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Un Professore – Recensione della serie Rai

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Un Professore fa tornare alla mente tante serie del passato. Soprattutto perché il genere di riferimento è identificabile nel Teen Drama: si parla di adolescenti, ragazzi alle prese con i problemi della crescita (più o meno seri che siano).

Probabilmente una delle prime fiction (se non la prima) a far tornare in tv le tanto agognate lezioni frontali in classe. La pandemia ha comportato un allontanamento sociale pervadente, con la formazione demandata alle lezioni a distanza.

Un Professore riesce innanzitutto a far percepire l’importanza di questo grande ritorno. Di quanto sia fondamentale frequentare fisicamente un posto e le persone a esso connesse. Per vivere un’esperienza piuttosto che imparare qualcosa.

Il target della serie è palesemente un pubblico giovane, il che è intuibile fin dalle prime scene. Vi sono grandi difetti che aleggiano nello scorrere degli episodi e lungo tutto l’arco narrativo. Ma ci sono anche dei punti di forza, pronti a sorprendere e accogliere lo spettatore.

La serie va vista con un certo tipo di sguardo. Lo sguardo di chi sa benissimo di prendere contatto con l’ennesima epopea adolescenziale.

Alessandro Gassmann è fulcro dell’intera vicenda e come punto di riferimento fa un lavoro apprezzabile. Compongono il cast anche ragazzi alle prime armi (e un po’ si vede) che unitamente a vecchie glorie della televisione italiana (Claudia Pandolfi su tutti) generano un indotto scenico comunque coinvolgente.

un professore

Un Professore – Un format liceale depotenziato

Un Professore ha come pecca quella di partire da dei grossi cliché. Il professor Balestra (Gassmann per l’appunto) è un insegnate sui generis. Non ha a cuore la tradizione dell’essere educatori, pertanto trova metodi alternativi per creare un contatto stretto con i suoi alunni.

Le lezioni si svolgono una volta al di fuori dell’istituto scolastico, altre al bar o in qualche museo, dove puntualmente il nostro rimorchia l’ennesima donna che casca ai suoi piedi.

Come se non bastasse, uno degli studenti è il figlio di Balestra e chiaramente la produzione vuole far leva sul cattivo rapporto tra genitore e prole, tanto per aggiungere qualcosa di nuovo.

Un Professore ricomprende poi all’interno del contesto docente anche il classicissimo insegnante di latino e greco severo, poco empatico e oltretutto vendicativo. Una professoressa prossima al matrimonio ma che non riesce a cedere alle sirene di una vita impostata e chi più ne ha più ne metta.

Alessandro Gassmann in questo contesto è l’unico insegnante ad avere a cuore anche l’emotività dei suoi studenti. Un segno decisamente esagerato se si considera che in Un Professore tutte le figure in gioco (preside compresa) sono talvolta rappresentati come degli esseri non umani.

Fanno da corollario a tutto ciò dei ragazzi problematici. Chi è omosessuale ma lo sta scoprendo sul momento, chi vive una relazione tossica e vuole liberarsi dell’oppressore e chi non ha un soldo bucato e si mette a delinquere pur di regalare alla famiglia un destino migliore.

Niente di strano dunque, sono tutte istanze tipiche del genere. Un Professore tuttavia riesce a trattarle con sostanziale apatia. Non sono linee narrative che colpiscono o che accattivano chi guarda. Si risolvono in un “e quindi?”.

Si ha come la sensazione che nella società di oggi queste istanze (affermazione della propria sfera sessuale, lotta di classe etc.) siano così radicate e raccontate che quasi non c’è più l’effetto sorpresa.

Dimenticate quindi I Liceali, Un Medico in Famiglia, I Cesaroni (serie che a modo loro hanno ottenuto un certo grado di iconicità). In altri tempi le vicende narrate in Un Professore avrebbero attecchito di più, proprio perché riguardavano problemi sociali più evidenti e per cui si stava lottando in quel preciso momento.

Nella serie che si sta presentando invece è tutto un grande ripetersi di situazioni già viste. A un certo punto, nel corso degli episodi, si ha la sensazione che la colonna sonora scritta da Francesco Gabbani (Spazio Tempo) sia la feature di maggiore effetto.

In definitiva si può dire che si in Un Professore si parte da assunti classici che non riescono ad acquisire una loro peculiarità. Il culmine massimo di quanto si sta dicendo è sicuramente nel momento in cui viene presentato il personaggio di Domenico Cuomo.

Il Cardiotrap di Mare Fuori interpreta un ragazzo sbandato in un carcere minorile di Napoli (vi ricorda qualcosa?). Le scelte sono state quindi criticate da molti proprio perchè si è deciso di cavalcare un’onda che non appartiene a Un Professore.

Pochi spunti dunque per appassionarsi ma abbastanza anche per restare e godere di un prodotto piacevole, senza infamia e senza lode. Viene in mente che tutti siamo stati adolescenti e che nonostante molte vicende siano vissute da tutti, c’è poi uno sguardo personale che prescinde da tutto e che rende l’esperienza di ognuno in qualche modo unica.

Se la si vede da questa prospettiva il computo finale non è poi così malvagio. C’è ancora una seconda stagione da sperimentare. Che non sia l’inizio di un miglioramento effettivo e concreto?

PANORAMICA

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SOMMARIO

Un Professore rimanda la mente alle serie di dieci anni fa, dove il Teen Drama era un genere in fase di esplorazione. Una fase anche in cui molte lotte sociali erano in corso d'opera e non vi era posto per banalità e ridondanze. Gassmann fa un buon lavoro ma il resto del prodotto ha molte pecche di regia e organizzazione narrativa.
Federico Favale
Federico Favale
Anche da piccolo non andavo mai a letto presto. Troppi film a tenermi sveglio. Più guardavo più dicevo a me stesso: "ok, la vita non è un film ma se non guardassi film non capirei nulla della vita".

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