3 / 19 : recensione dell’ultimo film di Silvio Soldini

3 / 19 – Trama

Camilla Corti (Kasia Smutniak) è un’avvocatessa rampante che si muove abile nel mondo del diritto societario e dell’alta finanza. La sua base è Milano, lavora le famose “h. ventiquattro”, domeniche incluse, tra fusioni, contratti, penali, opzioni, vola da Londra, a Parigi, a Francoforte, fino ad Honk Kong, usa parole come meeting, cross-references, indemnities ed una marea di altri anglicismi tecnici.

E’ un soldato infaticabile, alle spalle un matrimonio naufragato, una figlia di vent’anni ribelle, un amante a tempo perso bello, vanesio e sposato: non ha mai un attimo per godersi il suo superattico di lusso, per andare in vacanza, per riprendere i fili fisici ed emotivi di se stessa.

3 / 19

Una sera, dopo una discussione con un collega, viene investita da un motorino: a bordo due giovani; lei si rompe il polso, uno dei due cade e decede quella sera stessa. Era arabo, iracheno, con una falsa identità, segni inequivocabili di tortura sul corpo, testimonianze della sua fuga dalla terra natale: Camilla lo scopre grazie all’aiuto di Bruno (Gaetano Colella), responsabile della gestione dei cadaveri ignoti dell’obitorio comunale.

Da quel momento la vita della donna non è più la stessa: quel ragazzo sconosciuto, morto all’improvviso per fatalità, avventatezza o distrazione, non le da pace e mette in crisi il suo perfetto castello esistenziale, costringendola a fare i conti con il presente e con il doloroso passato, ricombinando affetti, destini, desideri e priorità.

3 / 19 – Recensione

Disponibile su Amazon Prime, 3/19 è l’ultima fatica di Silvio Soldini, girata pre-pandemia; è un dramma personale e familiare, dalle tinte thriller che scava sotto la superficie di cristallo asfittico del mondo legale-finanziario, universo complicato e leggendario, freddo ed autoreferenziale, che non perdona errori né a uomini, né, soprattutto, a donne.

3/19 è spiaggiato nella Milano senza confini della Borsa, delle multinazionali e delle vetrate di grattacielo vertiginose e dal colore malato e livido. Camilla è il prototipo vincente di un ambiente vincente, travolta da un altro senso della vita. Un incontro, uno scontro, una morte, una ricerca irrequieta, maldestra, quasi impossibile, una tempesta di ricordi e nuove sensazioni, un inavverato riconoscimento e l’attaccamento a qualcosa-qualcuno che non c’è più come espiazione di peccati trascorsi e di errori odierni mai voluti affrontare.

In questo modo Soldini dosa e compatta stimoli e vibrazioni di segno opposto che possano incrinare le superfici perfette del ceto alto borghese, inscalfibile macchina da guerra per definizione, trascinandolo progressivamente verso il basso, verso la vita ignorata, venduta, a volte calpestata, degli ultimi arrivati.

3 / 19

In una città cara alle descrizioni del regista, la Milano capitale dell’economia a livello europeo, l’indifferenza programmata, il sistemico disinteressamento verso ciò che va oltre il proprio orizzonte di convenienza, viene sorpassato, eroso passo passo dalla necessità di non lasciar scappare come tragica casualità una vita altrui, drammaticamente finita davanti agli occhi di Camilla. D’altronde ad interrompere la solitudine di un essere ci pensano la nascita o la morte: così accade in 3/19; destini incompatibili si uniscono insieme per caso, necessità o intraducibile ri-equilibrio della bilancia esistenziale.

L’attenzione che richiede il prossimo, cammina di pari passo all’attenzione che la protagonista riscopre per sé, per il proprio passato: lo spettro di una sorella diversa ed inascoltata morta giovane e sola, dopo una notte di litigio, il rapporto ostile con la figlia che diventa alleanza complice, l’amore per qualcuno che sappia accogliere umanamente chi è differente senza cercare qualcosa di adeguato agli standard. E’ la storia di una presa di coscienza che attraversa lucida il dolore personale e l’incomunicabilità endemica di una classe sociale e di una città simbolo, incapace di riflettere altro dalla propria mitologia.

3/19 è un codice numerico che indica il terzo morto sconosciuto trovato nell’anno in corso: la dicitura per una pratica, l’incisione di una lapide in un cimitero abbandonato, il titolo di un film che ferma il ricordo e l’attimo di una nuova presa di coscienza, un tatuaggio in cifre di un’anima rinata.

La buona volontà è molta, ma l’insieme non le corrisponde con altrettanto zelo: nella sceneggiatura si passa da un iniziale mansplaning in piena regola ai danni di Camilla, all’incidente; lo scontro in motorino non appare così fragoroso da determinare danni gravi, eppure compare un morto, prima si descrive un’amazzone workaholic, poco dopo le si amputa una parte della personalità in modo così tenace e pervicace da risultare non a pieno verosimile.

3 / 19

Le notizie trovate dalla protagonista sul cadavere ignoto, quello che le è consentito fare con il corpo, gli sgarri continui sul lavoro che non le impediscono di conseguire un premio prestigioso ed uno scatto di carriera, appaiono poco compatibili tra loro. La stessa determinazione di Camilla nel cercare lo sconosciuto ragazzo, sembra fragile escamotage per mandare avanti la rivoluzione personale che si intende inscenare, tant’è vero che bisogna rafforzare il convincimento, debole in sé, con il fantasma di una sorella morta martire, della cui scomparsa ancora ci si incolpa.

La famiglia sfasciata da ricostruire, l’amore sbagliato, poi sfiorato, poi ritrovato, sono corollari classici che vanno ad ingentilire un ritratto partito con forti premesse, che poteva essere più crudele e doloroso di quello portato avanti, ma che preferisce conciliarsi sul noto.

3 / 19

3/19 sconta l’inerzia di una quadratura da fiction televisiva che delude e stanca: tempi dilatati per azioni il cui movente non è sempre necessario e un dilagare che distrae e tende a far risaltare debolezze di scrittura. La fotografia è severa e grigia come la metropoli del denaro impone, ripresa dall’alto in prospettive sghembe ed austere: il primo sole lo rivediamo nella due giorni di vacanza che Camilla si concede con la figlia, guarda caso in altra regione, la Liguria, peraltro bellissima.

3 / 19 – Cast

Molto brava la Smutniak nel suo ruolo, trattenuto, emotivamente al contagocce, una delle cose che funzionano è la sua presenza; respiro e gratitudine per il Bruno di Colella che improvvisamente ci fa immaginare come anche in una città senza anime, il calore, la spontaneità e la dolcezza si possano trovare.

3/19 disegna il cuore, disegna l’ostacolo, ma non porta l’uno oltre l’altro, lo aggira, senza osare spingersi in modo significativo nell’esistenziale o nel sociale, e nei minuti di girato lo sguardo di chi segue la pur potente e ben data premessa, si spegne progressivamente, intravedendo troppo presto il refugium peccatorum verso cui arriverà la storia.

3 / 19 – Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Camilla avvocato societario di successo viene travolta da un motorino: uno dei due ragazzi muore. La donna cerca di dare un volto al cadavere ignoto. Crisi e rivoluzione di una donna dalla vita algida e perfetta di fronte all'indifferenza, alle esistenze altrui, all'amore e al passato doloroso. Nella metropoli milanese indifferente e lanciatissima, un film che, a dispetto dei buoni attori, descrive bene, ma non ha una forza motrice necessaria e sconta l'inerzia di un temperamento da fiction.
Pyndaro
Pyndaro
Cosa so fare: osservare, immaginare, collegare, girare l’angolo  Cosa non so fare: smettere di scrivere  Cosa mangio: interpunzioni e tutta l’arte in genere  Cosa amo: i quadri che non cerchiano, e viceversa.  Cosa penso: il cinema gioca con le immagini; io con le parole. Dovevamo incontrarci prima o poi.

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