Sciarada, il cult thriller romantico

Sciarada (in originale Charade) è un film del 1963 diretto da Stanley Donen. Malgrado sia ispirato al racconto The unsuspecting wife di Peter Stone, presenta dei risvolti differenti e delle tecniche narrative assai particolari.

Il film, grazie alla presenza di attori del calibro di Audrey Hepburn e Cary Grant (il cui iconico bacio finale è ad esempio ripreso in Pretty woman), si è presto imposto nel panorama cinematografico come un vero cult di un genere che va tra il romantico e il thriller. È un mistero che sta al centro della vicenda, ma sono le dinamiche tra i due protagonisti a creare il vero movimento.

Sciarada

Una sciarada di avvenimenti

Sciarada, oltre a indicare un famoso gioco, è anche il nome che più di tutti si presta a definire una situazione inestricabile e difficile da risolvere. La trama del film parte proprio da questo presupposto. Fin da subito l’elemento preponderante è la figura di Regina “Reggie” Lampert, interpretata proprio da Audrey Hepburn, la cui eleganza, ovviamente curata nel dettaglio da vestiario e fotografia, cattura subito l’occhio dello spettatore.

Regina sembra in un primo momento tutt’altro che una donna in difficoltà, vuole divorziare dal marito e si confida con un’amica a riguardo. La situazione, tuttavia, precipita quando scopre che suo marito Charles non solo è morto, ma stava fuggendo dal paese con l’equivalente di 250000 dollari ricavati da qualcosa che ha effettivamente rubato, non si sa cosa sia, ma sicuramente era contenuta nel loro appartamento. Naturalmente anche lei è coinvolta e accusata di aver rubato quel denaro, tormentata anche dai complici del marito defunto.

Per fortuna, in vacanza conosce un uomo, la cui vera identità sarà comunque ignota fino alla fine del film. L’affascinante uomo, il cui volto è quello di Cary Grant, è una figura ambigua ma sempre divertente e quasi scanzonata, che crea grande movimento nella vicenda.

Sciarada

Un groviglio di confusione e identità

Un thriller può avere diversi elementi che concorrono a farne un buon lavoro. La trama intricata è sicuramente uno di questi, perché quando si è davanti ad un mistero, più pezzi di un puzzle complesso bisogna mettere insieme e più diventa interessante attendere la soluzione finale. Tuttavia, non sempre la trama è sufficiente. Quando si guarda Sciarada, si aspetta naturalmente una sciarada, un mistero, ma non è questo che concorre a rendere il film interessante. Probabilmente per un occhio attento è anche facile immaginare la naturale soluzione alla vicenda, anche perché consiste nel banalissimo “nessuno è quel che mostra di essere“. Non ci possiamo fidare di nessuno, i personaggi sono tutto il contrario di tutto.

Allora qual è la differenza fra Sciarada e un altro thriller? Non certo l’elemento romantico, perché la storia d’amore in mezzo a un mistero è quel sapore in più che cercherebbe qualsiasi regista degno di questo nome. Probabilmente il nome è uno solo: Cary Grant. Non è una figura che necessita di grandi presentazioni, essendo stato protagonista di film di Alfred Hitchcok. Grant era sicuramente un grande attore, che nei thriller romantici ha dato il meglio di sé.

Ma nel passaggio tra identità, tra bene e male, in Sciarada questo suo talento si intona perfettamente al resto. Come un quadro appeso nella parete giusta, quella fatta per lui, che lo incornicia la meglio. E quando Audrey Hepburn se ne innamora, se ne innamorano tutti.

Sciarada

Walter Matthau in Sciarada è un fiore all’occhiello

Non ha senso osservando una pellicola, sia essa un cult o anche il film che guardiamo sul divano, cercare di stigmatizzare gli attori in altri personaggi in cui li abbiamo conosciuti. Nel cast di Sciarada, ad esempio, c’è un Walter Matthau che si spoglia del suo lato comico per diventare prima un aiutante e poi un cattivo. Questa sua caratteristica non stupisce, né stona, anzi è il fiore all’occhiello di un cult tale per un motivo.

Nelle scene di azione, specie quelle finali, dove non c’è una grande potenza registica (volutamente tendente al semplice), è lo sguardo di Matthau a creare un dinamismo necessario a velocizzare una vicenda che poteva anche essere banale. Invece l’incrocio finale funziona con la sua agnizione perché le rivelazioni sono supportate dalle interpretazioni.

Sciarada

Sciarada è invecchiato bene?

Tralasciando le figure maschili, bisogna ricordarsi che la della protagonista, Regina, è uno dei personaggi più iconici di Audrey Hepburn grazie al suo sodalizio con Grant. Di recente il dibattito sociologico si è interrogato su quanto effettivamente questa figura sia positiva, in quanto rappresenta semplicemente “la damigella in pericolo” con una serie di uomini pronti ad attaccarla o salvarla o a decidere il suo destino. In realtà, Regina è una figura per quanto marginale, comunque interessante.

Decisa già a separarsi dal marito e che si fa sì aiutare moltissimo da quello che scoprirà essere un agente sotto copertura, ma che non si annulla totalmente nella sua idea di donna innamorata. Né si può non considerare la grande espressività di Audrey Hepburn, la cui interpretazione riempie le scene come fossero un grande palcoscenico.

Sciarada non pretende di entrare in dibattiti che non appartengono a un thriller scritto bene, e vuole semplicemente intrattenere con eleganza e classe, senza la necessità di ricorrere a trame spesso senza senso. La vecchia scuola di questo film ci ricorda come si possa fare, con semplicemente un buon cast, un grande lavoro.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni
Silvia Argento
Silvia Argento
Laureata triennale in Lettere Moderne e due magistrali in Filologia Moderna e Editoria e scrittura cum laude. È docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice, autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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