lunedì, 27 Settembre, 2021

The Darjeeling limited – recensione del film di Wes Anderson

Sei anni dopo il successo del celebre The royal Tenenbaums (I Tenenbaum, 2001), che lo ha reso noto ai più, Wes Anderson (Rushmore) nel 2007 torna ad esplorare il tema del rapporto fra fratelli con The Darjeeling limited (talvolta menzionato anche come Il treno per il Darjeeling), una commedia drammatica che si sviluppa nei tipici toni del peculiare regista.

The darjeeling limited

The Darjeeling limited trama e parabola dei protagonisti

Se nel film precedente, sopra citato, la relazione fra i tre figli Tenenbaum è adombrata dal problematico rapporto con e fra i genitori, in The Darjeeling limited il legame tra Francis, Peter e Jack Whitman – ancora una volta, tre fratelli – è il cardine su cui poggia l’intera narrazione.

Anche in questo caso la storia non si esime dall’evocare la presenza di figure genitoriali scomode, ingombranti (il padre defunto e la madre che li ha evitati per anni), ma indubbiamente il riflettore è puntato sui tre figli.

Proprio per recuperare il rapporto tra loro, ormai evanescente, Francis a seguito di un grave incidente pianifica per sé e per i due fratelli un viaggio con connotazioni spirituali nei territori dell’India; tacendo però, quantomeno in un primo momento, il vero obiettivo dell’escursione: raggiungere la madre, ritiratasi in un convento himalayano.

The Darjeeling limited caos e l’assurdo

Sin dalle prime scene di The Darjeeling limited il modo che hanno i tre uomini di rapportarsi l’uno con l’altro appare insolito, se non assurdo. I fratelli non conoscono mezze misure: o tacciono i loro segreti più intimi, parlando però l’uno alle spalle dell’altro, o sputano con rabbia in una sola battuta sfoghi di frustrazioni represse da anni. I loro dialoghi sono fatti di tutto o di nulla, le conversazioni stentano a decollare ma non esitano a scoppiare dopo un attimo in liti furiose causate da un nonnulla.

L’andamento delle loro chiacchierate risulta parallelo rispetto a quello delle loro giornate sul treno, noiosamente stazionarie prima e incredibilmente caotiche pochi istanti dopo. Forse per questa frenesia delle numerose sigarette accese dai personaggi durante il film nessuna viene mai finita.

Il ritmo del film è talmente, e volutamente, caotico che, ai limiti dell’assurdo, i fratelli sono perennemente sommersi da un gran numero di valigie, che li ostacolano e li ritardano, ma indossano gli stessi abiti dall’inizio alla fine del film, senza mai cambiarli.

Ognuno dei fratelli ha una vita propria, indipendente da quella degli altri due, e inizialmente nessuno tranne Francis avverte il bisogno di un ricongiungimento. Peter (personaggio scritto appositamente per Adrien Brody) sta per diventare padre, e non avverte alcun bisogno del percorso di rinascita spirituale previsto da Francis.

L’eternamente scalzo Jack (durante le riprese sempre senza scarpe, anche nelle scene in cui non sono direttamente visibili i suoi piedi) oscilla tra la sua carriera di scrittore senza inventiva e il rapporto ossessivo sviluppato nei confronti della ex.
Il personaggio è interpretato dall’ormai noto Jason Schwartzman, frequente collaboratore di Anderson e nel caso di The Darjeeling limited anche sceneggiatore della pellicola assieme al regista e a Roman Coppola.

Solo Francis (anche in questo caso un volto che spesso compare nei film del regista, Owen Wilson), ricco e all’apparenza imperturbabile, sembra essere morbosamente attaccato al progetto del viaggio. I risultati di questo percorso di crescita personale sembrano inconcludenti, come dimostra l’incapacità dei fratelli di portare a termine il rituale delle piume, ma a poco a poco si effettua un cambiamento nei personaggi.

The Darjeeling limited

La differente attitudine dei tre, data dalla trasformazione vissuta nel corso di The Darjeeling limited, emerge in particolar modo dal confronto, anche visivo, fra i due funerali cui partecipano: quello del padre e quello del ragazzo indiano.

Nel primo i tre fratelli, immersi in un grigio scenario cittadino e vestiti di nero da capo a piedi, dibattono fra loro anche per il più insignificante dei dettagli, rendendo l’esperienza caotica e spiacevole. Nel secondo affrontano la situazione con serietà sviluppando un legame di profondo rispetto con il villaggio che li ospita.

Dai monocromi grattacieli si passa alle sature tinte del paesaggio indiano, e il total black degli abiti è sostituito da vesti chiare, dai toni neutri. Un tale cambiamento nei colori passerebbe probabilmente in secondo piano in altri film, ma trattandosi di un lungometraggio di Wes Anderson con fotografia curata (al solito) da Robert Yeoman, un elemento come questo assume rilevanza capitale.

The Darjeeling limited: Il valore del treno

In questo contesto narrativo, evidentemente, il treno non solo dà il titolo a The Darjeeling limited ma assume anche valenza simbolica, andando a sottintendere il viaggio della vita, il percorso dell’esistenza.

Non a caso, in una delle ultime scene, una carrellata passa in rassegna tutti i personaggi menzionati fino a quel momento posizionandoli in simbolici vagoni di un unico treno: dal capotreno alla moglie di Peter, dalla fantasmatica presenza di Bill Murray (altro volto più che noto a Anderson, qua probabilmente eco della figura paterna), alla ex di Jack, una riflessiva Natalie Portman già apparsa nel cortometraggio Hotel Chevalier, prologo a questo film.

Con quel semplice ma efficacissimo movimento di macchina Anderson fa confluire l’esperienza di ognuno di loro, ma anche quella dei fratelli e di tutti noi spettatori.

The Darjeeling limited

Con un solo movimento, semplice e pulito ma certamente non banale, il regista ci conforta e ci rende parte di un tutto, spiegando come ognuno occupi un personalissimo vagone, diverso dagli altri, di questo caotico, assurdo e colorato treno della vita.

E, come se i fratelli avessero a loro volta preso atto di questa realtà, riusciranno, infine, a lasciarsi letteralmente e metaforicamente alle spalle le pesanti zavorre paterne e l’incerta figura materna, riscoprendo ciò che davvero conta nel presente: il rapporto fra loro tre.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SINOSSI

Con il suo quinto film, The Darjeeling limited, l’estroso Wes Anderson torna ad esplorare il tema del problematico rapporto fra tre fratelli, ormai adulti. Il film si dimostra coerente rispetto ai toni tragicomici della cinematografia del regista, anche grazie alle interpretazioni di tre protagonisti capaci e affezionati allo stile andersoniano. La drammaticità del contesto è alleggerita dall’assurdo e dalla componente caotica insite nei fratelli. Il film inoltre è fedele allo stile visivo tipico di Wes Anderson, carico di simmetrie e tinte originali, anche grazie alle stupende ambientazioni in cui è stato girato.
Eleonora Noto
Laureata in DAMS, sono appassionata di tutte le arti ma del cinema in particolare. Mi piace giocare con le parole e studiare le sceneggiature, ogni tanto provo a scriverle. Impazzisco per le produzioni hollywoodiane di qualsiasi decennio, ma amo anche un buon thriller o il cinema d’autore.

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