The Good Doctor è la serie che non ti aspetti

The Good Doctor è disponibile su Netflix e suscita una curiosità insolita. In realtà l’interesse verso questa serie è dato dal fatto che non si conosce come si potrebbe pensare. La sua trasmissione era relegata, fino ad oggi, alla tv generalista (classica serie da Italia Uno).

Non per sminuire il retaggio del palinsesto televisivo, ma c’è da dire che gli orari a cui era destinata non onoravano un prodotto sorprendente e che presenta diverse ragioni per cui dovrebbe essere recuperato.

The Good Doctor si presenta come una serie genuina: la tematica di riferimento è stata snocciolata in lungo e in largo ma questo titolo non ha niente da invidiare alle altre eminenze del genere (Grey’s Anatomy compresa). I motivi sono tanti e verranno presentati di seguito a vessillo di una tecnica produttiva da celebrare: la trama deve prevalere sui personaggi e il sentimento può surclassare la tecnica.

The Good Doctor

The Good Doctor – La Trama

Sean (interpretato da Freddie Highmore de La Fabbrica di Cioccolato) è un ragazzo autistico che vive completamente solo. La sua esperienza di vita poi non è delle migliori: oltre al forte disagio sociale che prova, in conseguenza della sua condizione patologica, anche il retroterra familiare lo ha sempre messo alla prova. Allontanatosi dai genitori insieme al fratello (in tenera età) deve sopperire anche al decesso di quest’ultimo. Sempre più solo, trova una guida preziosa: il Dottor Glassman.

Grazie a lui il protagonista di The Good Doctor scoprirà l’amore per la medicina (un qualcosa che il fratello aveva capito e verso cui provava a indirizzarlo da piccoli). La strada però è assolutamente in salita e Sean dovrà faticare. Alleata preziosa è proprio la sua patologia che, tra le tante caratteristiche connesse, ha anche quella di donargli una memoria fotografica fuori dal comune e che gli permette di essere performante in qualsiasi tipo di situazione.

Oltre a ciò, dovrà tuttavia far fronte all’incuria delle persone (pazienti compresi) e alla mancanza di fiducia dei suoi colleghi (un personale medico di livello che è necessariamente portato a misurarsi con standard elevati).

Troverà comunque delle amicizie preziose. Da segnalare una sorprendente Antonia Thomas (già conosciuta per Misfits) la quale, ponendosi come una sorta di contraltare emotivo a Sean stesso, gli consentirà di guadagnare ancora più fiducia e svelare un lato umano che non avrebbe mai pensato di poter coltivare.

I punti di forza della serie

The Good Doctor non è il solito medical drama. Il drama c’è ma è molto velato. La serie va dritta al punto: non vuole costruire una fiction amorosa ma vuole far luce proprio sull’aspetto medico della questione.

Piuttosto che rincorrere storie d’amore strampalate e prive di contenuti, i dottori preferiscono concentrarsi sul loro lavoro. Il ruolo che hanno assunto è percepito come causa d’onore, una ragione di vita da rispettare e soprattutto mantenere. Ecco perché non assiste a sviolinate o momenti strappalacrime: le lacrime scendono solo per l’umanità che richiedono le situazioni che devono risolvere in ospedale.

In The Good Doctor è certamente brillante anche il modo in cui si affrontano le malattie dei pazienti: anche qui gli sceneggiatori e il regista non hanno risparmiato gli spettatori e hanno messo in scena un qualcosa d’impatto. Si vedono nel concreto le operazioni dei dottori e le malattie, protagoniste assolute delle puntate, sono affrontate a viso aperto (senza censure di sorta).

La prima a cui si va incontro è proprio l’autismo, la caratteristica di Sean. Nella serie si fa riferimento ad essa come a una condizione da esaltare e non da temere. Senza troppa pietà c’è una fase in cui questa è tuttavia considerata un’ancora per le doti di un medico (le quali dovrebbero esplodere in sala operatoria con un estro prorompente). Eppure, viene fuori, con grande sensibilità, ma anche con senso di realtà, il valore residuo di un ragazzo disabile che, in certi ambiti, può avere anche una marcia in più.

La legge dice che bisogna puntare su quelle capacità e sfruttarle al meglio; per il bene della persona, e della cerchia sociale stessa che potrebbe beneficiarne. Questo passaggio è sviluppato con magnificente delicatezza. L’ironia che contorna il tutto poi è la vera ciliegina sulla torta: insegnare l’ironia a un ragazzo disabile è un compito arduo, ma mai quanto cercare di non farlo sentire al di fuori delle dinamiche comunitarie che comprendono anche prese in giro e quant’altro.

The Good Doctor è quindi capace di deliziare e sorprendere. Di intrattenere lo spettatore senza derive melense: al netto di una semplicità contenutistica lineare, senza grandi picchi emotivi, si può dire che tuttavia l’umanità della serie è il tratto distintivo più importante. Ciò che terrà tutti attaccati allo schermo è un’attinenza con la realtà dei fatti molto superiore ad altri prodotti di successo.

Un piccolo paragone che può essere fatto è, ad esempio, con Suits. Quest’ultima, infatti, trascende l’effettivo andamento degli equilibri di uno studio d’avvocatura per cedere al fascino mistico della serie drammatica. La difficoltà delle cause che affrontano i protagonisti cozza con l’infinita leggerezza della parte relazionale del prodotto.

The Good Doctor bilancia perfettamente tutto ciò. Un singolo pregio che basta e avanza per iniziare la visione.

The Good doctor
Federico Favale
Federico Favale
Anche da piccolo non andavo mai a letto presto. Troppi film a tenermi sveglio. Più guardavo più dicevo a me stesso: "ok, la vita non è un film ma se non guardassi film non capirei nulla della vita".

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