The Watcher: il sogno americano e quell’omaggio a Rosemary’s Baby

The Watcher è ai primi posti nella classifica delle serie più viste di Netflix. Sarà anche la concomitanza di Halloween ad accendere interesse per questo thriller ma è chiaro che, a prescindere da tutto, il seguito che sta ottenendo è decisamente corposo.

La serie, in sostanza, non costituisce chissà quale esperimento artistico; non vuole essere un prodotto all’avanguardia, né tanto meno un horror banale. Ha tuttavia dentro di sé una matrice filosofica molto attuale e consona al corso sociopolitico che il mondo di oggi sta vivendo.

The Watcher si adatta ai tempi che corrono con un’originalità inattesa e offre un cast di livello per mettere in scena un’opera dalla cifra stilistica sufficiente ma caratterizzata al contempo da una levatura contenutistica evidente.

Se si dovesse introdurre il vero grande merito della serie (un elemento veramente distintivo che giustifica il posto in classifica anzidetto) si può benissimo segnalare la capacità di The Watcher di confondere lo spettatore mutando la sua stessa essenza lungo l’arco dello svilupparsi degli eventi. Non si tratta infatti di un titolo che giace fisso all’interno di un singolo genere di riferimento: non è soltanto un horror, non è un thriller canonico e non rappresenta nemmeno una vomitosa commedia drammatica.

È in grado invece di mescolare tutte queste istanze, generando un risultato molto piacevole (e, talvolta, anche sorprendente). Laddove gli sceneggiatori e il regista intendono indirizzare lo spettatore verso la suspense thrilleriana, è quella la direzione perseguita. Ma nel momento in cui si vuole proporre invece un qualcosa di più profondo, The Watcher assume una veste più allegorica, per placare gli istinti ansiogeni e condurre chi osserva verso una riflessione più posata.

Si vedrà come la natura frastagliata di questo prodotto è l’istanza stilistica più apprezzabile, nonostante in fatto di trama non ci si trovi quasi mai verso qualcosa di veramente innovativo.

The Watcher

The Watcher – Un omaggio a Rosemary’s Baby

The Watcher propone sin da subito una trama che si può benissimo definire stereotipata: la famiglia medio borghese dell’America di oggi si trasferisce in periferie fuggendo dalla grande città. L’intento è di mettere a frutto anni di risparmi e sacrifici e raggiungere il tanto agognato sogno americano che, in questo contesto specifico, assume la forma di una mansion enorme, una casa coloniale situata in un quartiere apparentemente calmo.

Da subito è chiaro quindi che il protagonista vero dell’opera è il successo (o, per lo meno, la volontà di perseguire lo stesso). L’appagamento socioeconomico diventa il leitmotiv delle decisioni dei protagonisti che, ignari di quanto li attende, cercano di vivere al meglio la loro nuova vita.

Ricevono subito la visita di questo fantomatico osservatore che, tuttavia, rimane sullo sfondo generando curiosità. Ciò che realmente suscita il più recondito desiderio di chiarificazione sono i vicini della famiglia Brannock: sono tutti personaggi sinistri, con un fare sospetto e una storia alle spalle che induce tutti (spettatori compresi) a non sentirsi a proprio agio.

Piacevolissima la presenza di Mia Farrow (inserita nel contesto scenico con dannata maestria). La sua partecipazione è il punto di partenza per avvicinare The Watcher a quello che è uno dei capolavori horror degli anni Sessanta (Rosemary’s Baby). L’accostamento è immediato nel momento in cui vediamo i protagonisti fare i conti con vicini di casa sospettosi, insolitamente gentili o invadenti. Nel caso del film diretto da Roman Polanski, non c’era una classica famigliola, bensì due giovani che avevano coronato il loro sogno di vivere a New York.

I due, soprattutto il marito, per realizzare i loro sogni più grandi avevano dovuto letteralmente vendere l’anima al diavolo: Guy per diventare attore ha infatti donato il suo futuro primogenito alla coppia di vicini (i Castevet) che progettava la rinascita di Satana nel corpo di un infante.

In The Watcher non vi è niente di tutto ciò (almeno in maniera diretta), ma un leggero omaggio si coglie nel momento in cui uno dei precedenti proprietari della casa parla a Dean Brannock della sua esperienza. Costretto ad andarsene per la persecuzione messa in atto dall’osservatore e dai vicini, lo stesso allude alla possibilità di una setta (che corrisponde a tutti i vicini di casa) che avrebbe rapito bambini per bere il loro sangue e porre in essere un piano filo-satanico dai risvolti raccapriccianti.

Qui il processo oltretutto è inverso: se in Rosemary’s Baby si assisteva a un crescere della soddisfazione sociale dei due coniugi (al costo di cedere alle richieste dei satanisti) in The Watcher in realtà l’affermazione socioeconomica dei Brannock è minata proprio da questa fantomatica organizzazione segreta. L’obiettivo è farli uscire di casa e non si capisce perché. Vogliono fare in modo che la famiglia perda tutto (lavoro compreso) e non si fanno i conti con la vera motivazione fino alla fine dell’opera.

Il parallelismo è quindi netto anche se invertito: si vuole distruggere il loro status quo senza scendere a compromessi. Senza contare che dietro alla casa, c’è in realtà un interesse molto più viscerale che religioso. La presenza di una qualche setta è solo un pretesto narrativo per giustificare un piano più grande e assurdo che prende dei connotati molto veritieri.

Il sogno americano è in pericolo

Proprio quest’inversione di tendenza costituisce l’espediente per certificare, con assoluto senso di rassegnazione, che il sogno americano è venuto meno (o comunque ha mutato forma).

Se una volta (gli anni Sessanta di Rosemary’s Baby sono un termine temporale di paragone consono) le case si compravano a prezzi giusti, la piramide sociale era più stratificata e c’era quindi per tutti la possibilità di scalare nuovi livelli, ad oggi è tutto molto statico e pervenire a una condizione socioeconomica migliore implica dei sacrifici più duri.

I Brannock nel concreto non potrebbero permettersi la casa in questione, ma danno fondo a tutti i loro risparmi pur di arrivare allo step successivo della realizzazione sociale, mossi dalle loro credenze e dalla loro ostinazione.

Capiscono subito di essere fuori posto e di non appartenere realmente a quel concetto di magnificenza economica che inseguono da sempre: faranno i conti con dinamiche perverse e poco inclusive, nonostante siano di fondo una famiglia rispettabile.

L’elemento scenografico più attinente a questo tipo di discorso è il look di Naomi Watts (che interpreta la signora Brannock). L’attrice di Mulholland Drive e The Impossible mette in scena un vestiario moderno e sempre perfettamente bilanciato nei colori e nelle forme. Il suo charme e la sua eleganza (con un tocco di stile moderno) sono un’ode al design e all’impeccabilità. L’approccio minimal monocolore si mescola con linee stilistiche all’avanguardia (in totale contrasto con la basicità retro degli strambi vicini).

Quest’apparente raffinatezza cela in realtà un’insicurezza evidente e pone lei e la sua famiglia fuori contesto: i loro schemi sociali, la loro capacità di essere inseriti in una dimensione agiata (che procede un po’ a compartimenti stagni) nulla possono in un gioco perverso come quello a cui si assiste in The Watcher. Le loro comodità devono essere messe da parte per una questione di pura sopravvivenza.

L’ultima istanza che si può poi notare nella serie è senza dubbio che la disperazione alla quale la ricerca dell’appagamento sociale può condurre è dettata anche da una sostanziale limitatezza nelle risorse a disposizione: in un mondo saturo come quello moderno tutti lottano per una fetta di torta che, tuttavia, può coinvolgere diversi contendenti.

A questo punto subentra la selezione naturale, una condizione di lotta primordiale che in questa situazione è simboleggiata da una casa (il bene più costoso e anelato dei tempi moderni). Il simbolo vero della realizzazione e della sconfitta, il tempio della felicità e della tristezza. Ogni casa è dunque uno scrigno ma il problema è che non conta solo cosa accade dentro; i pericoli provenienti dall’esterno sono i più preoccupanti.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

The Watcher parte da una sceneggiatura di fondo molto lineare e a tratti poco originale. La filosofia retrostante tuttavia ha un retrogusto molto attuale e la rende una serie assolutamente contemporanea. Gli attori aggiungono quel tocco in più che ne giustifica la visione.
Federico Favale
Federico Favale
Anche da piccolo non andavo mai a letto presto. Troppi film a tenermi sveglio. Più guardavo più dicevo a me stesso: "ok, la vita non è un film ma se non guardassi film non capirei nulla della vita".

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