C’è chi guarda ancora con un po’ di sospetto a un certo cinema americano degli anni Ottanta. Al cosiddetto filone adolescenziale accusato di eccessiva genuinità per non dire leggerezza. Eppure ci sono film davvero difficili da dimenticare  e che oggi sono diventati veri e propri cult. Sono i film dei mostriciattoli di  Joe Dante (Gremlins 1984), degli alieni di Steven Spielberg (E.T. l’extraterrestre 1982, Incontri ravvicinati del terzo tipo  1977) e di tutti quei ragazzini di provincia, (I goonies 1985, Stand by me  1986) alle prese con avventure misteriose e straordinarie. Serie televisive come Stranger thinsgs  o pellicole recenti come l’orrorifico It di Muschietti sono dei concentrati di citazioni di queste pellicole e hanno attinto a piene mani alla cultura pop di quel decennio. Anche il talentuoso J. J. Abrams con Super 8 (2011) compie una straordinaria operazione nostalgica e porta sul grande schermo un film che vuole rendere omaggio a quella magica stagione cinematografica.

Ambientato nell’estate del 1979 in una suggestiva cittadina dell’Ohio, Super 8 narra le vicende di un gruppo di adolescenti che volendo prender parte ad un festival cinematografico, decidono di girare un B-movie sugli zombie. Si recano presso una vecchia stazione ferroviaria, location  di una delle scene del film. D’improvviso un vecchio furgone si scontra con il treno e i ragazzi assistono spaventati al terribile incidente. Sul posto arrivano le truppe della US Air Force che mettono in quarantena l’intera zona.  Dopo quella notte nulla è come prima. Scompaiono oggetti, animali e infine persone. Le sparizioni, si scoprirà in seguito, sono legate alla presenza di una misteriosa e gigantesca creatura aliena, orribile nelle fattezze. L’esercito americano cercherà ostinatamente di catturarla.

Abile ideatore di mondi sovrannaturali e fantascientifici J.J.Abrams approda al cinema dopo l’esperienza televisiva di Lost, capolavoro visionario che  regala all’autore un’enorme notorietà. Dopo aver diretto il terzo episodio di Mission Impossible (2003) e il reboot della serie tv Star Trek (2009),  Abrams scrive, dirige e produce Super 8 accanto all’amico Steven Spielberg. La presenza del maestro non è affatto casuale. Spielberg, infatti, è indubbiamente il padre  di quel cinema d’avventura per ragazzi degli anni Ottanta che Abrams con il suo film intende celebrare. Soprattutto nella prima parte di Super 8 ricostruisce con passione ed estrema attenzione luoghi e atmosfere ben note al regista di E.T. l’extraterrestre. Non manca davvero nulla. C’è la provincia americana e le passeggiate in bicicletta dello “sfigato” gruppo di adolescenti, alle prese con le incomprensioni familiari e i primi turbamenti amorosi. Ciò che lega i ragazzini è soprattutto l’amicizia che, in pieno stile anni Ottanta, è pura, innocente e tiene distante lo smarrimento tipico di quell’età.

Ma J.J.Abrams non si ferma qua. Dissemina in tutto il film oggetti di quel periodo mostrati quasi come  reliquie. Ci sono gli walkman, le auto, le bici e la  leggendaria Super 8 a cui Abrams dedica addirittura il titolo del film. C’è inoltre una meravigliosa colonna sonora con alcuni brani famosi di quel decennio. Sebbene la sua dedizione sia autentica e sincera quel mondo americano della fine degli anni Settanta che ci mostra, a un certo punto è talmente artefatto  da non possedere la meravigliosa “imperfezione” delle pellicole di quel tempo.

Dopo una prima parte che celebra la produzione spielberghiana di quarant’anni fa, Super 8 cambia direzione. Il film si avvicina al genere fantascientifico contemporaneo, portatore morale di messaggi politici importanti. Con Il favoloso District 9 ad esempio il regista Neil Blomkamp ci mostrava nel 2009 un’umanità imbruttita, imbarbarita. A tal punto preoccupata dall’alieno/diverso da isolarlo e lasciarlo vivere in pessime condizioni all’interno di fatiscenti baraccopoli. Anche per l’alieno di Super 8 la vita è tutt’altro che semplice.  Catturato e sottoposto a orribili torture, l’alieno desidera solo poter fuggire  e tornare sul pianeta dal quale è venuto.

Super 8 è un film diviso in due ed è forse proprio questo il suo limite. Sembra voler inseguire due strade diverse, nessuna delle quali però riesce a convincere pienamente. Malgrado questi difetti ad Abrams va comunque riconosciuto il merito di aver realizzato un buon film di fantascienza. Un intenso e malinconico viaggio nel tempo che non può non commuovere e intenerire chi gli anni Ottanta li ha vissuti e li ricorda  molto bene.

Voto Autore: 3 out of 5 stars

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