Everything Everywhere All At Once, la recensione

Everything Everywhere All At Once è un film del 2022 co-diretto, co-prodotto e co-scritto da Daniel Kwan e Daniel Scheinert, sotto l’acronimo di Daniels. Il film è stato prodotto e distribuito dalla A24, impresa cinematografica indipendente con sede negli Stati Uniti, già nota al grande pubblico per i film The Lighthouse, C’mon C’mon e Machbet.

Il cast principale è composto da Michelle Yeoh, protagonista del film, Jonathan Ke Quan, Stephanie Hsu, James Hong e Jamie Lee Curtis.

Everything Everywhere All At Once trama

Il film racconta le vicende di Evelyn, immigrata cinese negli USA, che gestisce una lavanderia a gettoni insieme a suo marito, Waymond. I due hanno anche una figlia, Joy. Le dinamiche tra i personaggi sono tese sin dall’inizio: l’attività è a serio rischio di chiusura e sotto il controllo dell’Ufficio Tasse americano, Waymond ha intenzione di presentare le carte di divorzio ad Evelyn, e Joy vorrebbe presentare alla propria famiglia la sua fidanzata Becky; tuttavia, la loro relazione non è vista di buon occhio né dalla madre né da Gong Gong, esigente padre di Evelyn. Durante l’incontro con l’ispettore Deirdre, Evelyn verrà contattata da Alpha-Waymond, una versione di suo marito proveniente però da un altro universo, il quale spiega ad Evelyn l’esistenza del multiverso e le regole che rendono possibili i viaggi interdimensionali. L’obiettivo della visita è quello di convincere la Evelyn originaria a combattere contro Jobu Tupaki, la versione Alpha di Joy, la cui mente è stata frantumata dopo i continui salti nel multiverso, e che ha acquisito poteri straordinari in grado di distruggere tutto. La storia termina non solo con la salvezza di ogni realtà e di Alpha-Joy, ma anche con la riconciliazione di Evelyn con la sua famiglia natale.

Everything Everywhere All At Once

Everything Everywhere All At Once recensione

Everything Everywhere All At Once rappresenta probabilmente il tipico prodotto richiesto dal pubblico di quest’epoca: un film intrattenente, a tratti drammatico, a tratti demenziale, che segue delle regole riguardanti il fenomeno scientifico narrato (il multiverso) precise e sempre manifeste allo spettatore, sia attraverso la messa in scena sia attraverso i dialoghi tra i personaggi. Solo grazie ad esse il film riesce a mantenere un proprio stile ed un proprio senso logico: infatti, l’originalità della pellicola risiede proprio nelle eccezioni scaturite da queste regole di base, nelle soluzioni visive adottate (come, ad esempio, le sperimentazioni attraverso inserti animati ed in stop-motion) e nel suo svolgimento destrutturato, elementi complici di una regia frenetica seppur curata nel dettaglio. I personaggi sono ben caratterizzati, ognuno svolge il proprio compito all’interno della pellicola, e la risoluzione finale è coerente, seppur non molto originale: perché Everything Everywhere All At Once, più che essere un film di fantascienza, è prima di tutto una storia che parla di conflitti famigliari, di divario generazionale e di mancata comunicazione tra le parti, tutto ciò alimentato dalle difficoltà economiche in cui versano i protagonisti.

I punti di forza della pellicola non stanno nel “caos ordinato” creato dai Daniels, ma nella serie di citazioni cinematografiche, come 2001: Odissea Nello Spazio di Kubrick, The Matrix dei fratelli Wachowski, In The Mood For Love di Wong Kar-Wai e Ratatouille della Pixar, e nel mix di generi ben calibrato, tra commedia, drama e action.

Il film si prende del tempo anche per trattare temi filosofici, ragionando sulle scelte e sul significato della vita, sulla persona che si vorrebbe essere e che invece si è, cercando delle risposte nelle correnti di pensiero idealiste e nichiliste attraverso una lunga discussione, in cui sembra emergere il nonsenso dell’esistenza. Le vicende, e quindi anche la questione filosofica, si risolvono nel riconoscere la presenza dell’eccezionale all’interno della propria vita quotidiana, che nel caso di Evelyn risulta essere l’amore sincero provato nei suoi confronti dal marito Waymond.

Alla luce dei pregi, tuttavia, non bisogna dimenticare i difetti che Everything Everywhere All At Once si porta appresso: le eccessive assurdità proposte nella pellicola sono a tratti poco riuscite, venendo costruite con idee che talvolta non possiedono il giusto mordente per scandalizzare, stupire o divertire lo spettatore, spesso troppo concentrato a decifrare il modo confuso e disorientante con il quale prosegue la storia. Inoltre, non mancano all’interno del film momenti troppo didascalici, purtroppo necessari alla narrazione, od oltremodo derivativi, e perciò poco originali, soprattutto per lo spettatore più navigato.

Everything Everywhere All At Once

Per quanto riguarda il comparto tecnico, da evidenziare sono sicuramente la fotografia, curata da Larkin Seiple, e il montaggio, seguito da Paul Rogers. La colonna sonora del gruppo post-rock Son Lux, invece, non è stata sempre efficace nel corso del prodotto.

Il film è stato distribuito nei soli Stati Uniti il 25 marzo 2022. In tutto il mondo ha incassato più di 100 milioni di dollari USA, primo film della A24 e primo indipendente dopo la pandemia a raggiungere questo traguardo.

Everything Everywhere All At Once è stato anche accolto positivamente dalla critica, in maniera unanime, e si pone come uno dei principali favoriti nella prossima stagione dei premi.

Attualmente, la pellicola risulta in programmazione nei cinema italiani, essendo stata distribuita nel nostro Paese il 6 ottobre di quest’anno: inutile sottolineare che la visione è caldamente consigliata.

Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni
Samuele Galleri
Samuele Galleri
Cinefilo di seconda generazione, amante soprattutto delle serie televisive e del cinema di animazione.

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