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Talk to Me, l’horror dell’anno? La recensione

Il film dei fratelli Philippou è un horror dinamico, godibile e con un finale a sorpresa veramente azzeccato

Presentato alla scorsa edizione del Festival di Cannes, Talk to Me è un film horror australiano del 2022, scritto e diretto dai fratelli Danny e Michael Philippou, uscito il 28 settembre nei cinema italiani. La particolarità di questo progetto sta nei suoi autori: i due fratelli nascono in realtà come youtuber con lo pseudonimo di RackaRacka, con una carriera che gli ha portati ad avere quasi 7 milioni di iscritti. Se il taglio dei loro video è sempre stato decisamente umoristico (nonostante spesso virasse verso la commedia dell’orrore), il loro film d’esordio è in realtà un horror piuttosto crudo, capace di stupire pubblico e critica con delle scene spaventose e un sottotesto sociale davvero interessante.

Il film ha un budget di realizzazione esiguo, specialmente se si confronta a quello di altre produzioni horror ben più importanti. Parliamo infatti di “soli” 4,5 milioni di dollari, a fronte poi di un incasso che per adesso è oltre dieci volte l’investimento iniziale.

Talk to Me è stato distribuito dalla A24, casa di produzione e distribuzione ormai sulla bocca di tutti per i grandi successi come Hereditary, Beau ha paura, The Whale, The Lighthouse e il film campione agli scorsi Oscar Everything Everywhere All at Once.

Talk to Me

Talk to Me, la trama

Mia (Sophie Wilde) è una giovane ragazza che ha perso da poco la madre e che per questo passa molto tempo con la famiglia di Jade (Alexandra Jensen), la sua migliore amica. Le due decidono di andare a una festa, nonostante Sue (Miranda Otto), la madre di Jade, si opponga in quanto molto protettiva nei confronti della ragazza e del figlio minore Riley (Joe Bird).

Alla festa scopriamo come i ragazzi della cittadina utilizzino un inquietante manufatto per il loro divertimento: si tratta di una mano imbalsamata, forse appartenuta a una medium, che permette a chi la afferra e pronuncia una breve formula di entrare in connessione col mondo degli spiriti e accoglierli per qualche secondo nel proprio corpo. Questa pratica è molto diffusa tra gli amici di Mia e Jade, tanto da essere spesso immortalata dagli smartphone dei giovani e pubblicata su tutti i social. Proprio in virtù di questo, durante la festa Mia decide di provare la fantomatica mano ed entra così in contatto con degli spaventosi spiriti di persone defunte. La sua connessione con tali anime dura però più 90 secondi, il tempo massimo prima che il canale resti aperto anche senza l’ausilio della mano.

Da qui in avanti Talk to Me racconta una storia anche abbastanza scontata per la verità, con dei colpi di scena prevedibili e che si salva per un finale a sorpresa che risulta azzeccatissimo per la storia raccontata.

La scrittura in sé è sicuramente sufficiente, ma gran parte delle battute sono piatte e prive di mordente, come se effettivamente ai fratelli Philippou importasse maggiormente creare un’atmosfera horror efficace e curare l’impianto registico, piuttosto che quello di scrittura.

Un peccato perché con qualche piccolo accorgimento, la qualità complessiva di quest’opera sarebbe stata molto più alta.

La regia dei fratelli Philippou

Se dal lato della sceneggiatura alcune pecche sono molto evidenti, da quello della regia e della fotografia si possono fare veramente pochi appunti ai registi. Nonostante questa fosse la loro opera prima, la grande esperienza maturata con i corti sul web ha permesso ai Philippou di acquisire meccanismi e trucchi del mestiere di cui sicuramente hanno beneficiato per la realizzazione di Talk to Me.

Ciò che più stupisce è l’estrema sicurezza con la quale i registi hanno scelto inquadrature e movimenti di macchina, sempre coerenti e ben contestualizzati, permettendosi addirittura di lasciarsi andare a qualche virtuosismo con la camera, tipico degli horror, da sempre terra di sperimentazione e messa in pratica di idee nuove.

La fotografia è poi quella tipica del genere, specialmente osservando i prodotti più moderni che in qualche modo ci si avvicinano, con una grande attenzione alle ombre e ai colori. Ad esempio, ognuno dei personaggi principali ha una dominante cromatica che più o meno si porta dietro per tutto il film: in questo modo il personaggio è sì riconoscibile, ma allo stesso tempo è possibile anche influenzare l’occhio dello spettatore riguardo al suo carattere.

Anche dal punto di vista attoriale, i gemelli Philippou sono stati capaci di dirigere un cast molto giovane in maniera impeccabile. Certo, non si vedono interpretazioni da strapparsi i capelli, ma comunque tutti gli attori fanno la loro parte per una prova complessiva comunque più che buona.

Talk to Me

Talk to Me, venire dai social, parlare dei social

Uno dei grandi punti di forza del film sta nelle tematiche trattate: oltre al fattore soprannaturale della seduta spiritica, che, come già detto sa di visto e rivisto, è estremamente interessante la riflessione dei due registi sulle nuove generazioni e sui social, veicoli, in questo caso, di pericoli. I vari personaggi, infatti, finiscono per stringere la mano maledetta per sfida, per farsi accettare dal resto del gruppo, per divenire celebre con un video su Instagram.

In tutto questo si può ritrovare una sopita critica ai social network che in qualche modo incoraggiano nei giovani certi tipi di comportamenti sempre più estremi. O forse, ancora più precisamente, la critica è per questa nuova generazione di giovani che vengono lobotomizzati dai social, seppur una scelta sia sempre possibile. E questo risulta curioso se si pensa che quella generazione rappresenta una fetta consistente del pubblico che ha reso celebre i RackaRacka (e allo stesso tempo buona parte degli spettatori che hanno riempito le sale all’uscita del film).

Analizzando infatti i vari personaggi di Talk to Me si fa fatica a trovarne qualcuno veramente positivo, che non sia influenzato dalla società che lo circonda che incoraggia a un costante sfoggio di virilità e prepotenza. Forse l’unico che si discosta da queste dinamiche è proprio Riley, il giovane fratello di Jade, ancora troppo piccolo per cedere a tali tentazioni (come nella scena iniziale nella quale si rifiuta di fumare una sigaretta), ma pian piano anche lui viene sedotto dalle “fantasticherie” dei ragazzi più grandi e finisce per venirne corrotto irrimediabilmente.

Talk to Me

Conclusioni

Talk to Me probabilmente non rappresenta quella grande innovazione nel genere horror che poteva inizialmente sembrare. Il senso di già visto è palpabile e non si notano elementi di originalità così marcati. La scrittura in alcuni punti è piatta, in altri lascia un po’ di vuoti che sarebbe stato meglio colmare, e i personaggi sono abbastanza monodimensionali se non per la protagonista Mia.

Tuttavia, Talk to Me non è un prodotto insufficiente, anzi, è un horror godibile, visivamente coinvolgente e ben realizzato, con delle discrete prove attoriali, e una riflessione sulla società contemporanea non scontata.

I gemelli Philippou non hanno innovato il genere horror, non hanno sfornato un capolavoro, non hanno realizzato il film dell’anno, ma meritano un plauso per aver confezionato un’opera prima di tutto rispetto, con un budget relativamente basso e degli attori pressoché sconosciuti.

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazione
Emozioni

SOMMARIO

Con Talk to Me, i gemelli Philippou hanno realizzato un primo film interessante, che gioca coi cardini del genere horror senza stravolgerli, ma che allo stesso tempo chiede allo spettatore di fermarsi a riflettere sulla società contemporanea ormai drogata di social e apparenze, tanto da esasperare la ricerca dell’estremo, specialmente quando si parla di nuove generazioni. Un film godibile e interessante, che vale la pena vedere.
Redazione
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