Mulholland Drive – Il filo sottile tra sogno e realtà

Grazie alla distribuzione della Cineteca di Bologna, è da poco tornato nei cinema Mulholland Drive di David Lynch, restaurato in 4K da StudioCanal. Uscito nel 2001, vincitore ex aequo il Premio al Miglior Regista al Festival di Cannes, definito da molti uno dei migliori film della storia e dalla BBC il Miglior film del XXI secolo, Mulholland Drive è un’opera di cui non si potrebbe mai smettere di parlare (anche noi lo abbiamo inserito nella lista dei migliori film del decennio 2000-2009).

Concepita inizialmente come una miniserie spin-off di Twin Peaks, diventò poi un progetto autonomo, la cui realizzazione si protrasse a causa di diverbi tra David Lynch e la ABC. Con l’intervento nel 2000 di Canal Plus, il film venne finalmente completato e da miniserie si trasformò in film.

È una delle opere più enigmatiche del regista, forse la summa di tutti i tratti ricorrenti nel suo cinema. Al netto dell’apprezzamento che ha avuto e che continua a raccogliere intorno a sé, Mulholland Drive merita di essere visto e studiato per almeno due motivi.

Mulholland Drive

Mulholland Drive e il cinema

Da un lato, Mulholland Drive è una lezione di cinema a tutti gli effetti. La regia di Lynch è classica, segue la grammatica messa a punto dai grandi maestri che l’hanno preceduto, ma riesce a piegarla in più di una sequenza a suo piacimento, per raccontarci nel modo migliore la storia che passa sullo schermo.

Ogni scena di questo film è un esempio di grande cinema, che rivela l’abilità di Lynch di padroneggiare tutti gli strumenti di questo medium e di saperci giocare. Nel 2002 Lynch fornì dieci indizi per comprendere meglio il film e ciò che emerge, se si riflette su questi indizi, è come Mulholland Drive sia un film che usa fino in fondo il visivo e il sonoro per raccontare.

Sembrerà scontato, ma è una riflessione che fa di Mulholland Drive un’opera che possa dirsi compiuta solo in forma di film, perché riesce a sfruttare ciò che ha a disposizione per coinvolgere chi guarda e accompagnarlo nella storia.

Mulholland Drive

Le nomination ai molti premi ottenute dalla colonna sonora di Angelo Badalamenti, dimostrano come il suono sia componente imprescindibile di questo film, mezzo d’espressione che contribuisce, almeno quanto le immagini, ha dare un senso a quanto vediamo.

David Lynch si rivolge al cinema non solo per il modo in cui racconta, ma anche per i riferimenti che si possono cogliere a grandi del passato, come Viale del tramonto di Billy Wilder – già solo per la scelta di intitolare il film con il nome di una strada di Hollywood – ma anche La donna che visse due volte, sia per il tema del doppio, ma anche per diverse suggestioni iconografiche che rimandano all’opera di Hitchcock.

Mulholland Drive: i significati del film

Dall’altro lato, invece, Mulholland Drive conquista per ciò che racconta. È una storia che, a posteriori, appare semplice e, tutto sommato, lineare. Ma è il modo in cui viene raccontata e quello che vuole comunicare a far di questa storia un grande film.

Tanto si è detto sul significato e l’interpretazione di quest’opera. Mulholland Drive è un racconto di speranze perdute, il sogno di un’illusione che non si è mai avverata e che chiama a sé le teorie freudiane dell’Es, l’Io e il Super-io.

Inizia come un thriller e si trasforma nel corso delle sue due ore e mezza diventando qualcosa di più, finché negli ultimi venti minuti, in cui i colori si fanno più scuri e le ombre più nette, Mulholland Drive diventa a tutti gli effetti il film che vuol essere: un’opera che per la quantità di personaggi e situazione poteva sembrare una storia dal grande respiro, ma che si rivela in realtà un racconto personale, intimo e profondamente tragico.

La ricchezza di Mulholland Drive

Anche gli elementi che ad una prima visione possono risultare decorativi, sono in realtà parte del mosaico di Lynch. Senza cadere negli spoiler, la storyline gangster che ci accompagna nella prima parte, risulta pienamente compiuta e dotata di senso solo a film finito, quando nella mente dello spettatore possono riordinarsi le immagini che fino a quel momento hanno affollato lo schermo. Anche il più insignificante dei dettagli e le scene più estranee al tessuto narrativo – una delle scene iniziali ambientate in un diner – arrivano ad avere un senso. Come se ce ne fosse ancora bisogno, questo aspetto evidenzia la ricchezza di materiale presente in Mulholland Drive.

A seconda della prospettiva da cui lo si guarda, questo film di Lynch si trasforma di continuo e diventa qualcos’altro. Mulholland Drive è un film sul cinema e come tanti altri film sul cinema – il già citato Viale del tramonto, ma anche Effetto notte e 8 e ½ – cela in sé una critica all’industria cinematografica e alle dinamiche che la dirigono.

Ma Mulholland Drive è anche una storia d’amore tra due persone, che degenera in tragedia segnandole, in modo diverso, entrambe. E infine, come già si diceva, Mulholland Drive è anche la storia di un sogno infranto, che Lynch ci racconta tramite metafore, allegorie e riflessioni profonde.

Un racconto complesso, una pellicola che necessita di più visioni perché la si possa apprezzare fino in fondo e che riesce a dire tantissimo, partendo da un banale incidente automobilistico.

Mulholland Drive: l’eccezionale interpretazione di Naomi Watts

Finora non si è nominata Naomi Watts, protagonista del film. Si tratta di una delle componenti più importanti e meglio riuscite del film. Il suo personaggio cambia sullo schermo durante il film e l’attrice riesce ad accompagnare questi suoi mutamenti con la voce e l’espressività. Senza dubbio la migliore prova attoriale del film e un’interpretazione che, specialmente nell’ultima parte, regala sorprese ed emozioni, contribuendo a fare di Mulholland Drive un grande film.

Accanto a lei, Laura Harring, che a sua volta cambia di continuo dall’inizio alla fine, e Justin Theroux, nei panni di un giovane regista, attraverso cui prende vita lo spaccato di Hollywood e che ci permette, ancora una volta, di confrontarci con le contraddizioni della settima arte.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SOMMARIO

Mulholland Drive è la sintesi dello stile di David Lynch, un film che è anche una grande lezione di cinema e che racconta, tramite suggestioni visive e sonore, la storia di un'illusione perduta.
Lorenzo Sascor
Lorenzo Sascor
Laureato in DAMS, amante del cinema in ogni sua forma, dai classici hollywoodiani al neorealismo, dalla Nouvelle vague ai blockbuster contemporanei. In particolare, amo studiare i rapporti tra il cinema e i cambiamenti sociali e tra il cinema e i nuovi media.

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