Alpha è un film del 2025, diretto da Julia Ducournau, che ha debuttato alla 78esima edizione del Festival di Cannes. Le riprese si sono svolte nel 2024, tra Parigi, La Havre e la Normandia. Il progetto è stato considerato abbastanza divisivo, specie dalla critica italiana.
La pellicola, proprio secondo il perfetto stile della regista, è un body horror. I temi esplorati in Alpha sono, però, molteplici e si sviluppano seguendo due linee temporali diverse, ma parallele. La storia è semplice, molto essenziale. Un evento in particolare determina l’apertura di una porta che costringe i fantasmi del passato a riapparire.

Alpha – Trama
Negli anni Ottanta una tredicenne di nome Alpha (Mélissa Boros), di origini berbere, cresce tranquilla con sua madre (Golshifteh Farahani) infermiera. Durante una festa la ragazza si lascia tatuare la sua iniziale, senza curarsi delle conseguenze. Una volta tornata a casa, dopo poco il genitore nota il tatuaggio sul braccio, estremamente gonfio. L’indomani le due si recano in una struttura medica per fare i vari accertamenti.
L’episodio non fa altro che aprire un’enorme ferita, che riguarda il passato della madre di Alpha. In particolare le ricorda le vicende turbolente vissute con suo fratello Amin (Tahar Rahim), un uomo con gravi problemi di tossicodipendenza. La donna, essendo infermiera, ha provato a tenerlo in vita il più possibile, con ottimi risultati. Nel frattempo era in corso un grave contagio, presumibilmente di HIV. Per cui le persone si ammalavano e morivano costantemente.
Quando Alpha si rende conto della difficoltà della situazione, cerca di trovare una soluzione. La ragazza chiederà alla madre di lasciar andare il ricordo del fratello e permettersi di ricominciare. Solo allora riuscirà a superare il trauma.

Alpha – Recensione
La pellicola si apre in un modo abbastanza profetico ed esplicativo. Alpha da piccola gioca con lo zio Amin, unisce i puntini sul suo braccio. I segni che la bambina osserva sul braccio dell’uomo sono i buchi provocati dall’utilizzo continuo degli aghi. Quella che sembra una storia intricata, riesce a trovare una risoluzione alla fine.
Julia Ducournau, già in Titane, aveva trattato il tema della maternità. Ma in una veste totalmente differente. Questa volta le cose cambiano radicalmente. Nel secondo film della regista la protagonista Alexia (Agathe Rousselle) non è una madre particolarmente accogliente. In Alpha la madre è fondamentale. La sua apprensione tiene in vita addirittura un ricordo.
Un aspetto che parla dell’ultimo progetto di Ducournau è la musica. Il suono sembra esprimere ciò che i personaggi molto spesso non dicono ad alta voce. In particolare durante la corsa contro il tempo della protagonista, che fa, per salvare suo zio, è scandita da Let It Happen di Tame Impala. Ciò sta a simboleggiare l’importanza di lasciar che le cose accadano. Evitare di forzare le cose.
Il progetto si chiude con un’immagine estremamente memorabile. La giovane protagonista che piange, avvolta da una tempesta di sabbia. Il cerchio si è chiuso, sua madre sta finalmente accettando di lasciar andare suo fratello. Il corpo di Amin si disintegra, nel momento in cui la sorella ha deciso di lasciarlo libero. Ma la donna non è sola, c’è sua figlia a supportarla nel dolore.

La capacità di lasciar andare
Quella raccontata in Alpha è una metafora di racconti di grande ordinarietà. Il lutto e la perdita sono esperienze che riguardano il genere umano. Spesso non vengono mai metabolizzate o affrontate per paura del dolore. Questo porta all’evitamento di porte che possano in qualche modo aprire la ferita nuovamente. Il linguaggio del body horror è fondamentale in questo. E’ a livello di escoriazioni e segni corporei che si riapre il dolore della perdita.
La madre della protagonista vive il trigger del tatuaggio di sua figlia e inizia ad essere eccessivamente apprensiva. Il tutto perché si riapre il ricordo del fratello defunto. Si ripete il ciclo, senza il lutto questa volta. E’ quello che accade nella vita di tutti i giorni, alle persone che hanno vissuto una perdita importante. Il non affrontare il dolore porta alla formazione di trigger. Ogni qualvolta riappare quell’elemento che riporta alla memoria l’accaduto, si rivive il trauma.
Con grande piacere Alpha riesce ad aiutare sua madre a superare lo shock, a lasciar andare il passato. Ad un certo punto le chiede proprio di riaccompagnare lo zio a casa sua. Non può più stare con loro. Ma Amin non è più tra loro da molti anni. Eppure è ritornato ogni singola volta la madre della protagonista entrava a contatto con un ago.

Conclusioni
Alpha è un film per tutti i tipi di pubblico. Non è facilmente accessibile, ma è una storia commovente. L’obiettivo della pellicola non è quello di strappare una lacrima al pubblico, perché non è un classico struggente. Vuole raccontare qualcosa di ordinario attraverso una poetica visionaria e corporea. Quale linguaggio migliore del body horror può raccontare un trauma?
