A distanza di quattro anni dal suo ultimo lavoro (Licorice Pizza) il geniale Paul Thomas Anderson ritorna sul grande schermo con il film Una battaglia dopo l’altra. Una genialità dimostrata negli anni con capolavori come Magnolia, Il petroliere o Il filo nascosto, pellicole dall’alta impronta autoriale che però sono comunque riuscite a lasciare un segno anche nella memoria del pubblico più generalista, forse perchè attratto dai grandi nomi che hanno sempre orbitato attorno ai progetti di Anderson.
Si arriva così ad Una battaglia dopo l’altra, pellicola del 2025 con Leonardo DiCaprio, Sean Penn, Benicio del Toro, Regina Hall, Teyana Taylor e Chase Infiniti. Un altro cast stellare che compone un film altrettanto luminoso e talentuoso che, in un epoca in cui molti colpevolizzano Hollywood per “mancanza di idee e qualità”, non potrà certo passare inosservato.
Dal 25 settembre nelle sale italiane distribuito da Warner Bros.

Una battaglia dopo l’altra – Trama
Bob (Leonardo DiCaprio), un rivoluzionario che ha ormai gettato le armi vive in uno stato di paranoia confusa, sopravvivendo ai margini della società insieme alla sua vivace e indipendente figlia Willa (Chase Infiniti). La giovane non ha mai potuto conoscere la madre Perfidia (Teyana Taylor) un tempo la donna a capo del gruppo di rivoluzionari chiamato French 75. Quando, dopo sedici anni, il col. Steven J. Lockjaw (Sean Penn) riappare e si perdono le tracce di Willa, l’ex militante radicale si lancia in una disperata ricerca per ritrovare sua figlia e chiudere i conti con il passato.

Una battaglia dopo l’altra – Recensione
“Una battaglia dopo l’altra”: un titolo che racchiude in sé l’essenza stessa della vita. Un’esistenza mai lineare, mai banale. Non appena si ripongono le armi per godere della quiete e della pace, l’allerta sale e bisogna tornare a combattere, ad affrontare a viso aperto quella che sarà un’altra vittoria o una sconfitta.
Ancora una volta il genio di Paul Thomas Anderson va oltre l’immaginabile, e ogni timore circa questo progetto sparisce dopo i primi dieci minuti di visione. Il regista ci accompagna gradualmente in un America plasmata sul razzismo e discriminazioni sociali, messa a ferro e fuoco da un gruppo di rivoluzionari che, con l’assalto a banche e sedi elettorali, vorrebbe ristabilire l’ordine. Un piano utopistico che non porta a nulla se non ad una cieca autodistruzione. Perfidia perde così sua figlia, quest’ultima perde l’amore materno e Bob cade in un vortice paranoico che funge da autoreclusione. Anderson non abbandona il racconto sociale butta subito sul tavolo le carte, ponendo già dagli inizi il punto sulla questione.

Un inno alla libertà
Una battaglia dopo l’altra è però molto più di un inno alla libertà e alla lotta per quest’ultima, seppur marcando le grandi tragedie che questa guerra contro il sistema può portare. Paul Thomas Anderson cambia il proprio registro, abbassa il volume della drammaticità alza quello dell’ironia e pompa al massimo sull’azione, dando così vita ad un action che non ti aspetti, ma che una volta visto non vorresti smettere mai di guardare. Un film che richiama molto il cinema dei fratelli Coen, grottesco, satirico, una perfetta commistione tra crime e commedia. Tre ore che scorrono alla velocità della luce grazie ad una gestione dei tempi eccellente ed una regia mai macchinosa. Le sequenze d’azione più movimentate sono impeccabili e nei momenti di quiete il focus è sui personaggi, e che personaggi. Anderson è ancora, dopo quasi trent’anni dal suo debutto, uno dei migliori registi in circolazione.

Personaggi fantastici ed interpretazioni da premio Oscar
Per interpretare personaggi memorabili c’è bisogno di interpreti altrettanto memorabili; una cosa che Anderson sa più che bene. Partiamo subito dicendo che Leonardo DiCaprio è ancora una volta fenomenale. La sua forza espressiva si scatena nei momenti di tensione, dove tra una canna e l’altra il personaggio di Bob si scatena in isterie drammaticamente comiche. Gli applausi più fragorosi spettano però a Sean Penn. Il colonnello dell’esercito Steven J. Lockjaw è uno di quei personaggi che lo spettatore non può far altro che odiare, ma che allo stesso tempo per via della sua costruzione e caratterizzazione non si può che adorare. Un uomo delle forze armate razzista, ma allo stesso tempo infatuato, anzi, ossessionato da una donna di colore, che vorrebbe urlare “mascolinità” a gran voce ma che per questo appare spesso grottesco e satirico.
Ottimi anche tutti gli altri interpreti qui presenti. Due parole anche su Benicio del Toro, che pur avendo un minutaggio abbastaza ridotto è comunque stato in grado di lasciare il segno. Pollice più che in alto alla “new entry” Chase Infiniti, che con Una battaglia dopo l’altra ha fatto il suo debutto nel cinema dei grandi, un luogo in cui ha dimostrato di sapersi destreggiare più che bene. Oltre a un grande film, forse assistiamo anche alla nascita di una nuova stella.

In conclusione
Una battaglia dopo l’altra è un film impeccabile, un capolavoro. Perfetto sotto il profilo sia tecnico che narrativo. Inutile poi soffermarsi ulteriormente sulla recitazione degli interpreti, in quest’opera diretti da un regista che nel corso degli anni è sempre riuscito a portare al massimo il talento degli attori sotto la sua direzione. Da vedere assolutamente in sala.
